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Contratto di Fiume ‘Ete vivo’. Ortenzi, Calcinaro, Senzacqua che partita stiamo giocando?

AMBIENTE - Serve trovare un ente capofila per coordinare i lavori in vista del Contratto di Fiume ma la trama si infittisce. Fabio Senzacqua, assessore del comune di Porto San Giorgio, invoca Fermo e la Provincia. Calcinaro rispedisce l'invito al mittente e Ortenzi tace. Intanto i sindaci delle aree interne attendono un accordo. Chi farà la prima mossa concreta?

 

di Alessandro Luzi

Dall’incontro del 14 marzo è emerso chiaramente che nessuno sta scalpitando per assumere il ruolo di ente capofila per avviare l’iter per arrivare al Contratto di Fiume Ete Vivo. Anzi, sembra più un atteggiamento da veri galantuomini. In particolare, i gentlemen in questione sono il presidente della Provincia, Michele Ortenzi, il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro e l’assessore all’Ambiente di Porto San Giorgio, Fabio Senzacqua. Tutti desiderano arrivare all’accordo finale ma quando si è in procinto di avviare le procedure, ecco che concedono la precedenza all’altro. Per usare un paragone calcistico, sembra quasi la lotta tra Inter, Milan, Roma, Lazio e Atalanta per entrare nella prossima edizione della Champions League. Eppure il ruolo di ente capofila è prestigioso e di certo assegnerebbe una nota di merito a chi ne assumerà la posizione. Insomma, un po’ come aver raggiunto le prime quattro posizioni della Serie A.

L’Ete Vivo, come già sottolineato più volte dalle sigle ambientaliste del territorio, versa in condizioni critiche. Preoccupa lo stato di degrado delle acque, sia per la presenza di rifiuti solidi industriali che civili. Dalla lista non sono esenti i rischi di carattere idrogeologico che puntualmente si manifestano durante le massime piene. Quindi arrivare al Contratto di Fiume sarebbe più che mai necessario per tutelare adeguatamente un bene ambientale del territorio. Ne gioverebbero tutti i Comuni attraversati dal corso d’acqua e andrebbe a prevenire, o quantomeno a mitigare il rischio esondazioni. Perciò guidare i lavori per arrivare al Contratto di Fiume sarebbe un atto virtuoso, un motivo di vanto. Ma per ora, dalle dichiarazioni e dagli atteggiamenti assunti dai tre protagonisti, sembra interessare poco.

Fabio Senzacqua

Il primo a fare la voce grossa è stato Senzacqua durante l’incontro del 14 marzo promosso dalle associazioni ambientaliste. Si doveva arrivare alla firma del Manifesto di Intenti, primo passo per proseguire la rotta verso il Contratto. Invece l’amministratore sangiorgese ha puntato il dito contro la Provincia e il comune di Fermo. Infatti l’assenza dei due organi più rappresentativi del territorio si è fatta sentire e ha suscitato dei malumori diffusi anche tra gli altri sindaci presenti in aula. A salvare la Giunta fermana è stata Maria Antonietta Di Felice, assessore all’Urbanistica. A giustificare l’inconveniente è stato Calcinaro: «Io ero in Regione per un appuntamento sulla Bakery a cui ho dato priorità. Di Felice ha tardato per una riunione di Giunta già in programma. Del resto le sigle ambientaliste hanno fissato l’incontro senza prima sentire la nostra disponibilità». Tuttavia l’appuntamento era noto già dal 27 febbraio. Poi non ha esitato a punzecchiare Senzacqua, il quale chiedeva a Fermo o alla Provincia di assumere il ruolo di Comune capofila: «Spero accetti lui questo compito, lo vedo appassionato e frizzantino».

Paolo Calcinaro

Insomma, il capoluogo di Provincia non sembra motivato a guidare l’iter. Gli uffici comunali sono intasati? A detta della Di Felice sembra di sì in quanto si stanno adoperando per intercettare fondi dal Pnrr. Certamente sono fondamentali per la città. Dall’altro lato però ci sono anche dei finanziamenti destinati al patrimonio ambientale ed il Contratto di Fiume è proprio uno strumento che potrebbe portare nel Fermano delle somme importanti. A beneficiarne di più sarebbe proprio Fermo in quanto è attraversato dall’Ete Vivo per circa 15 chilometri. Poi si parla molto di “fare rete”, cioè lavorare in sinergia per far sentire la voce del territorio alle alte sfere della politica. Allora quale occasione migliore di questa? Ma per il momento, con questi faccia a faccia, rischiamo di “fare rete” nella nostra porta.

Michele Ortenzi

Neanche l’intervento dell’amministratrice fermana ha convinto. Di fatto ha chiesto un’altra riunione di carattere politico prima di firmare il Manifesto di Intenti. “Di nuovo?” verrebbe da dire. Il primo incontro sul tema si svolse a novembre 2021 ma non interessò. Le sigle ambientaliste lo riproposero il 2 dicembre 2022. La partecipazione fu decisamente più elevata, tanto che il 14 marzo sarebbe dovuto uscire il nome dell’ente capofila. Invece a vedere dal dibattito, le lancette sembrano ferme a dicembre. Che cosa si è fatto in questi tre mesi? In questo clima, la Provincia ancora non è scesa in campo. Porto San Giorgio e Fermo dicono di non avere gli uffici in grado di gestire l’iter, eppure per il Contratto di Fiume Aso si procede a passo spedito ed il corso d’acqua non attraversa certo una metropoli. Sarà Ortenzi a sorprendere tutti e a proporsi come capitano? O quantomeno interverrà a mediare le parti? Certo è che i tre enti chiamati a trascinare l’intera squadra formata dagli amministratori interessati dall’Ete Vivo sono Fermo, Porto San Giorgio e la Provincia. Indossano la maglia numero 10 ma al momento preferiscono scaricare la palla nelle retrovie. Intanto i sindaci dei borghi delle aree interne sono pronti a “fare rete”. È importante non deluderli perché credono fortemente di portare a casa la vittoria.


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