di Serena Murri
Guido Bertolaso ha inaugurato l’inizio dell’anno della catechesi nella chiesa di San Giorgio. Una chiesa gremita di bambini, sia del catechismo che del gruppo Scout, accompagnati anche dai genitori. L’appuntamento di oggi pomeriggio, alle 15.30, è iniziato intonando il canto dell’amicizia, dopo aver accolto Guido Bertolaso, invitato da Don Mario Lusek.
In prima fila il sindaco Valerio Vesprini, il consigliere regionale Marco Marinangeli e la consigliera comunale Giulia Marinangeli, il consigliere comunale Giuseppe Maccarrone e Saturnino Di Ruscio. Accompagnato da Francesco Lusek, Bertolaso è arrivato per offrire ai presenti la propria esperienza di vita, noto funzionario e medico, per dieci anni è stato direttore del Dipartimento di Protezione Civile, nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 2008 al 2010 con delega all’emergenza rifiuti in Campania. Bertolaso è stato anche Commissario straordinario per il terremoto dell’Aquila e consulente per le Marche, nel 2020, per l’emergenza Covid.
Gli incontri della catechesi, sono partiti oggi, si diceva, alle 15.30. Come spiegato da don Mario Lusek, il leit motiv dell’incontro i racconti di vita vissuta attraverso la figura di Bertolaso, noto per i tanti interventi in Italia. «Mi è stato chiesto di venire a parlare a Porto San Giorgio – ha esordito Bertolaso preoccupato di riuscire a catturare l’attenzione dei tanti ragazzi presenti – ma non mi era stato detto che mi sarei rivolto alla gioventù che è cosa ben diversa. In Italia, nonostante mille difficoltà, la tragedia del Covid, l’angoscia per quello che avviene in pochi chilometri da noi, i timori per le bollette…vi potete rendere conto che non ci possiamo lamentare».
Ha così iniziato a mostrare una carrellata di slide, le prime di foto scattate in Sudan, a partire dalle condizioni in cui hanno vissuto e vivono i bambini. Bertolaso si è mosso fra i banchi ed ha interagito con i bambini coinvolgendoli nel discorso, gli ha mostrato immagini dal Sudan, i disegni dei bimbi del posto. Poi ha mostrato loro le immagini delle loro case che sono capanne, le condizioni igienico-sanitarie precarie in cui sono costretti a vivere e lo spauracchio di una delle malattie più diffuse, la malaria.
«Con i volontari della protezione civile – ha spiegato Bertolaso – abbiamo costruito un ponte e adesso la gente attraversa il fiume anche quando ci sono le grandi piogge». Poi Bertolaso è andato avanti a mostrare loro foto di screening per verificare se la popolazione era stata colpita da malaria, le trasfusioni grazie alle quali, in certi casi, sono riusciti a salvare vite e poi ancora i giocattoli semplici e costruiti artigianalmente con scatole di sardine e tappi di bottiglie. Ha mostrato una bella carrellata di attività in Africa ed ha ricordato che «quando si parla di Protezione Civile c’è una squadra straordinaria della quale fanno parte anche autorità, militari e sindaci».
Poi ha toccato l’argomento del rischio sismico, ricordando che «abbiamo costruito case antisismiche e case di legno». In una cartina mostrata «ci sono tutte le scuole che abbiamo ricostruito all’Aquila. Sono state 32 le scuole ricostruite, 55 le scuole in muratura ristrutturate. All’Aquila, i fatti dicono che la popolazione dopo la tragedia del 2009, non ha mai lasciato la propria città perché gli studenti sono rimasti, così come le famiglie del posto». Per finire, nell’excursus non poteva mancare l’esperienza del Covid Hospital, costruito in 15 giorni a Civitanova e dotato di 42 letti. Terminate le parole di Bertolaso, Don Mario Lusek lo ha ringraziato e ha dato appuntamento a tutti i ragazzi a sabato prossimo, sempre alle 15.30, «ancora una volta tutti insieme». In chiusura, anche i saluti del sindaco Valerio Vesprini: «In bocca al lupo e buona avventura».



















