Oltre 170 firme raccolte dal Partito Democratico di Porto Sant’Elpidio, che ha così depositato in consiglio comunale la mozione per l’adesione al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani.
«La promozione della pace non è materia di opinione o di comodo arbitrio politico: è una necessità imprescindibile e un impegno inderogabile che ogni amministrazione locale deve assumere con responsabilità e coerenza. La mozione presentata nel Consiglio comunale del 17 novembre per l’adesione al “Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani” non rappresenta un’ideologia, ma un atto di responsabilità civile e di tutela di valori universali, già condiviso da oltre 600 enti locali in tutta Italia – fanno sapere dal Pd – al centro di questa mozione c’è soprattutto la voce dei cittadini. La raccolta spontanea di ben 171 firme testimonia un sentire civico autentico e una richiesta chiara: che la pace non resti confinata nelle “coscienze individuali”, ma diventi una scelta amministrativa concreta, visibile e coerente. I firmatari non hanno espresso un’opinione episodica, ma hanno rivendicato con forza il diritto della comunità a vedere riconosciuti, anche simbolicamente, valori di pace, solidarietà e giustizia. Ignorare questa mobilitazione significa sminuire un gesto collettivo di partecipazione democratica e rifiutare un confronto serio con la cittadinanza».
«Il rifiuto persistente e immotivato della maggioranza, che liquida la mozione parlando di “ideologismo”, rivela invece un approccio preconcetto, incapace di riconoscere la legittimità della partecipazione civica. Ridurre un simbolo di pace a battaglia politica, mentre si accettano senza esitazioni altri simboli meno significativi, è un esempio lampante di incoerenza e una grave mancanza di visione politica capace di rispondere ai bisogni reali della collettività – aggiungono dal Partito Democratico – la pace, lungi dall’essere un concetto astratto, influisce direttamente su ogni aspetto della vita quotidiana: dalla stabilità economica al benessere sociale, dalla gestione delle risorse alla coesione della comunità».
Il “Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani” rappresenta la più grande rete italiana impegnata in politiche e programmi concreti: educazione permanente alla pace, sostegno a iniziative pubbliche, partecipazione a marce e campagne nazionali di grande rilevanza.
«Riteniamo legittimo scegliere se aderire oppure no al coordinamento, perché è nelle prerogative della giunta, ma le motivazioni espresse dalla maggioranza sono state assolutamente inconsistenti – sottolineano dal partito di minoranza – la resistenza della giunta non è dunque una scelta innocua: è una decisione profondamente ideologica che frena la capacità del Comune di svolgere un ruolo attivo nella promozione di una cultura condivisa di pace e di rispondere alle richieste dei cittadini che si sono mobilitati in modo trasparente e responsabile anche a fronte del “nulla” proposto dall’amministrazione. Ribadiamo infine che la pace non è opzionale né opinabile: è un patrimonio fondamentale che trascende gli schieramenti politici. La nostra comunità lo ha espresso con chiarezza attraverso la raccolta firme; ora spetta all’amministrazione accogliere questa richiesta legittima e fare della pace una priorità concreta, coerente e indiscutibile a beneficio di tutti».
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