Tod’s, tre manager indagati per presunto caporalato. La società: «Stiamo esaminando le carte con tranquillità»

L'INCHIESTA della Procura di Milano che già nei mesi scorsi aveva portato a chiedere l'amministrazione giudiziaria per il colosso della moda per omessi controlli nella catena dei subappalti della produzione in opifici cinesi. La società prende atto che «la Corte di Cassazione ha rigettato ieri le richieste e il ricorso»

di redazione CF

Tre manager di Tod’s spa sarebbero indagati, come riporta l’Ansa, per caporalato e la stessa società è stata iscritta per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, in relazione allo stesso reato, in un’inchiesta della Procura di Milano che già nei mesi scorsi aveva portato a chiedere l’amministrazione giudiziaria per il colosso della moda per presunti omessi controlli nei subappalti della produzione in opifici cinesi.

Ora il pm di Milano, come risulta da una richiesta al gip di interdittiva per Tod’s dal pubblicizzare i propri prodotti per sei mesi, anticipata, come riferisce sempre l’Ansa, sulle pagine economiche del Corriere della Sera, avrebbe individuato non più solo responsabilità omissive dei responsabili dell’azienda ma anche delle ipotesi dolose.

Dal canto suo, Tod’s fa sapere, con una nota, che «prende atto che la Corte di Cassazione ha rigettato ieri le richieste e il ricorso del dottor Paolo Storari.
In merito alle nuove contestazioni sulla medesima vicenda, la società sta ora esaminando con la stessa tranquillità l’ulteriore materiale prodotto (…) dal dottor Storari».

I manager della società di Diego Della Valle, riferisce l’Ansa, non avrebbero tenuto “conto dei risultati” di alcune “ispezioni” negli opifici cinesi, sei tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo, e di “audit” su quei fornitori che “davano atto di numerosi indici di sfruttamento” dei lavoratori.

Nel pomeriggio è stata diramata, da Tod’s, una seconda nota, più lunga ed esplicativa rispetto alla prima: «In merito ai fatti odierni, Tod’s ribadisce la propria estraneità a quanto contestato, come manifestato durante la conferenza stampa del 10 ottobre 2025. Essendoci un procedimento in corso riteniamo corretto dibattere nelle sedi ufficiali, onde evitare ulteriore confusione. Vogliamo ancora una volta rimarcare che il nostro Gruppo è spesso considerato un modello di comportamento e che da sempre tiene in assoluta considerazione la salute e la qualità della vita dei propri dipendenti. Al di là di quanto contestato a Tod’s, che risponderà nelle sedi opportune, riteniamo assolutamente necessario stabilire delle regole che permettano alle aziende di lavorare con tranquillità e, al contempo, assicurino un rigido sistema di controllo della qualità e della dignità del lavoro. Così facendo, potremo tutelare la reputazione del Made in Italy nel mondo, evitando di sollevare dubbi che possano incidere negativamente sulla fiducia dei consumatori. Va letto in quest’ottica il nostro invito ai magistrati a visitare i nostri stabilimenti e quelli di tante altre aziende, per osservare in prima persona l’eccellente qualità dei luoghi e delle condizioni di lavoro. (…). Considerando l’amarezza che possono provare i nostri dipendenti nel leggere queste notizie infondate, cogliamo l’occasione per rinnovare a loro tutta la nostra fiducia per l’eccellente lavoro che svolgono per il successo del Gruppo».

 


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