Zes, Luciani (Confindustria): «Grande notizia se attuata in tempi certi e rapidi, servono chiarimenti»

ECONOMIA - Il presidente di Confindustria Fermo: «È innegabile che la notizia dell’inserimento della regione Marche, insieme con l’Umbria, nella Zes Unica del sud Italia abbia fatto piacere a tutti, in particolare la sburocratizzazione delle procedure. Il problema è che dopo 24 ore di euforia sono emersi una serie di dubbi. Alcuni fondati, altri costruiti per fini magari propagandistici. Lo ribadisco: serve chiarezza. L’incertezza in questo mese vorremmo restasse solo dentro le urne e non nella definizione della politica industriale annunciata e ora bisognosa di concretezza»

Fabrizio Luciani

di redazione CF

C’è solo una cosa che probabilmente è peggio della crisi per un imprenditore: l’incertezza. Questo perché di fronte alle difficoltà, chi fa impresa sa tirare fuori il meglio di sé, sa sedersi al tavolo ed elaborare una strategia. Ma se quello che ha di fronte è un contesto nebuloso, peggio ancora se carico di dubbi, tutto si complica.

«Ed è quello che bisogna evitare quando si usa la parola Zes, ovvero la Zona economica speciale. È innegabile che la notizia dell’inserimento della regione Marche, insieme con l’Umbria, nella Zes Unica del sud Italia abbia fatto piacere a tutti, in particolare la sburocratizzazione delle procedure. Il problema è che dopo 24 ore di euforia sono emersi una serie di dubbi. Alcuni fondati, altri costruiti per fini magari propagandistici» il punto del presidente di Confindustria Fermo, Fabrizio Luciani.

 

Molti associati di Confindustria, infatti, appena ricevuta la notizia dalla premier Meloni, hanno telefonato per conoscere i dettagli della misura. «Ecco, i dettagli. Nessuno li conosce ancora. È emersa solo una questione, che quantomeno alcune delle misure agevolative riguarderanno solo metà della regione, come da tabella creata tra il 2021 e il 2022 e – rimarca il presidente degli industriali fermani – presentata in Europa per la definitiva autorizzazione, in modo da evitare una infrazione per aiuti di Stato. Se è comprensibile che ci possano essere dei limiti, è poco chiaro il criterio con cui sono stati definiti. Prendiamo il Fermano, restano fuori alcune delle zone industriali più importanti, magari per poche centinaia di metri perché appartenenti a un comune escluso.  Ha senso? La Zes deve favorire investimenti, tra l’altro abbastanza onerosi, per cui è impensabile che le aree più produttive vengano omesse. È possibile rivedere la mappa, affidandoci anche agli europarlamentari eletti nelle Marche per mediare a Bruxelles? A questa domanda le imprese chiedono una rapida risposta. C’è poi l’altra incertezza legata ai tempi di attuazione. Il disegno di legge è la buona notizia, perché fino a ora era sempre stato detto ‘no’ alla Zes. Ma quando sarà operativa? In Parlamento è una priorità? La maggioranza lo approverà non appena riprenderà l’attività parlamentare? E su questo sarebbe bene che l’attuale minoranza facesse l’interesse del territorio e non del partito. La Zes, se non fosse chiaro, piace a tutti, dagli artigiani agli industriali».

 

Infine, la questione che Luciani ribattezza ‘degli ‘esclusi’. «Se non sarà possibile rivedere la mappa, è auspicabile che la Regione pensi a bandi mirati per quei territori. Sarebbe bene sapere cosa verrà fatto non appena passate le elezioni. E questo lo potrebbero già dire entrambi i contender principali. Senza questi chiarimenti, le imprese si trovano di nuovo in quel limbo del ‘vorrei ma non so se posso’. Una situazione che ha già fatto danni irreparabili nel comparto moda con il credito d’imposta e che non possiamo rivivere. Non è questione di colori – tende a ribadire e puntualizzare il presidente – l’economia guarda ai numeri che poi hanno dei volti, quelli dei dipendenti. Investire, dalla meccanica all’agroalimentare passando per chimica e dove possibile calzature, significa garantire il futuro a migliaia di famiglie. Lo ribadisco: serve chiarezza. L’incertezza in questo mese vorremmo restasse solo dentro le urne e non nella definizione della politica industriale annunciata e ora bisognosa di concretezza».

 


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