Riceviamo da Miki Rutili e pubblichiamo:
«In occasione del passaggio della fiamma olimpica a Fermo, ampiamente documentato da Cronache Fermane con video e fotogallery, chiedo chiarezza sulle modalità con cui è stata costruita la rappresentazione simbolica dell’evento». E’ quanto si legge in una lettera inviata alla nostra redazione da Miki Rutili, fermano, fondatore di Team Commando «che – scrive Miki Rutili – è una piattaforma editoriale e sportiva che raggiunge oltre 35 milioni di utenti ogni mese sui social, seguita da atleti, professionisti dello sport, appassionati e addetti ai lavori in Italia e all’estero. Una realtà che da anni racconta lo sport dal punto di vista del merito, della performance e dei valori olimpici, dando visibilità ad atleti, storie e territori. Il passaggio della fiamma olimpica è stato senza dubbio un momento importante per la città, ben raccontato nonostante le difficili condizioni meteo. Proprio per questo, però, ritengo necessario interrogarsi sul messaggio istituzionale che è stato veicolato. Nel corso dell’evento è stata registrata la presenza di un tedoforo inserito in un contesto ufficiale con riferimenti evidenti al Comune di Fermo. Una scelta simbolica che – scrive Rutili – non risulta accompagnata da una spiegazione pubblica chiara sui criteri adottati e sulle finalità istituzionali. Il punto non è giudicare persone o iniziative folkloristiche. Il punto è comprendere perché, in un momento di così alto valore simbolico, non sia stata fornita una narrazione istituzionale trasparente sulle scelte compiute. Quando si parla di Olimpiadi, ogni simbolo diventa un messaggio politico e culturale. La richiesta di chiarimenti è rivolta al Mauro Torresi, sindaco di Fermo, e all’Alberto Maria Scarfini, assessore allo Sport, entrambi presenti e citati nel racconto dell’evento. La presenza delle massime istituzioni cittadine rende questa scelta pienamente politica. Non si può parlare di decisioni neutre o puramente operative. È legittimo chiedere chi abbia proposto quella rappresentazione, chi l’abbia condivisa e con quali obiettivi».
«In base alle informazioni disponibili, il sistema di individuazione dei tedofori prevedeva una combinazione di autocandidature, successivamente valutate dal Comitato nazionale organizzatore, e segnalazioni provenienti dalle istituzioni territoriali. Un meccanismo che spiega perché una parte significativa dei tedofori non provenga direttamente dal mondo sportivo. È proprio su questo passaggio che si concentra la mia riflessione. La procedura generale può essere anche formalmente corretta. Ciò che resta da chiarire è l’utilizzo della discrezionalità istituzionale nelle segnalazioni territoriali. In un evento olimpico, ogni scelta simbolica concorre a costruire un messaggio pubblico».
«Non è una questione locale, ma di metodo. Ed è proprio per questo che a livello comunale e regionale è necessario spiegare con chiarezza le scelte che incidono sull’immagine pubblica dello sport. La mia posizione non intende essere letta come un attacco personale o una polemica sterile.
Non si tratta di accusare qualcuno. Si tratta di esercitare un diritto di critica politica, fondato su fatti documentati e su una richiesta di trasparenza. Chi amministra ha il dovere di spiegare le proprie scelte, soprattutto quando riguardano simboli pubblici di portata internazionale. Team Commando chiede quindi un chiarimento pubblico e puntuale su tre aspetti: quali criteri siano stati adottati per la selezione e la proposta dei tedofori nella tappa di Fermo; quale sia stata la filiera decisionale istituzionale, dal livello comunale a quello regionale; quale visione dello sport e dei suoi valori si intenda rappresentare attraverso eventi olimpici sul territorio. Non è una richiesta contro qualcuno. È una richiesta per lo sport fermano. E quando si parla di Olimpiadi, la trasparenza non è un’opzione, è un dovere politico».
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