«In merito a quanto è successo il 24 aprile scorso al Pronto Soccorso di Fermo, ci pare doveroso sottolineare che episodi di questo genere, gravissimi e preoccupanti, rientrano, purtroppo, in un clima di disagio sociale, diventato ormai fenomeno non più isolato». A parlare sono il presidente regionale di Cittadinanzattiva, il dottor Bruno Stortoni, e la responsabile provinciale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, la dottoressa Michela Lunesu. Sull’episodio che ha visto un uomo creare il caos nel reparto guidato dal direttore facente funzioni, Antonio Ciucani, dopo l’articolo di Cronache Fermane, è intervenuto anche il commissario straordinario Ast 4, Roberto Grinta. E ora tocca al tribunale per i diritti del malato.
«Senza voler giustificare il comportamento violento del paziente, che ha aggredito un’infermiera e una guardia, vorremmo ribadire che è un diritto sacrosanto del cittadino farsi curare e, nell’attuale situazione catastrofica della sanità, non solo marchigiana, ma italiana, dove molte prestazioni non vengono effettuate se non con attese di mesi, al paziente non rimane che recarsi al Pronto soccorso, dove, anche con un’attesa di molte ore, è sicuro di ottenere le prestazioni sperate. Così il Pronto soccorso si popola anche di casi relativamente semplici, che comunque, hanno bisogno di un triage accurato e di molte ore di attesa. Che la situazione sanitaria in tutta Italia sia ormai deteriorata da anni di tagli è cosa risaputa, a maggior ragione la sanità fermana, fanalino di coda nelle Marche, che però non si trovino soluzioni adeguate per dare risposte veloci a pazienti in codice bianco/verde sembra sconcertante. Da un sondaggio effettuato dal TdM, in unione con il servizio di Emergenza/Urgenza, nel 2015, pubblicato sui quotidiani locali, era già emersa chiaramente – rimarcano Stortoni e Lunesu – la carenza di personale medico-infermieristico al Pronto soccorso del Murri. Il rapporto operatori sanitari e popolazione fermana era di otto unità mediche e 12 infermieri inferiore rispetto a quella della zona di Ascoli-San Benedetto. Ma l’assessorato regionale alla sanità non è ancora riuscito a colmare il divario. Accettando per vero che non si riesca a trovare sanitari per il nostro Murri, vedi concorsi andati deserti, bisognerebbe trovare soluzioni idonee per potenziare il servizio triage e inviare i codici bianchi/verdi o nelle varie case di prossimità create sul territorio, o trovare altre soluzioni, in modo da “alleggerire” il lavoro dei sanitari del Murri e permettere loro di occuparsi serenamente dei pazienti più gravi. Crediamo che in tal modo il clima ritorni vivibile per tutti, pazienti e personale medico, che è sottoposto oggi a uno stress psicologico ingrato».
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