Contrada San Giovanni, ribaltato il verdetto in appello: «Commissariamento legittimo e sfratto motivato». Il consiglio direttivo: «Perplessità»

SANT'ELPIDIO A MARE - La Corte d'appello ribalta il giudizio di primo grado; «contratto scaduto ed evidente morosità», il Comune era legittimato a sfrattare; «non si può in alcun modo dubitare della legittimità del commissariamento» di contrada. Il direttivo di contrada parla di «perplessità. Auspichiamo che il sindaco, così come detto durante l'incontro in sede durante la campagna elettorale, confermi la disponibilità a farsi parte attiva per una composizione»

Sentenza completamente ribaltata rispetto al primo grado e sfratto dai locali comunali di Palazzo Montalto Nannerini che a questo punto appare inevitabile. Nuovo capitolo, forse decisivo, nell’interminabile querelle giudiziaria che da tre anni vede protagonista la Nobile contrada San Giovanni a Sant’Elpidio a Mare. La Corte d’appello di Ancona ha accolto pienamente il ricorso, contro la sentenza emessa dal tribunale di Fermo a giugno dell’anno scorso, in cui si era ritenuta nulla la convalida dello sfratto per morosità richiesta dal Comune. Il giudizio depositato ieri va nella stessa direzione della sentenza che ha ritenuto legittimo il commissariamento della contrada deciso nel 2023 dall’Ente Contesa.

 

Il contenzioso si è aperto dalla primavera del 2023. Un gruppo di contradaioli, che ha continuato a disporre della sede e del patrimonio della San Giovanni, non riconoscendo la validità del commissariamento, ha rinnovato le cariche elettive e da tre anni fa capo al priore eletto Renzo Recchioni. La Corte d’appello ha ricostruito la vicenda, a partire dalla morosità per gli affitti non versati al Comune, poco più di 9.500 euro, frutto di mancati pagamenti a partire dal 2014. Se il giudice onorario del tribunale di Fermo aveva ritenuto che il commissariamento non avesse alcun valore giuridico e la San Giovanni fosse rappresentata dal priore Recchioni, la sentenza di secondo grado ha riconosciuto la legittimità della Gramigna come commissario straordinario di contrada e puntualizza che “non avrebbe alcun senso logico né giuridico procedere al commissariamento di un’associazione, lasciando intatti i poteri in capo all’originario legale rappresentante”. Più avanti si legge che “la possibilità del Commissariamento è espressamente e pacificamente prevista dallo Statuto della Contrada San Giovanni, sicché non si può in alcun modo dubitare della legittimità del provvedimento di commissariamento”.

Pienamente valido, per la Corte d’appello, anche lo sfratto disposto dal Comune: “Al di là della evidente situazione di morosità della Contrada, l’intimazione di sfratto è stata motivata anche per scadenza del contratto, sicché lo stesso non poteva che essere convalidato essendo il contratto di locazione scaduto il 31.12.2022”. In conclusione, la Corte ha ritenuto “inammissibile l’opposizione proposta dal Recchioni per difetto di legittimazione ad agire”. Il priore è stato condannato quindi a “rifondere alle parti appellanti le spese del doppio grado che liquida, per ciascuna parte, nella misura di euro 2.540,00 per onorari per il primo grado, di euro 2.000,00 per il secondo grado, il tutto oltre rimborso forfetario, IVA e CPA”.

 

La presidente dell’Ente Contesa e commissario straordinario della San Giovanni, Alessandra Gramigna, commenta così l’esito del ricorso: «Credo ci sia poco da aggiungere, un pronunciamento chiarissimo, come quello sulla causa di commissariamento, che evidenzia la legittimità del percorso portato avanti in questi anni. Mi auguro che si possa scrivere davvero la parola fine su questa vicenda e riportare la nobile contrada San Giovanni alla normalità. Esprimo l’auspicio che chi dispone della sede di contrada prenda atto del pronunciamento dei giudici e riconsegni le chiavi al Sindaco».

 

Un commento arriva anche dal consiglio direttivo di contrada, che incassa il pronunciamento sfavorevole dei giudici: «È stata pubblicata la sentenza della corte di appello di Ancona, relativa allo sfratto intimato dal comune di Sant’Elpidio a Mare nei confronti della contrada San Giovanni – il commento, affidato a un comunicato stampa – ribalta quella di primo grado, in cui venivano riconosciute le ragioni della San Giovanni, dando ragione al Comune. Le sentenze, come dice qualcuno più autorevole di noi, vanno sempre rispettate, ma possono essere commentate, ed onestamente, per alcuni passaggi e la brevità delle motivazioni, lascia più di una perplessità. Ribadiamo, per correttezza, che la contrada ha sempre dichiarato la propria disponibilità al pagamento degli arretrati decurtati degli anni di inagibilità per i lavori relativi alla casa di riposo e per gli anni covid, versando anche gli affitti successivi alla sentenza di primo grado, ma il Comune non ha mai dato seguito al rinnovo del contratto. Rileviamo che per altri casi analoghi, in sedi di proprietà comunale, non si è proceduto in maniera analoga. In ogni caso, nei prossimi giorni, provvederemo a riconsegnare al sindaco Calcinari le chiavi della sede, che ribadiamo, in questi anni di commissariamento infinito, è rimasta sempre aperta e a disposizione di tutti. Auspichiamo che il sindaco, così come detto durante l’incontro in sede durante la campagna elettorale, confermi la disponibilità a farsi parte attiva per una composizione, sempre fallita in passato per indisponibilità di altri. Ricordiamo ai più distratti, visto anche il tempo trascorso, che al di là della vertenza con il Comune per la sede, l’oggetto del contenzioso con l’ente Contesa riguarda la libertà per la contrada di eleggere autonomamente il proprio Presidente ed il proprio Priore, senza dover sottostare al gradimento dell’Ente, cosa che di fatto avviene attraverso il tesseramento separato presso l’ente stesso. In questo modo viene meno il rapporto associativo ma si instaura un rapporto subordinato e di dipendenza. Se dovesse permanere questo stato di cose non siamo più disponibili a mettere a disposizione il nostro tempo, la nostra fatica ed i nostri soldi, se ad altri va bene così si accomodino pure».


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