In merito alla recente firma sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur ad intervenire e fare il punto della situazione è Enzo Mengoni, Presidente territoriale Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo. «L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur rappresenta senza dubbio uno dei passaggi più rilevanti della politica commerciale europea degli ultimi anni. In materia registriamo un cauto ottimismo, ma riteniamo necessario avvicinarsi a questo accordo con la doverosa prudenza. Siamo in una fase economica delicata e, come sistema delle micro, piccole e medie imprese, dobbiamo saper cogliere le opportunità senza sottovalutare le possibili criticità. Parliamo di settori produttivi che, soprattutto per l’agroalimentare, operano secondo standard ambientali, sanitari e di sicurezza diversi rispetto a quelli presenti in diversi Paesi del Mercosur. La vera sfida sarà capire se e come l’accordo saprà tutelare le nostre filiere, la qualità e il valore aggiunto delle produzioni locali, evitando distorsioni competitive».
C’è soprattutto grande attenzione in merito ai vantaggi che si possono, potenzialmente, avere in termini di esportazioni. «Sul fronte dell’export, i potenziali vantaggi esistono, ma sono ancora tutti da quantificare. In un momento in cui molte imprese stanno cercando nuovi sbocchi commerciali, anche a seguito della chiusura o del rallentamento di mercati tradizionali, questi Paesi potrebbero rappresentare un’alternativa. Ma ci chiediamo se la capacità di assorbimento sarà significativa o la spinta sarà più moderata. I mercati del Mercosur – continua il presidente – hanno indubbiamente grandi potenzialità: il Made in Italy, soprattutto di alta gamma, è apprezzato e riconosciuto come sinonimo di qualità, stile e unicità, difficilmente replicabile. Allo stesso tempo, i dazi finora esistenti hanno spesso frenato l’ingresso di molte imprese, soprattutto artigiane, che ora potrebbero guardare a queste aree con interesse. Tuttavia, la riduzione delle barriere tariffarie da sola non basta: servono accompagnamento, informazioni chiare e strumenti adeguati a consentire alle piccole imprese di competere davvero».
Insomma vantaggi potenzialmente importanti ci sono ma servono anche regole precise ed uguali per tutti. «Puntare su questi mercati è giusto, ma l’internazionalizzazione non può poggiare su un’unica direttrice: servono strategie plurime – conclude – diversificazione e politiche di supporto concrete, perché l’apertura commerciale sia un’opportunità diffusa e non un rischio concentrato. L’accordo può essere un segnale positivo quindi, anche alla luce dei correttivi introdotti dal Governo italiano, ma dovrà dimostrare nei fatti di saper coniugare apertura dei mercati, reciprocità delle regole e tutela del nostro sistema produttivo».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati