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Casina delle Rose, la critica di Italia Nostra: «Dal Comune nessuna risposta ai nostri quesiti»

FERMO - Dalla sezione di Fermo dell'associazione: «Dispiace anche che non si sia tenuto minimamente conto dei principi portati avanti dalle associazioni, delle opinioni di una parte dell’opinione pubblica, delle richieste della minoranza consiliare e del Consiglio Comunale tutto, nei riguardi di una questione che di fatto consegnerà per sempre al privato un bene simbolo del Girfalco, del centro storico e dell’intera città»

«Dispiacere e sconcerto. Sono questi i sentimenti che in questo periodo emergono in riferimento all’ormai nota vicenda riguardante l’alienazione dell’immobile Casina delle Rose». E’ quanto dichiarano da Italia Nostra, con la sua sezione di Fermo.

Il 15 settembre scorso, infatti, l’associazione ha protocollato presso gli uffici comunali una formale richiesta di informazioni e chiarimenti in merito alla procedura di alienazione, sollevando alcune questioni di seguito Quello che si chiedeva era chiarezza, sia sul piano tecnico che su quello riguardante scelte così importanti e di interesse collettivo.

«Il dissapore deriva dall’assenza, a distanza di quasi un mese, di una qualsiasi forma di risposta, ufficiale o informale che sia.  Dispiace anche che non si sia tenuto minimamente conto dei principi portati avanti dalle associazioni, delle opinioni di una parte dell’opinione pubblica, delle richieste della minoranza consiliare e del Consiglio Comunale tutto, nei riguardi di una questione che di fatto consegnerà per sempre al privato un bene simbolo del Girfalco, del centro storico e dell’intera città. Lo sconcerto – aggiungono da Italia Nostra – è dovuto al fatto che si vada comunque avanti, senza nemmeno valutare delle possibilità alternative che nel frattempo sono emerse. Non entrando nel merito e non conoscendo i dettagli della proposta avanzata il 19 settembre dalla “Fondazione Italiani”, stupisce il fatto che non si sia minimamente presa in considerazione la possibilità di sospendere la vendita in attesa dei necessari approfondimenti di natura urbanistica, tecnica e giuridica e che il sindaco risponda il 4 ottobre scorso semplicemente invitando la Fondazione a partecipare al bando di gara».

 

I punti salienti della richiesta di chiarimenti, formulati da Italia Nostra, su cui non si è ottenuta risposta sono i seguenti:

 

  1. Il Piano Particolareggiato approvato nel 2004 prevede la “realizzazione di due piani entro terra (seminterrato e interrato), la completa demolizione e la successiva ricostruzione dei solai di piano allo scopo di poter utilizzare l’altezza interna del fabbricato inserendo un ulteriore piano; si passerebbe quindi dagli attuali tre piani a quattro, più un ulteriore quinto piano di nuova costruzione”. La concretizzazione di tale piano consentirebbe di passare da mq 1.748 di superficie lorda a mq 5.301,42! Per realizzare il piano sarà pertanto sostanzialmente necessario demolire completamente o quasi l’attuale fabbricato, per poi ricostruirlo con 7 piani (di cui due interrati) al posto di 3. Inoltre la volumetria aumenterebbe fino a 9.730 metri cubi su una area di circa 1.600 metri quadri e quindi con un indice mc/mq pari a 6,08, ampliamente sopra tutti i parametri dettati dalla prassi e dal buonsenso e soprattutto oltre le previsioni del Piano Particolareggiato del Centro Storico. 
  2. I Piani Particolareggiati, di norma, hanno durata decennale. Come può trovare attuazione dopo venti anni dalla sua approvazione senza ulteriori passaggi e riconferme/aggiornamenti anche a seguito delle modifiche normative Nazionali, Regionali e Comunali occorse nel frattempo? Ci sono stati altri atti che non conosciamo e che la cittadinanza, esclusi gli eventuali addetti ai lavori, sicuramente non conosce?
  3. Il Piano Regolatore esplicitamente dichiara la presenza dei vincoli paesaggistici, pertanto il progetto andrà nuovamente sottoposto alla Soprintendenza Regionale. In che situazione si troverebbe il Comune, che ha basato la vendita dando per scontata la possibilità di realizzare completamente le opere, se poi per un qualsiasi motivo non si riesca a realizzare l’intervento così come da previsioni?
  4. Come dal bando e da Piano Particolareggiato si costituisce, in favore dell’acquirente, servitù di passaggio carrabile e pedonale sul viale di tigli fiancheggiante la Casina, dal piazzale antistante Villa Vinci fino allo chalet. Si vuole quindi consentire di distruggerlo per realizzare una rampa di accesso al piano interrato transitabile anche con veicoli? Che fine faranno gli alberi (di cui uno monumentale)?
  5. Per quale motivo è stato dato incarico all’Agenzia Entrate di effettuare una seconda stima per l’immobile in questione in data 05/08/22, quindi in data successiva alla pubblicazione del bando? Come tutto ciò si lega alla procedura in corso? Che succede se la stima si concluderà con la determinazione di una somma differente?
  6. La scelta di realizzare un piano seminterrato ed uno interrato non è compatibile con il substrato archeologico presente nella zona. Limitandosi al solo periodo medievale è certa la presenza delle strutture difensive della rocca ed in particolare delle autorevoli fonti individuano in corrispondenza dell’area della Casina la presenza di una torre circolare della rocca del Girone. Come ci si intende muovere in questo campo? Che succederà quando, andando a scavare, si troveranno delle strutture storiche? Che succederà se i rinvenimenti saranno di importanza tale da sospendere/limitare l’esecuzione delle opere?
  7. La motivazione addotta dall’Amministrazione per giustificare la vendita fa riferimento alle difficoltà dell’edilizia che sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può basare una decisione così importante per il futuro della città sulla situazione contingente. La città merita ben altro.

 


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