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Recuperato l’Adriana III. Ciaffardoni: «Non facile ma grande lavoro di squadra» (Video e Foto)

PORTO SAN GIORGIO - L'esperto sommozzatore racconta le fasi del sollevamento e dell'alaggio del peschereccio affondato. «In ogni step massima attenzione all'ambiente. Ogni recupero ha le sue criticità. In questo caso il posizionamento dell'imbarcazione». Ora il Circomare accerterà le cause
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Basilio Ciaffardoni impegnato nell’intervento di alaggio dell’Adriana III

di Giorgio Fedeli e Serena Murri

«Non è stato un intervento facile. Ogni recupero ha le sue criticità ma anche questa volta, grazie a un lavoro di squadra impeccabile, siamo riusciti a portare a termine la missione». A parlare è Basilio Ciaffardoni, protagonista del recupero dell’Adriana III, il peschereccio semi-affondato mercoledì mattina al porto di Porto San Giorgio. Protagonista, sì, come al solito d’altronde quando si tratta di interventi di soccorso in acqua. E’ stato lui, infatti, a passare le fasce sotto il peschereccio consentendo così alle maxi-gru della Pepa, di sollevare l’Adriana III, di posizionarlo parallelamente alla banchina per poi sollevarlo e trainarlo fino al cantiere. In azione anche due idrovore dei vigili del fuoco per svuotare il natante dall’acqua nelle fasi di sollevamento, e la Guardia costiera che ha coordinato le operazioni.

Ascolta la notizia:

Con 40 anni di lavori subacquei e marittimi sulle spalle, un passato nella Marina militare, una lunga ‘militanza’ in forze alla Carmar sub, Ciaffardoni, dopo aver vestito la muta (una seconda pelle, praticamente, per lui) ha anche trainato con la sua imbarcazione, l’Adriana III fino allo scalo del cantiere. Ed è lui, contattato da Cronache Fermane, a raccontare l’intervento: «E’ stata un’operazione piuttosto complessa perché l’imbarcazione era inclinata sul fianco destro – racconta – leggermente sbandata. Però grazie a un lavoro di squadra (Ciaffardoni lo rimarca più e più volte) siamo riusciti a centrare l’obiettivo. Grazie alla ‘potenza di fuoco’ della Pepa, con due maxi gru e dieci uomini, ai vigili del fuoco con le idrovore, e al coordinamento delle operazioni da parte della Guardia costiera con gli uomini del Circomare guidati dal comandante Caluisi, abbiamo effettuato un lavoro impeccabile. Fin da subito sono state posizionate in acqua delle panne di contenimento per evitare la dispersione in mare di eventuali liquidi o idrocarburi. Qualche minimo sversamento in questi casi è normale. Pensate anche solo al grasso del verricello. Comunque tutto subito aspirato dal dispositivo di aspirazione presente in porto che ha funzionato egregiamente. Il pochissimo quantitativo aspirato è finito in uno specifico contenitore e ora verrà bonificato e smaltito. Insomma in simili circostanze la parola d’ordine è una: massima attenzione all’ambiente. Ora la barca è in cantiere per le valutazioni tecniche dell’Autorità marittima».

Ma quali sono state le difficoltà riscontrate nell’alaggio dell’Adriana III? «Sicuramente quelle dettate dal posizionamento del peschereccio. Era a 90 gradi rispetto alla banchina. Grazie alle due potenti gru della Pepa, che hanno lavorato in simultanea, è stato riposizionato parallelamente alla banchina, portato in galleggiamento e rimorchiato (sempre da Ciaffardoni) fino al cantiere. E anche questa è fatta» conclude lo storico sommozzatore protagonista di numerosi recuperi, anche in mare aperto e in situazioni di estrema difficoltà, in questi quattro decenni di interventi.

Ora spetterà alla Capitaneria di Porto accertare quali siano state le cause tecniche che hanno fatto affondare il peschereccio Adriana III. In cantiere sarà possibile effettuare tutta una serie di valutazioni e poi le riparazioni del caso. A dare il responso sarà l’autorità marittima.

Secondo gli addetti ai lavori, l’ipotesi dell’infiltrazione di acqua sembrerebbe la più plausibile. Il peschereccio avrebbe imbarcato una quantità d’acqua importante, proprio perché il fatto si è verificato durante la notte, quando ci sono meno pescatori in porto, altrimenti se se ne fossero accorti prima l’intervento sarebbe stato verosimilmente meno complesso. In ogni caso, sembrerebbe si possano escludere le ipotesi di dolo e di un atto vandalico.

Peschereccio semi-affondato: iniziato l’intervento di alaggio

Peschereccio semi-affondato al porto

 


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