Monte Urano, Mazzaferro risponde all’opposizione: «Le regole non zittiscono il confronto, lo rendono possibile»

POLITICA - Il presidente del consiglio comunale di Monte Urano, ha voluto ribattere alle accuse di imparzialità mosse dalle opposizione al termine dell'ultimo consiglio comunale

All’indomani dell’ultimo consiglio comunale a Monte Urano, le opposizione hanno attaccato anche l’operato del Presidente del consiglio Massimo Mazzaferro, reo di aver a loro dire di non esercitare in maniera democratica il ruolo di garante all’interno dell’assemblea (clicca qui).

Accuse alle quali Mazzaferro ha prontamente risposto: «In democrazia non ci si confronta per alzare la voce, ma per capire. Il confronto non è un favore che qualcuno concede: è una necessità. Ma perché funzioni ha bisogno di una cosa semplice e preziosa: le regole. Senza regole, il dialogo non è libertà. È confusione – sottolinea Mazzaferro – L’ultimo Consiglio comunale di Monte Urano era stato convocato per una cosa precisa: discutere il bilancio. Il Regolamento (approvato da chi oggi siede all’opposizione), dice che durante quel dibattito non sono ammessi interventi fuori tema. Non è una scelta politica, è una norma. Vale nei comuni, nelle regioni, in Parlamento. Vale per tutti. E c’è un’altra regola chiara: quando si conclude la dichiarazione di voto, la parola non può essere ripresa. L’ho ricordato più volte in passato, non per zittire qualcuno, ma per garantire che tutti abbiano lo stesso diritto di parlare e nessuno il privilegio di farlo due volte».

«Nel corso del tempo ho spesso consentito, con spirito di apertura, un numero di interventi superiore a quello strettamente previsto dal Regolamento, nella convinzione che il Consiglio comunale debba essere luogo di confronto. Ma il confronto deve restare sereno, ordinato e rispettoso. Non può trasformarsi in un teatrino – continua Mazzaferro – il Presidente del Consiglio non deve dire chi ha ragione. Deve far sì che tutti possano parlare, ma secondo le stesse regole. È questo il suo compito: garantire il confronto, non decidere il risultato. Applicare il Regolamento non è un atto ostile. È il normale funzionamento di un’assemblea democratica. Non è autoritarismo. È tutela. Di chi governa e di chi è all’opposizione. Di chi parla e di chi ascolta».


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