«Che Fermo fosse una città senza governo ebbi modo di affermarlo alcuni comunicati stampa or sono. Si continua ad amministrarla come se fosse una ridente cittadina mentre, la realtà, che quotidianamente ci risveglia, come quelle sferzate di vento gelido invernale ci ricordano che occorre coprirsi prima di uscire, è ben altra». Con questa metafora, Renzo Interlenghi ritorna sul ”fattaccio” di sangue avvenuto qualche giorno fa a Lido Tre Archi
«Fermo è una città povera, o meglio, come dissi in campagna elettorale: ”A Fermo sta bene chi, sta, bene” – continua il capogruppo di Fermo Capoluogo -. Il calo demografico, la chiusura di imprese commerciali piccole e medie, il reddito pro capite più basso della Regione Marche, servizi sanitari allo stremo, infrastrutture ridicole per un territorio che necessita di interventi chiari, una disoccupazione strisciante, l’aumento degli interventi socio assistenziali sotto il profilo strettamente economico (aiuto per pagare affitti, se non per mangiare), fanno sì che la strategia di governo della città capoluogo mostri tutte le sue debolezze. Una classe politica inadeguata (me compreso ovviamente) ha l’ambizione di occupare scranni senza sapere cosa farne, se non la solita politica del blandire coloro che governano i piani alti, i quali non sanno come impedire che un territorio venga messo a ferro e fuoco da bande di criminali che hanno l’unico obiettivo di rovinare la vita dei nostri figli col veleno della droga».
«Tutti sono stati allertati, dalle più periferiche istituzioni al più alto Ministero degli Interni, da parte di cittadini che, spesso, vengono tacciati di fare il male della collettività creando stati di ansia e di paura. Spesso, troppo spesso, abbiamo sentito il nostro sindaco affermare che a Lido Tre Archi la situazione è sotto controllo. Ma di chi? Di certo non da parte dell’amministrazione comunale che si trincera dietro la mancanza di competenze specifiche (e i Vigili Urbani?). Oggi si arriva a prevedere un posto fisso di polizia notturno ma ci domandiamo, perché arrivare sempre dopo i fatti? Mai che si prevengano o, se lo si fa, nessuno sembra accorgersene – aggiunge Interlenghi -. Ci vuole “tolleranza zero” verso ogni forma di criminalità minimamente strutturata e occorre disarticolare la catena dello spaccio degli stupefacenti ma per fare questo, pur sapendo che è un problema immane, non basta spendere qualche decina di migliaia di euro bisogna attuare strategie di contrasto più forti. Tutti ricordano la battaglia dell’allora sindaco Petrini contro la prostituzione a Porto Sant’Elpidio, ci mise la faccia come molti amano dire. Ovvio che i problemi si ripresentino in base a una logica di mercato inesauribile ma, ogni tanto, le battaglie vanno vinte anche per risollevare il morale dei cittadini inermi ed essere, così, degni del voto che essi ci hanno dato».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati