Allusioni social sull’orientamento sessuale, condannato un sangiorgese

PORTO SAN GIORGIO - Diffamazione aggravata dall’uso di Facebook «utilizzando espressioni tendenti alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale». Questa la sentenza con cui è stato condannato a febbraio un sangiorgese dal giudice del Tribunale di Fermo, Mila Bondi Ciutti. Ad aprile sono state depositate le motivazioni del pronunciamento ed oggi, in conferenza stampa, la vittima, a sua volta originaria di Porto San Giorgio, assistita dall'avv. Andrea Agostini, ha voluto ricostruire l'accaduto.

Da sin. Andrea Agostini e Manlio Massei

di Sandro Renzi

Diffamazione aggravata dall’uso di Facebook «utilizzando espressioni tendenti alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale». Questa la sentenza con cui è stato condannato a febbraio un sangiorgese dal giudice del Tribunale di Fermo, Mila Bondi Ciutti. Ad aprile sono state depositate le motivazioni del pronunciamento ed oggi, in conferenza stampa, la vittima, a sua volta originaria di Porto San Giorgio, assistita dall’avv. Andrea Agostini, ha voluto ricostruire l’accaduto.

Bisogna però tornare indietro di alcuni anni, all’agosto del 2019 per la precisione. Il post pubblicato quel giorno da Manlio Massei (commentando a sua volta gli interventi relativi ad una cena elettorale di FdI avvenuta a Porto San Giorgio ed indicando che i ricavi delle stessa sarebbero stati distribuiti tra il ristoratore ed il partito ndr), oggi funzionario al Parlamento europeo dopo aver lasciato la sua Porto San Giorgio all’età di 24 anni, su una pagina social seguita in città, aveva innescato quello che l’avv. Agostini stigmatizza come «hate speech, un discorso di odio, teso con espressioni diffamatorie alla discriminazione per motivi di identità di genere e di orientamento sessuale mediante l’abuso di social network all’indirizzo di un numero indeterminato di persone». In buona sostanza, il commento lasciato a margine del post di Massei dal sangiorgese poi condannato, alludeva agli orientamenti sessuali dello stesso in maniera diffamatoria secondo quanto stabilito dal Tribunale. Massei, informato del post, non ci ha pensato su due volte e preso un aereo dal Belgio è arrivato a Porto San Giorgio dove ha subito sporto denuncia nella locale stazione dei Carabinieri, affidandosi per la difesa all’ex sindaco Andrea Agostini.

«Ho sempre mantenuto un legame molto stretto con Porto San Giorgio e le Marche interessandomi alla vita cittadina e regionale, mettendo a disposizione le mie competenze per promuovere incontri sulle istituzioni europee e le opportunità in termini di finanziamenti e fondi europei. Mai avrei pensato, io che ho contribuito ad organizzare e partecipato a molteplici missioni in diversi Paesi in difesa dello stato di diritto, per il rispetto dei diritti delle minoranze e della comunità Lgbtqa+, sostenendo iniziative contro l’omofobia e per vedere riconosciuto il rispetto di ogni forma di orientamento sessuale, di dover intervenire nella mia comunità di origine» racconta lo stesso Massei, soddisfatto per l’esito del processo. «La promozione e la difesa dei diritti in ogni loro forma o espressione rappresentano la base valoriale dell’istituzione per la quale lavoro e coincidono con i miei più profondi convincimenti personali ed è per questo motivo che con l’ausilio e il supporto professionale dell’avv. Agostini non potevo lasciare impunite e non denunciare le frasi becere, volgari e ignobili di cui sono stato vittima». Massei ha sposato un cittadino belga nel 2022, insegnante di scuole superiore a Bruxelles, con il quale aveva intrapreso una relazione del 2010. «E’ importante il segnale e il messaggio che questa sentenza porta con sé, da un lato conferma che Facebook non è un luogo di non diritto, non si può scrivere o dire ciò che si vuole pensando che non ci saranno conseguenze, e dall’altro riafferma che insultare qualcuno sulla base del suo presunto orientamento sessuale, oltre ad essere moralmente inaccettabile, è penalmente condannabile» aggiunge.

La pena a carico del sangiorgese è stata ridotta di un terzo per aver l’imputato accettato il giudizio abbreviato. La condanna consiste in 600 euro di multa e nel pagamento delle spese processuali. E proprio in questi giorni l’uomo è stato diffidato al pagamento di oltre 7 mila euro, comprensive della spese legali. A settembre, tuttavia, la vittima  agirà in sede civile per il risarcimento del maggior danno che potrebbe essere stimabile ina una somma compresa tra i 30 ed i 50 mila euro. Il post diffamatorio faceva inoltre riferimento a due persone defunte, in particolare al nome del secondo padre di Massei, ovvero il dott. Franco Chelli «che ringrazierò a vita per i valori e l’educazione che mi ha trasmesso e che mi hanno reso la persona serena, completa e felice che sono» chiosa Massei, sgomento per quelle poche righe pubblicate sul social, sufficienti però per innescare una battaglia dove al centro è stata messa la difesa dei diritti e della libertà di esprimere il proprio orientamento sessuale, contro ogni forma di pregiudizio. Valori che sono condivisi anche dall’avv. Agostini.

Da sin. Andrea Agostini e Manlio Massei

 


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