«Quando si hanno problemi interpretativi di norme, si ricorre al giudice». È quello che dicono, riportandolo in una nota, i membri del direttivo della contrada San Giovanni (la cui elezione non viene riconosciuta dal commissario) ed è anche quello che hanno fatto, dopo che si sono visti bloccare l’assemblea elettiva di febbraio dal presidente dell’Ente Contesa, chiedendo al Tribunale di Fermo di vagliare la legittimità del nuovo statuto approvato all’assemblea di dicembre 2022.
Il motivo del contendere risiede nel fatto che il direttivo ritiene che «si possano modificare norme associative statutarie sottoscritte dai soci dell’anno 2016, norme che nulla hanno a che vedere con le manifestazioni storiche, senza l’autorizzazione dell’Ente Contesa», mentre l’Ente la pensa diversamente, ovvero che per ogni tipo di modifica dello statuto debba avere la sua preventiva autorizzazione.
«La contrada, che tra l’altro si è sempre dichiarata disponibile a effettuare e a partecipare alle manifestazioni storiche 2023 – dicono -, dopo aver convocato una legittima assemblea nel mese di marzo, decideva comunque di applicare la normativa statutaria dell’anno 2016 ma ciò non è bastato all’Ente Contesa del Secchio per ovviare al provvedimento di commissariamento arrivato nel mese di febbraio».
«Non riusciamo a capire l’atteggiamento dell’Ente contesa – dichiara Renzo Recchioni, priore eletto nell’assemblea di marzo ma ritenuto ”illegittimo” dal commissario, tanto da non essere stato proclamato nella tradizionale cerimonia d’investitura del mese scorso -. Abbiamo a cuore le manifestazioni, esiste un gruppo dirigente legittimamente eletto e totalmente rinnovato, ma non siamo messi nelle condizioni di poter lavorare pur volendolo fare. Non siamo mai stati contattati dal commissario se non per diffide continue». Recchioni e gli altri membri del direttivo hanno anche chiesto una mediazione al sindaco Pignotti ma ad un primo incontro, il sindaco si è chiamato fuori dalla diatriba.
«Alla contrada non resta che attendere serenamente la decisione del giudice che non ha ritenuto di sospendere il commissariamento per i motivi di urgenza di tipo economico che avevamo segnalato. Se si dovesse arrivare a novembre, data fissata per la precisazioni delle conclusioni nel merito, siamo comunque fiduciosi poiché in ogni caso la sentenza porterà chiarezza – conclude Recchioni -. Se la contrada non potrà liberamente decidere al suo interno allora sarà chiaro che non ha più ragione di esistere. Tutta la contesa, seppur finanziata anche con contributi pubblici, sarebbe di proprietà privata, una proprietà che potrebbe gestire anche la contrada di cui gestirebbe il tesseramento soci e da cui riceverebbe solo manovalanza. Sarebbe la fine del volontariato e dell’aggregazione sociale svolta dalle contrade».
Il giudice respinge la sospensiva: la contrada San Giovanni resta commissariata














