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Santa Rita e la benedizione delle rose, all’origine della tradizione religiosa

TRADIZIONE E FEDE - Tre i simboli icoNOgrafici che da sempre vengono riconosciuti alla santa. Le api, la spina sulla fronte e la rosa, chiesta ad un parente nell’inverno del 1457. Già malata, gli chiese di andare nel giardino della casa paterna a prenderle dei fichi e le rose. Il parente pensò che si trattasse del delirio provocatole dalla malattia ma andò ugualmente nel giardino e trovò, nonostante la coltre di neve, sia i fichi che la rosa. Da qui la tradizione di benedirle a memoria della religiosa dopo la sua scomparsa

di Antonietta Vitali

Alcuni di coloro che sono stati bambini qualche anno fa, la tradizione del 22 maggio della benedizione delle rose se la ricordano bene. Forse non avveniva in tutti i paesi ma in taluni sì. Qualche giorno prima le maestre delle scuole elementari e materne facevano scrivere sul diario agli alunni di ricordare a casa che quel giorno bisognava andare a scuola con delle rose perché poi si andava in chiesa dove sarebbero state benedette.

Una tradizione legata a Santa Rita da Cascia che la Chiesa festeggia, appunto, oggi, giorno della sua morte. In realtà, sia la data di nascita che la data della morte di Margherita (da cui Rita) Lotti sono incerte, quello che è sicuro è che è vissuta tra il 1381 e il 1457. Nasce a Roccaporena, una frazione di Cascia, da genitori non ricchissimi ma comunque di condizioni economiche agiate in quanto modesti proprietari terrieri.

Siamo nell’epoca dei guelfi e ghibellini e i genitori di Rita sono religiosissimi tanto da venire nominati “Pacieri di Cristo” (ovvero pacificatori di pubbliche contese) nelle lotte tra le due fazioni che segnano la politica del tempo. Non si dimostrano, però, altrettanto attenti nella scelta del marito per la loro figlia e decidono di mandarla in sposa a Paolo Mancini, militare, ghibellino, violento e appassionato di liti. Dal matrimonio nascono due figli maschi, Paolo Maria e Gian Giacomo Antonio, il carattere mite e la profonda fede di Rita riescono a convertire Paolo ammansendolo a tal punto da indurlo a lasciare le armi e a comprare un mulino dove poi lavorerà. Tuttavia, qualcuno, nonostante il trascorrere del tempo non dimentica i torti fattigli da Paolo e lo uccide. Spaventata dalla possibilità che i figli si macchino del reato di omicidio per vendicare la morte del padre, Rita rivolgerà preghiere a Dio affinché i figli piuttosto muoiano. I due fratelli scompaiono a causa di una malattia dopo poco la morte del padre e lei, abbandonata completamente dalla famiglia del marito, deciderà di entrare nel convento di Santa Maria Maddalena a Cascia (Perugia) nel 1407. A partire da questa data sarà il suo percorso vocazionale e di fede a scrivere la devozione che molti fedeli le hanno riservato nel corso dei secoli. Tre i simboli icnografici che da sempre le vengono riconosciuti. Le api, perché la leggenda narra che delle api bianche la accolsero il giorno della sua nascita mentre api nere la accompagnarono la notte della sua morte. La spina sulla fronte, perché pare che un giorno, mentre Rita era raccolta in preghiera, una spina si staccò dalla corona di Gesù e si conficcò nella sua fronte provocandole una ferita che non si rimarginò mai. La rosa, chiesta ad un parente nell’inverno del 1457. Già malata chiese a questo familiare di andare nel giardino della casa paterna a prenderle dei fichi e le rose che tanto le ricordavano la sua infanzia felice. Il parente pensò che si trattasse del delirio provocatole dalla malattia ma andò ugualmente nel giardino e trovò, nonostante la coltre di neve, sia i fichi che la rosa. Da qui la tradizione di benedirle a memoria della religiosa dopo la sua scomparsa.


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