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Migranti, oltre lo sbarco «Accoglienza in famiglia modello vincente» «Comunità per minori lasciate sole» (Ascolta la notizia)

MIGRANTI - Le voci di Alessandro Fulimeni, coordinatore dei progetti Sai, che critica la scelta di Ancona e loda il modello praticato a Fermo, e di Licia Canigola, che annuncia l'apertura di una nuova struttura a Piane di Falerone per minori stranieri non accompagnati

di Andrea Braconi

Nessuna richiesta ai 6 progetti SAI del Fermano ed ai 2 del territorio ascolano per l’accoglienza degli oltre 100 naufraghi a bordo rispettivamente della Ocean Viking e della Geo Barents, sbarcate tra martedì e giovedì nel porto di Ancona. Ma l’attenzione, per chi è in primissima linea sul fronte dell’accoglienza, resta alta in vista di possibili ulteriori arrivi nelle prossime settimane. «Non abbiamo ricevuto alcuna indicazione rispetto a queste persone» rimarca il coordinatore Alessandro Fulimeni, che non esita a definire la scelta del ministro Matteo Piantedosi «un atto punitivo nei confronti delle ong».

Ascolta la notizia:

«Lo stesso decreto sicurezza – aggiunge – risulta essere in continuità con i precedenti, potenziandone di fatto alcuni aspetti per limitare l’operatività delle navi ed aumentarne i costi. In questo modo si faranno meno salvataggi, le stesse navi già non possono trasbordare i naufraghi per continuare a pattugliare il Mediterraneo. C’è stata anche questa assurdità dell’assegnazione di un porto lontanissimo, in barba ad ogni regolamento internazionale, dove invece si mira a mitigare al massimo sofferenze e pericoli delle persone a bordo. Persone che hanno affrontato anche onde alte 5-6 metri. E parliamo di gente che ha subìto violenze e torture, alcuni sono intossicati, altri ustionati. È una destinazione indiscutibilmente assurda quella che è stata imposta».

Tra i progetti Sai, Era Domani di Fermo ha lavorato in maniera significativa su quella che è stata denominata “Accoglienza in famiglia”. «Si tratta di un modello assolutamente vincente – tiene a sottolineare – che aumenta enormemente le potenzialità di inserimento reale delle persone nel tessuto sociale, economico e civile. Il modello a cui bisognerebbe tendere è esattamente quello. Da parte nostra, speriamo possano essere moltiplicati i posti da parte del Ministero e che ci sia una crescente disponibilità da parte delle famiglie. Noi facciamo un grande lavoro di matching tra famiglie ed utenti, selezioniamo situazioni che fanno del bene ad entrambi perché bisogna sempre ricordare che si tratta di un vero e proprio scambio. Come modello Sai non possiamo uscire fuori dal territorio di Fermo, però sicuramente è nostra intenzione che quei progetti che andranno in scadenza possano fruire di questo modello più diretto, più vero, più autentico. È un’accoglienza non istituzionalizzata, che può davvero cambiare il corso delle cose».

Per quanto concerne i minori stranieri non accompagnati (40 quelli a bordo delle due navi), chi ha dato disponibilità ad accoglierne almeno 4 è Licia Canigola, responsabile de La Casa di Mattoni, con sede a Capparuccia, e La Casa di Giulio, struttura quest’ultima che verrà inaugurata il 16 gennaio a Piane di Falerone.

«Queste persone hanno rischiato la vita – afferma – con una dispersione di energie spaventosa ed inutile. Si sarebbero potuti utilizzare temporaneamente i Cas presenti nel Meridione, quindi più vicini alle imbarcazioni, e poi smistare i vari soggetti».

Completato da poco l’iter autorizzativo, questa nuova realtà del Fermano è già pronta ad accogliere tra i 3 ed i 4 ragazzi. «A Capparuccia siamo pieni, ma a Piane di Falerone ci sarà sicuramente spazio in caso di richiesta».

Restano però tanti nodi da sciogliere rispetto al lavoro delle comunità per minori stranieri non accompagnati. «Non riusciamo a trovare educatori, questa è un’attività che chiede troppo a chi è impegnato tutti i giorni. Inoltre, il lavoro di comunità è sempre al massimo ribasso, con i Comuni che non hanno intenzione di diventare titolari progetti Sai. Tutto questo è sconfortante e si fa una difficoltà enorme a mantenere un’equipe di personale h24. In sostanza, sembra esserci una consegna totale alla comunità, che si deve occupare di tutto, compreso il supporto psicologico. Così, a fronte di una richiesta di tutela importante, siamo lasciati molto spesso soli. A parte le assistenti sociali che fanno veramente miracoli, per il resto si fa una grande fatica a vedere una rete forte, oltre che un territorio consapevole di cosa sia necessario lavorare insieme in questo momento».


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