di redazione CF
Consiglio comunale con coup de théâtre finale quello andato in scena questa mattina a Campofilone. Al termine dell’assise per l’assestamento di bilancio, infatti, è stata letta una nota sulla volontà di cinque consiglieri di maggioranza (nel Comune della Valdaso ne sono sette in totale, più i tre della minoranza) di sfiduciare il primo cittadino Giovanni Feliziani.
E da lì a poche ore in nove (quindi praticamente tutto il Consiglio: sei su sette di maggioranza e tre di minoranza) hanno rassegnato le dimissioni davanti al notaio.
Una doccia fredda per il primo cittadino che, però, non indietreggia di un millimetro sulle sue convinzioni e, prima ancora, sul suo modo di interpretare e amministrare. A lui i verrebbe contestato un modus operandi troppo autocratico.
Il primo atto della crisi, questa mattina con la lettura in Assise della “lettera dei cinque”. Il secondo, oggi pomeriggio alle 15 con le “dimissioni dei nove”. Il terzo? Nelle prossime ore con lo scioglimento formale del Consiglio e la caduta dell’amministrazione. «Il messaggio di una sopravvenuta mancanza di condivisione sulle progettualità è arrivato. Non sto certo a cincischiare» rimarca, con tono categorico, il primo cittadino.
«Iniziamo subito col dire che io, per Campofilone, non mi sono mai risparmiato. Anzi ci ho rimesso anche in salute – le parole di un Feliziani che non mostra il fianco ai suoi “oppositori”, e questa volta non si parla di minoranza – le mie parole d’ordine sono “legalità” e “procedure”. Se la sfiducia dovesse essere formalizzata e io dovessi effettivamente decadere, non so se mi ricandiderò. Di sicuro mi prenderò un periodo per leggere, per parlare ancora con le persone. E visto che conosco la macchina amministrativa regionale, sarei a disposizione di chi vorrà ascoltarmi».
E cosa avrebbe spinto i consiglieri alla sfiducia, Feliziani lo immagina bene: «Viene detto che io sia una sorta di dittatore. Mi sono sempre sforzato di spiegare cosa sia formale e cosa no, come funzionano le procedure amministrative, come funziona la legge. E poi io sono uno che, davanti a una buca, preferisce fare un progetto per sistemare la strada piuttosto che tappare quella buca» quasi a voler dire che predilige la progettualità rispetto all’estemporaneità, seppur spesso più rapida nella risoluzione del problema ma magari meno strutturata.
Qualcosa si è evidentemente incrinato, per usare un eufemismo, tra il primo cittadino e il blocco consiliare. Ma Feliziani non sembra minimamente intenzionato ad “andare a Canossa”: «Sono un uomo delle istituzioni e per le istituzioni. Non sono da manovre, manovrine o inciuci. Vi sembro uno che va a chiedere pietà? Mi recherò, non nego, con sconcerto, dal prefetto e gli consegnerò le chiavi del Comune». Dunque commissariamento.
«Esattamente. Avevamo molte questioni aperte: dal centro diurno per disabili all’antenna 5 G, dalla messa a norma delle mura storiche agli interventi per il dissesto idrogeologico. Auguro al commissario di gestire al meglio tutti questi argomenti. Poi, come giusto che sia, sarà il popolo ad esprimersi». Feliziani è stato eletto sindaco nel giugno dello scorso anno «con circa il 73% dei votanti, circa 750 voti. Non so se mi ricandiderò ma se lo farò, chissà, magari avrò modo di guadagnarmi la fiducia anche di altri» la conclusione del primo cittadino, che lascia spazio ad ipotesi ed interpretazioni sul suo futuro amministrativo. Tornando all’oggi, ora servirà il deposito delle dimissioni al Protocollo del Municipio e un passaggio formale in Consiglio per la verificare l’insussistenza della maggioranza. A quel punto la palla passerà al prefetto Edoardo D’Alascio che nominerà un commissario prefettizio per traghettare il Comune a nuove elezioni (nella primavera del 2026, insieme a Fermo?).
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