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Mirco Carloni
Graziella Ciriaci
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Otto associazioni scrivono alla regione Marche: «Rivedere i requisiti di funzionamento dei servizi sociosanitari»

LETTERA - In particolare, chiedono di modificare la normativa sulle autorizzazioni al funzionamento nelle parti in cui si prevede la possibilità di realizzare strutture di grandi dimensioni, come quella che si sta costruendo a Rapagnano con 175 posti

«Cambiare la normativa sul funzionamento dei servizi sociosanitari, approvata nel 2020 e nata già vecchia, divenuta ancor più lontana dalle esigenze delle persone con l’avvento della pandemia». È quello che chiede 8 associazioni (ANGSA Marche, UILDM Ancona, Gruppo Solidarietà Moie di Maiolati, ANGLAT Ancona, Cooperativa Papa Giovanni XXIII Ancona, ANFFAS Fermana, Centro H Ancona, Associazione Vita Indipendente Marche) al presidente Acquaroli e all’assessore Saltamartini. «Se in questi mesi si sono modificati quelli riguardanti i Laboratori analisi, gli studi medici, stabilimenti termali, non si vede perché non si devono rivedere quelli riguardanti i servizi rivolti persone con disabilità, con disturbi psichici, anziani non autosufficienti e persone con demenza per complessivi 12.000 posti (..) – scrivono le associazioni -. in un periodo nel quale i servizi alla persona hanno vissuto cambiamenti significativi, appare poco proponibile chiamare ”nuove” queste forme di regolamentazione, sostanzialmente simili a quelle che da oltre 20 anni costituiscono il punto di riferimento per la progettazione e la gestione dei servizi».

Le associazioni chiedono in particolare di modificare la normativa sulle autorizzazioni al funzionamento in particolare nelle parti in cui si prevede la possibilità di realizzare strutture di grandi dimensioni, come quella che si sta costruendo a Rapagnano con 175 posti, oppure la possibilità di avere ancora camere con 4 letti. «Modelli che vanno respinti perché basati esclusivamente sulla gestione più redditizia di strutture di grandi dimensioni.  A fronte di qualche decina di persone che sperimentano “modelli abitativi” su misura, per altre migliaia il modello resta la grande struttura, con modalità di funzionamento spersonalizzate, a cui è la persona accolta che si deve adattare e non viceversa – dicono -. L’esigenza è di de-istituzionalizzare quanto già esiste e non di potenziare un modello, che non risponde più ai bisogni ed alle richieste delle persone».

«Personalizzazione degli interventisostegno alla domiciliarità, possibilità di scelta da parte delle persone, devono essere  declinati in maniera concreta e sperimentabile da parte delle persone. Le persone chiedono sostegni per poter continuare a vivere a casa, quando non è possibile che il modello sia quello abitativo e non della grande struttura. È tempo – concludono – che la Giunta Regionale dimostri nei fatti di voler affrontare tali questioni, che sono vitali per diverse decine di migliaia di persone. Alcune attendono di ricevere servizi, altri hanno diritto ad averli diversi da come li stanno ricevendo. Se centrale è la vita delle persone, su quella occorre costruire le risposte».

 

Il testo della lettera inviata al presidente Acquaroli e all’assessore Saltamartini

 


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