Coraggio. Se c’è una parola che può descrivere gli ultimi mesi, specchio di una vita, di Marco Bordò, è proprio questa. Coraggio, appunto: quello che Marco, noto barman e imprenditore fermano spentosi venerdì all’età di 42 anni, ha dimostrato fino all’ultimo, e quello a cui ora sono chiamati i familiari, gli amici e quanti lo conoscevano nel proseguire senza di lui.
Una chiesa gremita, quella dell’Immacolata a Caldarette Ete di Fermo, quest’oggi è stato scenario delle esequie del 42enne. Tantissimi gli amici, i colleghi, i conoscenti, sommatisi ai familiari che questa mattina alle 11 si sono assiepati all’interno della chiesa per porgere a Bordò l’ultimo saluto. Ma tanti, con la chiesa riempitasi in pochi minuti, sono rimasti nel piazzale, sotto la pioggia. L’affetto e il cordoglio per la dipartita di Marco non potevano certo trovare una barriera nel meteo avverso.
Le esequie sono state celebrate da don Pietro. Al suo fianco don Luigi. «Una dipartita prematura, una permanenza su questa terra troppo breve» alcuni dei passaggi dell’omelia e del ricordo di don Pietro.
«Se possiamo riassumere Marco in due messaggi, direi coraggio e fede – le parole di don Pietro – il coraggio con cui ha affrontato la malattia, con cui ha sdrammatizzato le preoccupazioni di chi gli era vicino. E poi la fede, che sosteneva il suo coraggio nella sofferenza ma anche prima. Ha sempre avuto fede».
E quasi a voler misticamente decriptare un segnale del sorriso di Marco, all’uscita del feretro, un tiepido raggio di sole a squarciare la grisaglia di un cielo cupo e piovoso. C’è chi, nel dolore lancinante di una perdita che lascia un vuoto incolmabile, soprattutto nei cuori della moglie Alessandra, dei genitori Paola e Bruno, e del fratello Fabio, ha voluto scorgere in quel lembo luminoso un messaggio di continuità oltre la morte, un calore quasi innaturale per quanto effimero ma segnante.
Marco se n’è andato troppo presto, come ha rimarcato don Pietro. Ma quel calore a fare da contraltare alle temperature glaciali di questi giorni nel Fermano, un segnale l’ha lanciato: «Il destino di ha tolto troppo presto all’affetto della famiglia ma non ti toglierà mai dalla nostra memoria e dal nostro cuore» l’ultimo saluto dei familiari, condiviso anche dagli amici, colleghi e conoscenti che da venerdì sera si sono susseguiti nell’ultimo saluto a un imprenditore fermano leader nell’universo del beverage e della cocktaileria che 22 anni fa ha acceso le luci del locale Belle Epoque a Porto San Giorgio (a porgergli l’ultimo saluto, ieri, anche l’assessore regionale, ed ex sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, il sindaco di Porto San Giorgio, Valerio Vesprini, il suo vice Fabio Senzacqua, il presidente della Provincia Michele Ortenzi, il consigliere provinciale Giulia Vagnozzi e il consigliere sangiorgese Andrea Rogante). Ma che prima di ogni altra cosa era un uomo dalla generosità infinita. La riprova: Marco, insieme ai suoi familiari, non ha voluto fiori ma offerte al reparto di Gastroenterologia dell’ospedale Murri di Fermo, in cui è stato ricoverato fino al suo ultimo giorno di vita, e che lo ha seguito e accudito fino a quel nefasto venerdì, e anche oltre, con una vicinanza che è proseguita anche dopo quell’ultimo, straziante, respiro.
r.c.f.
Addio Marco Bordò «Ci hai insegnato a brindare all’amore e alla gioia»
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