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Giorno della Memoria in Regione «Fate tutto il possibile per ricordare il contributo ebraico nelle Marche»

CELEBRAZIONE - Presente il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha spiegato la ricorrenza del 27 gennaio: «Deve servire a comprendere razionalmente quali sono i mali della società che dobbiamo evitare e individuare all’origine le ideologie di sopraffazione che impediscono la convivenza». Il governatore Acquaroli: «Il dramma della Shoah ferita inguaribile della nostra storia»
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Da sinistra: Francesco Acquaroli, Riccardo Di Segni, Dino Latini

 

di Francesca Pasquali

«Fate tutto il possibile per ricordare e potenziare quello che è stato il contributo ebraico in queste terre». L’invito è del rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. L’ha detto stamattina durante il Consiglio regionale aperto per il Giorno della memoria, che ogni anno, il 27 gennaio, ricorda le vittime dell’Olocausto. «Nelle Marche ci sono monumenti storici che potrebbero essere sede di un turismo specializzato attraente», ha detto Di Segni, invitando a celebrare questa giornata «trasformando la tristezza in gioia e la morte in vita».

Qualcosa, in questa direzione, la Regione ha già fatto. Con la legge 17 del 30 luglio 2021, per promuovere la memoria storica del popolo ebraico nelle Marche, «riconoscendo e valorizzando l’itinerario ebraico marchigiano», ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Dino Latini. È stato lui ad aprire gli interventi della mattinata, alla quale hanno partecipato anche le sei scuole vincitrici del concorso del ministero dell’Istruzione.

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare» ha esordito Latini, prendendo in prestito le parole di Primo Levi. Ha citato Gena Turgel, “la Sposa di Belsen”, il presidente del Consiglio, ricostruendo le tappe di vita della sedicenne polacca sopravvissuta a quattro campi di concentramento e morta a 95 anni. «Un segno di speranza, di rinascita e di come, anche di fronte alla disperazione assoluta, la vita riserva sempre gioie inaspettate e la forza dell’amore supera anche la miseria umana» ha detto Latini. Che ha anche menzionato il recente monito della senatrice a vita Liliana Segre a non scambiare i viaggi della Memoria per gite e ad affrontarli «in silenzio, con vestiti adeguati, in modo civile, religioso, nostalgico e, magari, avendo saltato la colazione del mattino».

Ha, poi, preso la parola Marco Ugo Filisetti. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale ha sottolineato «l’importanza della memoria nel sistema scolastico, perché è dalla tragicità di questi eventi che nasce il dovere etico di trasmettere ai giovani il valore storico della memoria. È la memoria storica che si pone come argine a ogni rovina spirituale e morale dei nostri ragazzi e con i suoi valori, ma anche errori e orrori, ci tiene insieme e ci guida verso il futuro».

Filisetti ha anche invitato i giovani a «continuare a essere coraggiosi per costruire una pace fondata sulla giustizia e rispettosa dei diritti di ciascun popolo».

Sei le scuole presenti che hanno partecipato, con elaborati a tema, al concorso del Miur “I giovani ricordano la Shoah”. “Sali in sella, non restare solo a guardare” il titolo di quello dell’Istituto comprensivo di Castel di Lama 1 che ha realizzato un video su Gino Bartali e su come il campione di ciclismo aiutò centinaia di ebrei a salvarsi. L’istituto comprensivo di Montegranaro ha sviluppato un “Percorso educativo didattico per il Giorno della Memoria”, il “Medi” di Porto Recanati un “Documentario su Auschwitz per non dimenticare”, il “Mazzini” di Castelfidardo “Sonderkommando, memoria di un sopravvissuto”, che racconta la storia di Shlomo Venezia, ebreo sopravvissuto ad Auschwitz e diventato “sonderkommando”, cioè prigioniero costretto ad aiutare i nazisti nel campo di concentramento, “assumendo i connotati sia di vittima che di carnefice”. Un sito “per aiutare le persone a ricordare” è il risultato di “La Shoah nelle Marche”, il lavoro degli studenti dell’Istituto superiore “Savoia Benincasa” di Ancona. Sono partiti dalla domanda “Ad Auschwitz si pregava?” gli studenti del liceo “Rinaldini” di Ancona. Il loro lavoro, che mixa musica e testimonianze di alcuni sopravvissuti, si intitola “Fa, oh Signore, che non divenga fumo”.

Intenso l’intervento del rabbino capo della Comunità ebraica di Roma. «Il 27 gennaio – ha spiegato Riccardo Di Segni – è il giorno in cui l’Armata Rossa è arrivata ai cancelli di Auschwitz, ma molte persone, dopo il 27 gennaio, hanno continuato a soffrire perché la macchina ha continuato a funzionare fino a quando il Terzo Reich non è stato sconfitto. Perciò, è importante studiare cosa è successo e capire perché è successo e il Giorno della Memoria deve servire a comprendere razionalmente quali sono i mali della società che dobbiamo evitare e a individuare all’origine le ideologie di sopraffazione che impediscono la convivenza». Di Segni ha anche posto l’attenzione sul «contributo che la comunità ebraica ha dato al progresso di questa città” (Ancona), ricordando come “negli anni ‘60 del ‘900 i più importanti medici, il preside della facoltà di Economia e il sindaco fossero tutti ebrei, perfino San Ciriaco».

Si sono, poi, susseguiti gli interventi della presidente dell’Anpi di Pesaro e membro del coordinamento regionale Anpi, Matilde della Fornace, («Non dobbiamo più perdere quell’umano che c’è nell’uomo perché il rispetto e l’integrità dell’altro è fondamentale per creare una realtà umana accettabile che possa procedere nella considerazione della dignità di ogni uomo»), della presidente dell’Anmig (Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra) Marche, Silvana Giaccaglia, («Gli studenti devono essere i nuovi testimoni di queste vicende di orrore, per avere una coscienza che porti a ripudiare la guerra»), di Marco Labbate, ricercatore dell’Istituto Storia Marche, («Quando si discrimina una parte di una società, la discriminazione procede sempre per gradi, perciò, oltre a ricordare le vittime, è necessario ricordare il meccanismo che mettono in atto i carnefici») e di Clara Ferranti, docente dell’Università di Macerata e componente della Rete universitaria per il “Giorno della Memoria”, («La vita umana è sacra: è un principio assoluto e inalienabile che nella sostanza più profonda la fabbrica della morte di Auschwitz insegna»).

Affidate al presidente della Regione, Francesco Acquaroli, le conclusioni. «Oggi, con un conflitto alle porte dell’Europa che dura da quasi da un anno e di cui non vediamo la fine, sentiamo ancora più vicino il sentimento di fratellanza nei confronti di cittadini innocenti che subiscono intollerabili violenze. La memoria – ha continuato il governatore – è un dovere in capo a ciascuno di noi, una fiammella che abbiamo la responsabilità di tenere accesa per illuminare sempre la strada verso l’affermazione di un presente e la costruzione di un futuro intrisi dei valori imprescindibili di pace, libertà, uguaglianza, rispetto, giustizia e fratellanza. Dobbiamo porre la memoria – ha concluso Acquaroli – a garanzia della nostra identità e su di essa basare la consapevolezza degli accadimenti passati e la conoscenza dei momenti più bui e orrendi, come è stato il dramma della Shoah, ferita inguaribile della nostra storia, per evitare che gli errori del passato si possano ripetere».


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