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Inaugurata la sezione Collezionismo all’archeo-museo. Nuovo accesso alle Cisterne romane

FERMO - Il sindaco Paolo Calcinaro: «Cultura come spina dorsale delle Marche e non solo della città di Fermo che ha visto, ne parlano i numeri del mese di aprile fra Pasqua e ponti, presenze turistiche triplicate rispetto agli anni precedenti, segno del fatto che la città attrae sempre di più, che le sue bellezze culturali sono un volano ed un traino importantissimi per cui Fermo non è più una sosta, un passaggio, ma una meta vera e propria»

«Un sogno che diventa realtà. Un nuovo spazio culturale per la città ed il territorio, dopo un grande lavoro di recupero dell’immobile. Taglio del nastro giovedì 11 maggio per la prima delle tre sezioni, dedicata al collezionismo antiquario e alla nascita del museo pubblico, del nuovo museo civico archeologico, all’ex collegio domenicano Fontevecchia». Così dal Comune in merito all’inaugurazione della sezione Collezionismo al nuovo museo archeologico. E nuovo ingresso per le Cisterne romane.


All’oratorio di San Domenico, ieri, i saluti istituzionali in una sala gremita alla presenza delle autorità civili, militari e religiose. Il sindaco Paolo Calcinaro nel salutare i presenti, la Soprintendenza e la Regione, ha voluto esprimere la gratitudine alla giunta comunale, al grande lavoro degli uffici comunali, in particolare Lavori Pubblici e Cultura, per quanto fatto e per l’impegno profuso che ha portato a questo risultato, e agli assessori Ingrid Luciani e Micol Lanzidei. Nell’esprimere la soddisfazione ha parlato di «cultura come spina dorsale delle Marche e non solo della città di Fermo che ha visto, ne parlano i numeri del mese di aprile fra Pasqua e ponti, presenze turistiche triplicate rispetto agli anni precedenti, segno del fatto che la città attrae sempre di più, che le sue bellezze culturali sono un volano ed un traino importantissimi per cui Fermo non è più una sosta, un passaggio, ma una meta vera e propria ed il lavoro dell’Amministrazione comunale in questo senso proseguirà. Visto anche che per l’ex Fontevecchia questo è solo un primo passo in quanto si continuerà con la realizzazione delle altre due sezioni e con il lavoro di riqualificazione con fondi Pnrr».

Ringraziamenti ai consiglieri comunali presenti e all’attuale presidente del consiglio comunale, Francesco Trasatti, che da assessore alla cultura nel primo mandato aveva dato il via all’iter e alla progettualità.
A sottolineare il lavoro della Soprintendenza il Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, l’architetto Giovanni Issini che ha evidenziato come «il lavoro dell’ente sta riguardando anche le recenti scoperte al Girfalco, segno del fatto che la Soprintendenza non ha solo un ruolo di controllo ma anche e soprattutto di tutela e valorizzazione dei beni culturali».

Presente l’assessore regionale alla cultura Chiara Biondi: «Sono felice di partecipare a questa giornata, i musei sono uno degli elementi fondamentali della strategia culturale della Regione Marche. Abbiamo iniziato a scommettere in particolare sulle aggregazioni e sulle prime sette reti museali che via via andranno rafforzate in tutto il territorio regionale. Abbiamo prima individuato le reti, poi i direttori di rete. Un investimento per migliorare la qualità dell’offerta. Chiaramente è un lavoro che facciamo assieme ai territori e il lavoro che qui oggi raggiunge questo traguardo è naturalmente propedeutico alla rete marchigiana. Si tratta di una sfida che lanciamo, attraversando costa e aree interne per contrastare l’impoverimento culturale che rischia di minacciare le comunità più piccole. Vogliamo salvaguardare la vita culturale anche nelle aree interne e montane con progetti che siano davvero sostenibili».

Nel suo intervento l’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio, ha sottolineato come «la cultura dei nostri territori è molto apprezzata anche da chi arriva da fuori regione e questa opera di recupero e riqualificazione dell’ex collegio domenicano Fontevecchia passato negli anni 2000 di proprietà comunale (acquistato dall’amministrazione Di Ruscio proprio per la valorizzazione delle Cisterne romane) va verso la direzione della valorizzazione del bello e dell’arte».

Quindi è stato letto il messaggio del prof. Gianfranco Paci, professore di Epigrafia Romana all’Università di Macerata e relatore della tesi di laurea sulla collezione De Minicis della dott.ssa Francesca Giagni, curatrice della prima sezione del museo, responsabile del Settore Musei del Comune di Fermo, che ha ringraziato gli amministratori comunali per aver realizzato questa sezione museale e per l’opera sulla memoria dei beni culturali.

Sono seguiti lo scoprimento della targa esterna al museo, la benedizione impartita dall’arcivescovo, il taglio del nastro e la visita della sezione, preceduta dai saluti del Funzionario archeologo della Soprintendenza dott.ssa Federica Grilli, dell’arch. Camilla Tassi, Funzionario Architetto della Soprintendenza e dell’arch. Paola Malvestiti dell’Ufficio Tecnico comunale che ha realizzato il progetto di rifunzionalizzazione Fontevecchia Lotto III. Quindi a illustrare la nuova sezione museologica la dott.ssa Francesca Giagni del Servizio Musei del Comune, che l’ha curata con dedizione e impegno.

Il museo, collegato con le sottostanti Cisterne romane, trae origine dal collezionismo e dalla passione per l’archeologia dei fratelli Gaetano e Raffaele De Minicis. Nati nella vicina Falerone, i due fratelli De Minicis, nella comune dimora dove esercitarono nella prima metà del XIX secolo l’attività forense, raccolsero una ricchissima collezione di oggetti antichi, frutto di scavi e acquisti, di natura principalmente archeologica ed epigrafica e provenienti dal Fermano. Nel museo è proposta una ricostruzione degli ambienti di casa De Minicis, aperta al pubblico, dove iscrizioni e sculture antiche si affiancavano a dipinti. Per alterne vicissitudini la collezione e molti reperti confluirono in ambito privato e in musei (Louvre) ma una parte consistente, fortunatamente acquistata dal Comune di Fermo, costituì, in sostanza, il primo nucleo del museo archeologico di Fermo, cui si aggiunsero, nel 1888, alcuni importanti reperti della collezione privata dell’architetto Carducci, altro importante intellettuale fermano che vendette parte della propria collezione libraria, artistica ed archeologica per finanziare l’Opera Carducci, la fondazione volta ad incoraggiare la pratica delle scienze e della belle arti.

Quindi è stato possibile accedere alle Cisterne dal nuovo ingresso interno al museo archeologico, accompagnati dalle bellissime note al violino di Valentino Alessandrini.

Dunque, a Fermo uno spazio che garantirà nuova accessibilità anche alle sottostanti Cisterne romane. Il nuovo Museo Civico Archeologico sarà aperto dal martedì al venerdì dalle ore 10,30 alle 13 e dalle ore 15,30 alle 18; il sabato e la domenica sarà aperto dalle 10,30 alle 13 e dalle 15,30 alle 19.
Info: www.fermomusei.it – tel. 0734. 217140 – museidifermo@comune.fermo.it.


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