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Che ne sarà del Fermano? Dubbi e incertezze di un territorio

LE CRITICITÀ della provincia di Fermo sotto la lente d'ingrandimento. A partire dai salari percepiti, al trend della popolazione in calo, fino alle difficoltà della sanità e del trasporto pubblico locale

 

di Alessandro Luzi

Nel 1956 Alfred Hitchcock pubblicava “L’uomo che sapeva troppo”, uno dei suoi celebri capolavori. Ad un certo punto Doris Day, nelle vesti di Joe McKenna, intona la tenera e malinconica “Que sera sera”. Durante l’interpretazione del brano la sua mente vola verso il figlio Hank, ostaggio dei Drayton per una serie di vicissitudini susseguitesi durante il film. In quel motivetto risuona tutta la dolcezza del rapporto tra una mamma e il proprio bimbo. Infatti negli anni la sua fama si è diffusa ed il brano è stato riutilizzato in varie occasioni. Lo ricordiamo in due puntate de “I Simpson”, in “From”. A volte viene spontaneo cantarla, al pari dei motivetti che ormai fanno parte della nostra coscienza collettiva come “Singin’ in the Rain” o “London Bridge is Falling Down” o “Guantanamera”. Come le canzoni citate, è diventata anche un coro da stadio.

Ecco, con un pizzico di fantasia, “Que sera sera” può diventare anche la colonna sonora di questo momento storico del Fermano. Dubbi e incertezze continuano ad addensarsi, alimentati da notizie poco confortanti. L’ultima risale al 3 maggio. Marco Costi, responsabile regionale di Riconquistare l’Italia, ha evidenziato come la nostra Provincia sia scivolata al 98esimo posto su 107 per salari percepiti. La fonte è il Geography Index, cioè il report annuale dell’Osservatorio JobPricing. Le Marche di certo non brillano, infatti si trovano alla 12esima posizione. Inoltre, al suo interno, emergono gli squilibri tra le cinque Province. Ancona è 36esima e chiude la fascia verde. Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro-Urbino sono nella zona centrale della classifica, rispettivamente alle caselle 55, 66, 69. Per trovare Fermo, invece, dobbiamo scorrere tra le Province del meridione. L’Rga media (Retribuzione globale annua) è pari a 25.640 €, mentre per la prima della classe Milano ammonta a 35.724€. Addirittura nell’ultimo anno abbiamo perso ben 15 posizioni. Insomma, un vero e proprio tracollo. Eppure, secondo i dati diffusi dalla Camera di commercio, illustravano un quadro decisamente positivo per il Fermano. L’export infatti è incrementato del 33,1%. Un dato superiore alla media nazionale pari al 20%. È evidente che le cause sono altrove e dipendono solo in parte dall’andamento economico-finanziario del distretto industriale.

In primis dobbiamo ricordare che, a differenza dei nostri vicini di casa (Macerata, Ascoli Piceno, Ancona e Pesaro-Urbino), il nostro territorio è caratterizzato da micro e piccole imprese. Molte addirittura non hanno lavoratori dipendenti. Queste hanno sofferto maggiormente sia la pandemia che l’incremento dei costi a causa della guerra. Accanto alle difficoltà del settore economico, scarseggiano le risorse pubbliche investite sul territorio. Quindi, di fatto, nel Fermano circola meno denaro e i cittadini hanno un reddito sempre più esiguo. Allo stesso tempo però il costo della vita è sempre più alto: allora che si fa? Si tenta la fortuna altrove, magari cercando un posto di lavoro con un salario più adeguato alle esigenze attuali. Ecco allora che queste dinamiche sono strettamente connesse al decremento della popolazione. Secondo gli indici Istat tutte le province marchigiane hanno un trend in diminuzione. Partendo dal dato regionale, tra il 2021 e il 2022 le Marche hanno perso 11mila abitanti. La provincia di Fermo, nel 2022 conta 1.416 residenti in meno rispetto al 2021. Certo, oltre agli spostamenti incide anche l’invecchiamento della popolazione. Ma è sempre un lato della stessa medaglia. Per incentivare il ricambio generazionale non basterà certo un bonus per matrimoni e nascite ma un panorama economico e sociale incoraggiante. Ovviamente bisogna anche tenere in considerazione i cambiamenti culturali in atto. Tuttavia senza reddito non è possibile mantenere i figli. Anzi, si preferisce cambiare Regione o Stato. Forse siamo attrattivi per chi vuole trascorrere gli anni del pensionamento in tranquillità. Accanto serve anche l’energia, l’entusiasmo e la brillantezza delle nuove generazioni per garantire una prospettiva rosea. Invece stiamo assistendo a un loro progressivo allontanamento. Per non parlare dei borghi dell’entroterra, sempre meno abitati.

A proposito di investimenti pubblici per migliorare la qualità della vita, altro tasto dolente riguarda la sanità. Da Palazzo Raffaello le risposte tardano ad arrivare e il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, inizia a perdere la pazienza. Tant’è che proprio in settimana ha esternato le sue perplessità: «Non si sa nulla dei bandi che la Regione dovrebbe fare per l’acquisto di arredi, tecnologie sanitarie, elettromedicali che andrebbero all’interno. Materiali che, insieme al personale, sono l’essenza di una struttura ospedaliera. Non vorrei che tra un anno ci trovassimo di fronte ad un bellissimo ed efficiente contenitore…vuoto». La replica dell’assessore alla Sanità regionale, Filippo Saltamartini, non si è fatta attendere: «L’impegno finanziario senza precedenti per l’Ast di Fermo garantito dalla Giunta, dal residente Acquaroli e dalla maggioranza regionale deve rispettare i tempi degli strumenti di finanza pubblica che legano tutti gli enti, Comuni e Regione compresi, ma il risultato è certo e sicuro». “Speriamo!” verrebbe da dire. Ad oggi di concreto c’è poco. A detta dell’assessore l’emodinamica doveva essere attivata il primo marzo, invece siamo ancora costretti a parlare al futuro. Sulla panchina ad ‘aspettare Godot’, accanto a Calcinaro siedono anche i sindacati. Da tempo richiedono la pubblicazione di bandi per assumere personale ma non c’è traccia. Quanto ancora ci sarà da attendere per colmare il gap accumulato negli ultimi anni? Mentre il Murri non naviga in acque placide e il personale sanitario è in deficit, Roberto Grinta è stato nominato dalla Regione commissario ad Interim dell’Ast di Ascoli. Una scelta difficile da comprendere viste le criticità e i ‘mal di pancia’ delle due Province. Intanto aspettiamo con fiducia.

Anche sul tema trasporti viaggiamo a ruote sgonfie. Le Marche sono ultime nella classifica degli investimenti pro-capite da parte dello Stato. Nella nostra Regione arrivano 71,06€ a cittadino. Invece all’Emilia Romagna, penultima, sono destinati 81,24€. Insomma, per usare una metafora sportiva, siamo retrocessi senza possibilità di partecipare ai play-out. Se il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è lo stesso, così come sono identiche le spese per garantire il servizio di trasporto pubblico, perché subiamo questa disomogeneità nella distribuzione dei fondi? L’impegno del governo regionale per colmare queste differenze è minimo. Il piano chilometrico regionale parla chiaro: assegna al Fermano 18,6 km totali di servizio a fronte dei 26/27 km circa delle altre Province. Per quanto concerne le linee urbane al nostro territorio sono stati assegnati circa 700mila chilometri, contro i quasi due milioni di Macerata e Ascoli, i quattro di Ancona ed i due di Urbino. Le stesse proporzioni sono per le linee extraurbane. Certo, la provincia di Fermo ha una superficie minore rispetto al Maceratese, all’Anconetano, al Pesarese. Piuttosto è simile a quella del Piceno ma, nonostante tutto, la disparità è evidente. Abbiamo troppa zavorra nel bagagliaio per viaggiare spediti.

Comunque qualche investimento pubblico arriva e riguarda il settore enogastronomico e non solo. È nota l’attenzione delle amministrazioni locali su questo tema. Lo dimostra il bando regionale “Enoturismo della Marche: dalla vigna alla tavola” con cui sono stati finanziati diversi progetti. L’intento consiste nel promuovere il turismo attraverso i prodotti tipici locali. Sicuramente è una buona idea ma non basta. Non andiamo certo in vacanza in Alto Adige per l’ottimo speck e gli strudel. Così come non visitiamo la Liguria per la focaccia o il pesto. Tra un calice di vino e una degustazione di salumi locali dobbiamo riuscire valorizzare il nostro territorio. Trovare un’identità turistica è fondamentale ma l’obiettivo è ancora lontano. Anche gli eventi non mancano, tuttavia non creano turismo. Il pubblico arriva, assiste al maxi concerto (o altri appuntamenti dedicati all’intrattenimento) e va via. A Fermo qualcosa si sta muovendo ma manca del tutto una visione complessiva di tutta la Provincia. Altro investimento ingente è dedicato alle scogliere di Porto Sant’Elpidio. Dal punto di vista turistico potrebbe segnare una svolta per la città. Nelle condizioni attuali, la spiaggia non è certo particolarmente attraente per chi volesse trascorrere le proprie ferie sulla costa elpidiense. Invece nulla si sta muovendo per la riqualificazione del porto di Porto San Giorgio. A che punto siamo? Non è dato saperlo. Eppure sarebbe fondamentale per lo sviluppo di tutto il Fermano. Anche gli stessi Comuni della Provincia sembrano non tenere conto di questa prospettiva.

Considerato questo quadro generale, il refrain di “Que sera sera” continua a risuonare nella mente. A volte diventa anche ingombrante e fastidioso ma al momento farlo tacere è impossibile. È radicato in noi tanto quanto i problemi di questo territorio. Allora occorrono delle risposte certe che solo chi amministra può dare per non rimanere a ‘cantare nella pioggia’.


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