OSTEOPOROSI: 1 donna su 3 rischia la frattura dopo i 50 anni
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Non è raro, nelle donne sopra i 50 anni, di procurarsi delle fratture anche con traumi minimi. E se ti dicessi che tutto parte dal dolore? Il dolore alla schiena non è sempre un trascurabile segno dell’età, ma è spesso il primo campanello d’allarme di una fragilità che cresce in silenzio. L’osteoporosi, infatti, colpisce senza farsi notare e riguarda numeri importanti: secondo gli ultimi studi 1 donna su 3 sopra i 50 anni subirà una frattura da fragilità ossea e spesso le zone più colpite sono le vertebre, le anche e i femori (fonte: International Osteoporosis Foundation). Un dato che rende ogni fitta ricorrente qualcosa da non ignorare.
Accanto ai sintomi fisici come debolezza muscolare, forza ridotta e dolore, questa condizione porta con sé una paura molto concreta: il timore che un gesto comune possa provocare un dolore improvviso, che la schiena non sia più affidabile come un tempo, che un movimento sbagliato possa provocare danni fisici. È una paura che cresce piano, ogni volta che la rigidità mattutina tarda a passare, quando ci si sente meno sicure nel piegarsi o quando il mal di schiena torna senza un motivo preciso. Avere più di 50 anni e sapere quanto sia diffusa questa debolezza delle ossa rende tutto ancora più reale.
Con l’osteoporosi da menopausa le ossa della schiena diventano più sottili e meno forti, e i segnali arrivano spesso nei gesti più comuni. Tante donne raccontano che la prima fitta seria non è arrivata dopo un incidente, ma mentre raccoglievano un asciugamano, sollevavano una busta della spesa o addirittura dopo uno starnuto un po’ più forte del solito. Sono episodi che sembrano banali, ma che indicano una schiena già indebolita. Quando le ossa perdono forza, anche un movimento normale può essere troppo. Possono verificarsi piccoli cedimenti che non si notano subito e che, nel tempo, cambiano la postura, riducono un po’ l’altezza e portano a muoversi con più cautela. La schiena diventa così un punto delicato: ci si prende più tempo e si evitano i pesi o attività quotidiane.
Alla luce di tutte le cose dette finora, c’è un modo per rimediare a tutto ciò? L’attività fisica mirata è considerata la strategia più efficace per rallentare questa perdita di forza nelle ossa, rendere la schiena più stabile e più forte. Non è solo teoria: uno studio clinico condotto su donne in post-menopausa (LIFTMOR Trial, 2018) ha mostrato che un programma strutturato di esercizi può aumentare la densità ossea della colonna, con un miglioramento significativo anche in età avanzata. Esercizi leggeri con un po’ di carico, movimenti per migliorare equilibrio e forza aiutano la colonna a rispondere meglio agli sforzi quotidiani. Non servono allenamenti intensi: servono costanza e metodo. Anche poco, ma fatto bene, l’esercizio può ridurre quella sensazione di fragilità che molte donne iniziano a sentire dopo i 50 anni.
Riconoscere i segnali, ascoltare il proprio corpo e rimanere attive permette di affrontare l’osteoporosi con più consapevolezza, prima che un gesto qualunque diventi un episodio capace di cambiare la routine di tutti i giorni.
Con il metodo Atraining lavoriamo attraverso il Protocollo ossa forti: insegniamo a muoversi meglio, rinforzando la schiena e recuperando sicurezza nei gesti di ogni giorno. Nessuna scorciatoia o allenamenti pesanti, ma un lavoro progressivo e controllato che aiuta le donne sopra i 50 anni a sentirsi più stabili, più forti e meno spaventate dai movimenti che prima provocavano dolore.
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