Di Silvia Remoli
Nella Biblioteca Romolo Spezioli di Fermo, ieri sera, la splendida sala lettura affacciata su Piazza del Popolo si è riempita rapidamente di avvocati, giornalisti, appassionati di letteratura ed estimatori dell’autore: tutti attendevano con ansia la prima presentazione regionale del romanzo “Se fioriscono le spine” di Glauco Giostra, professore universitario di procedura penale (prima alla Facoltà di Giurisprudenza di Macerata e poi all’Università La Sapienza di Roma).
Dopo i saluti dell’assessora alla cultura Micol Lanzidei, a introdurre il prof. Giostra sono stati due compagni di tavolo diversi per competenze ma sinergici nella conduzione della serata: il giornalista Maurizio Blasi e l’avvocatessa Alessia Capretti.
Il primo ha esordito definendo il romanzo «solo apparentemente leggero perché, seppur breve e scorrevole, tanto da pesare appena 236 grammi, ha una tale intensità e ricchezza di contenuti da sembrare molto più consistente».
Ogni lettore, infatti, può appassionarsi ai vari protagonisti che vivono in carcere e avvertire quanto, lì dentro, certi sentimenti sembrino amplificati: l’amicizia, la rabbia, il rimpianto, l’amore, la vergogna, lo sconforto, la stanchezza, la solitudine…
«Una storia ricca di colpi di scena, appassionante come uno dei migliori film», ha continuato Blasi, paragonando il libro a capolavori cinematografici del calibro de ‘I soliti sospetti’ e ‘Le ali della libertà’.
L’avvocatessa Alessia Capretti ha letto ad alta voce una pagina del libro, dichiarandosi onorata di poter sedere accanto all’illustre autore e non davanti alla sua cattedra, come accadeva ai tempi in cui era suo professore universitario.
Il professor Giostra, di tutta risposta, si è mostrato piacevolmente imbarazzato dalle introduzioni «così umane e affettuose» e stupito dalla numerosità dei presenti.
Si è rivolto così alla sua attenta platea: «Devo spiegarvi innanzitutto la dedica nel libro: ‘a Enzo’. Lui era un mio collega e amico catanese, scomparso due anni fa, per anni in commissione con me a Roma, costretto sulla sedia a rotelle da una malattia degenerativa. Gli feci leggere una bozza del libro chiedendogli consigli e critiche. Lui, prontamente, mi disse che uno dei protagonisti narrati, un detenuto siciliano, non poteva parlare così bene l’italiano e mi aiutò quindi a renderlo più vero e credibile arricchendolo con espressioni tipiche della sua terra. Ecco perché mi sentivo in dovere di dedicarglielo.
Il romanzo l’avevo nel cassetto da anni e spero che, oltre ad appassionarvi nella trama, possa sollevare riflessioni sulla necessità di rendere i carceri più vivibili, più inclini a realizzare l’obiettivo della rieducazione.
La limitazione della libertà non deve sottintendere l’offesa della dignità. Solo basandoci su questa convinzione possiamo auspicare una riduzione dei casi di suicidio in cella, oltre che di evasioni e recidive. Per fortuna non sono solo a pensarla così.
Infatti il direttore d’orchestra Riccardo Muti tra poco si esibirà nel penitenziario di Milano, proprio per portare la sua forma d’arte a chi non può goderne.
In California, già da tempo, danno in dotazione ai reclusi dei visori digitali per farli viaggiare, almeno virtualmente, offrendo loro una “lecita evasione” e, stando ai numeri, a seguito di questa concessione sono diminuiti del 97% i procedimenti disciplinari.
Dovremmo quindi concedere a chi ha sbagliato l’opportunità di correggersi. Per questo, quando acquistate il mio libro, ci tengo a farvi sapere che rinuncio ai diritti d’autore perché li convertirò in copie da regalare ai detenuti che andrò a visitare da oggi in avanti».
Questo e molto altro è stato detto nell’affollatissima sala studio della Biblioteca di Fermo, ma, se poi svelo tutto, rischio di non invogliarvi a leggere questo gioiellino di carta e inchiostro.
Pertanto chiudo con una mia breve riflessione.
Se Blasi, simpaticamente, ha dato al libro un peso oggettivo prima di decantarne quello emotivo, io vorrei provare a dargli un colore, che ovviamente va oltre il blu della copertina: ‘Se fioriscono le spine’ me lo immagino di un metallizzato cangiante, mutevole, perché resta grigio e freddo se resta sotto le luci al neon di un ambiente chiuso, ma può trasformarsi in una miriade di colori quando si fa raggiungere dalla luce del sole. Esattamente come dovrebbe essere la vita di chi, dopo aver pagato con la reclusione il proprio errore (ovviamente in un clima di rispetto e rieducazione), può uscire a riconquistarsi la fiducia del mondo in cui si riaffaccia.
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