«Lido Tre Archi, quante domande senza risposta» Confabitare scrive al ministro Piantedosi

L'ASSOCIAZIONE di categoria ieri ha inviato una missiva al titolare del Viminale. «Di certo non finisce qui la lotta per rendere vivibile il quartiere. E' certo che prima o poi qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità di fronte all’elettorato e non solo!»

«Più si aggrava la situazione nel quartiere di Lido Tre Archi più diventa difficile dare risposte ai cittadini rispetto ad alcune domande sullo stato dell’arte», Confabitare, per mano del suo presidente Renzo Paccapelo, scrive al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

«In questo ultimo periodo, denso di episodi eclatanti, capaci di far saltare all’occhio una escalation della violenza e una lotta neppure troppo velata per la supremazia criminale nel quartiere – si legge nel comunicato stampa di Confabitare – molti si pongono domande. Perché non può essere utilizzata in prima istanza la Polizia Locale per l’avvio di un presidio fisso, in grado di dare una svolata al torpore delle istituzioni? Perché rispetto al classico “controllo di vicinato” in essere in migliaia di comuni del Paese a Fermo si è preferita una iniziativa inefficace? Perché un doveroso rispetto del regolamento sanitario del Comune non viene attuato per verificare lo stato degli occupanti degli immobili? E ancora, perché è così difficile avviare una attività ispettiva sulle residenze “farlocche”, sulle locazioni non registrate e sulle mancate comunicazioni alla questura? Perché i malviventi resisi responsabili di reati, anche gravi, ottengono pene irrisorie, patteggiano e tornano a fare il bello e cattivo tempo nel quartiere? Perché gli arresti domiciliari vengono, in contrasto con la legislazione vigente, inviati tutti nel quartiere e nello specifico in maggioranza negli stessi immobili? Perché molte forze politiche e molte associazioni sindacali mantengono un assordante silenzio da anni sul degrado del quartiere e perché non vengono utilizzati alcuni degli strumenti che la legge prevede, ad esempio il Daspo urbano, contro i vilenti o gli spacciatori incalliti? Queste sono solo alcune delle questioni su cui da tempo si discute e sulle quali molti rifuggono dall’assumere le proprie responsabilità. Ovviamente ci sono ragioni politiche, elettorali, di carriera, ma nulla può giustificare l’abbandono a se stesso di un quartiere che ancora qualche pifferaio magico si ostina a definire migliore di prima, ma prima quanto?»

«E poi, se questo è il miglioramento allora cosa ci dobbiamo aspettare in futuro? Di certo non finisce qui la lotta per rendere vivibile il quartiere. E’ certo che prima o poi qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità di fronte all’elettorato e non solo. Abbiamo voluto coinvolgere direttamente il Ministro dell’Interno ma domani potremmo diventare ancora più scomodi».

DI SEGUITO LA LETTERA DI CONFABITARE AL MINISTRO PIANTEDOSI

(clicca per ingradire)

         


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