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Abbandono scolastico e carenza di manodopera specializzata: all’Ipsia “Ricci” scuola e aziende a confronto per rilanciare il territorio

FERMO - Questa mattina nell'aula magna dell'Ipsia "Ostilio Ricci" il confronto tra studenti e associazioni di categoria (Cna, Confindustria e Confartigianato) al fine di stimolare le coscienze dei ragazzi ed allo stesso tempo avvicinare le imprese a comprendere le loro necessità per rilanciare il settore manifatturiero
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di Leonardo Nevischi

Stimolare le coscienze dei ragazzi ed allo stesso tempo avvicinare le imprese a comprendere le loro necessità. È stato questo il fulcro del confronto tra scuola e aziende che ha avuto luogo questa mattina nell’aula magna dell’Ipsia “Ostilio Ricci” di Fermo al fine di rilanciare il territorio e la sua economia. I dati, infatti, dicono che nei prossimi anni, solo per effetto del normale turn-over, i settori della manifattura marchigiana, nel made in Italy, avranno necessità di assumere numeri significativi dei diplomati e laureati. Le iscrizioni degli alunni nelle scuole tecniche e professionali, però, sono largamente insufficienti a coprire tale fabbisogno. A questo si aggiungono dati allarmanti relativi alla dispersione scolastica incrementati a seguito del lungo periodo di emergenza pandemica. «Il tasso di abbandono – ha esordito  la dirigente scolastica Annamaria Bernardini – è simile al dato nazionale e pari al 13,1%. Questo dato è ancora più pronunciato nelle ragazze che nei ragazzi quasi come se fosse un problema di natura culturale, a 16 anni molte interrompono la formazione».

In tal senso, i fondi Pnrr destinati alle scuole possono essere utili a favorire non solo la permanenza a scuola ma anche lo sviluppo di percorsi di formazione duale in collaborazione tra sistema produttivo e scuola. «Tali fondi rappresentano una possibilità di innovazione per la scuola – ha spiegato la Bernardini -. In passato dicevamo sempre che non c’erano i soldi per fare le cose, ma ora nelle Marche sono arrivati 8,5 milioni di euro spalmati in 68 istituti». L’Ostilio Ricci riceverà circa 200 mila euro per rinnovare gli ambienti, creare laboratori innovativi e contribuire allo sviluppo del sistema imprese con la realizzazione di spazi da sfruttare in collaborazione con le aziende del territorio. «Progetti di condivisione come questo portano l’istituto sia a migliorarsi sia ad offrire una visione differente all’utenza a cui si rivolge – ha aggiunto Stefania Scatasta, ex dirigente scolastica dell’Ipsia e ora preside dell’Itt Montani -. Il limite è sempre stato l’assenza di fondi, ma oggi ci sono finanziamenti cospicui su progettualità che avevamo messo in cantiere da anni e vanno sfruttati al meglio. Il Montani è pronto a collaborare: sono contenta di questa prospettiva che ci vede lavorare insieme». E in tutto ciò anche le associazioni di categoria hanno il loro ruolo ben specifico: «Questa scuola ha sempre creduto alla formazione collaborativa e non autoreferenziale – ha sottolineato la Scatasta -. Ecco il perché di questo tavolo di confronto tra mondo della scuola e Cna, Confindustria e Confartigianato».

E a prendere la parola è proprio il direttore di Cna Fermo, Alessandro Migliore, il quale ha illustrato come «le imprese che in questa fase potrebbero assumere personale ma non riesco a trovare figure professionali adeguate. Esse sono alla ricerca nonostante la pesante crisi economica che stiamo vivendo. Sembrerebbe un paradosso ma mancano lavoratori e mancano posti di lavoro: questo perché entrambi cercano qualcosa di diverso di quello che il mercato sta offrendo». Uno dei motivi principali di questa difficoltà è la mancanza di ricambio generazionale. «le imprese che rappresentiamo lamentano che la formazione è scarsamente legata al mondo produttivo ed è anche uno di quei motivi che costringe le imprese a rivolgersi a personale senza titolo di studio – ha seguitato Migliore -. Le imprese lamentano un eccesso di teoria rispetto una formazione pratica. Per questo c’è un forte bisogno di investire sull’orientamento scolastico stringendo rapporti con gli istituti superiori del territorio. E in questo la preside Bernardini è sempre stata puntuale nel recepire le nostre richieste. Inoltre occorre un orientamento per le famiglie per spiegare la dignità del lavoro in fabbrica sia ai ragazzi che ai genitori così che non possano essere annebbiati dalle illusioni dei social». Di fatto, per Paolo Tappatà di Confartigianato «dal punto di vista sociale dei genitori, è dequalificante dire che il figlio fa l’operaio piuttosto che il medico o l’avvocato. Tuttavia da genitore mi sento di dire che preferirei avere un figlio operaio ma lavoratore piuttosto che un figlio avvocato e disoccupato».

Tra le possibili soluzioni alla dispersione scolastica e alla carenza di manodopera specializzata c’è anche quella di «fare più tirocini in azienda durante tutto l’anno scolastico – come ha suggerito Fabrizio Luciani presidente Confindustria Fermo -. Se gli studenti fanno un percorso formativo specifico diventano importanti per le filiere manifatturiere, contribuendo al successo dell’azienda. Se vogliamo essere attuali dobbiamo cavalcare il cambiamento. Il mondo del lavoro deve essere affrontato in età tenera per cercare di stimolare i ragazzi a sviluppare un’idea di lavoro che negli anni possa essere coltivata. Serve un confronto attivo tra scuole, associazioni e studenti perché se si lavora tutti insieme si possono ottenere risultati. I ragazzi devono essere capiti e dobbiamo essere noi ad avvicinarci a loro e comprendere le loro necessità. Questa fase della vita dei giovani è molto importante per la formazione ma se non sono aiutati fanno difficoltà a trovare la strada giusta». Tuttavia ci vorrà tempo per rendere questo messaggio convincente per i ragazzi, abituati a sentire altri discorsi sul precariato, sulla condizione salariale e sul divario tra generazioni. Come ci ha confermato Samuele: «Si fa difficoltà a trovare la propria passione e quello in cui specializzarsi. Con i miei compagni abbiamo poca possibilità di capire cosa ci piace e cosa potremmo fare da grandi. Servono stage che ci diano più sbocchi soprattutto per portare avanti anche l’elettronica che in questa scuola è discriminata». Per Alessia, invece, «le opportunità ci sono, magari non sono delle migliori ma vanno ugualmente colte. Comunque focalizzarsi già a questa età sul mondo del lavoro è un percorso impegnativo, non sarà una passeggiata».

Al termine del confronto è stato, infine, inaugurato il dipinto donato dal pittore Ciro Sajano all’Ipsia di Fermo. «È un dipinto portatore dell’identità della scuola e della sua vocazione professionale. Questa donazione conferisce alla scuola un’immagine positiva e testimonia la cura che essa ha per la bellezza» ha illustrato il critico d’arte professor Nunzio Giustozzi dopo aver mostrato in anteprima l’opera.

 

Da sinistra: il professor Nunzio Giustozzi, la preside Annamaria Bernardini e il pittore pittore Ciro Sajano

 


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