«Il trasferimento del centro sociale di Villa Murri a piazza Dante, deciso dall’assessore Traini, accogliendo il voto di maggioranza dell’associazione Mondo Sociale, a cui era affidata la gestione dello spazio, rappresenta un grave errore amministrativo che spegne un presidio storico e insostituibile di aggregazione per gli anziani della nostra città». E’ il pensiero della consigliera comunale del Pd, Annalinda Pasquali.
«Pur prendendo atto della scelta degli associati, non si può cancellare il valore pubblico del centro sociale stesso: uno spazio che va ben oltre il requisito formale del tesseramento e che ha garantito nel tempo relazioni, continuità e inclusione sociale nel centro cittadino, soprattutto per le persone più fragili e con difficoltà di spostamento. Ridurre tutto a una decisione associativa significa trasformare un criterio burocratico in uno strumento di esclusione e rinunciare al ruolo politico dell’amministrazione, che dovrebbe mediare soluzioni inclusive nell’interesse dell’intera comunità. Sappiamo che il tesseramento all’associazione era necessario per questioni assicurative, ma questo aspetto può essere superato mantenendo quello spazio pubblico aperto a tutti i cittadini che intendono frequentarlo, come già avviene nei centri di aggregazione giovanili privi di vincoli associativi».
«Un conto è delegare passivamente a un direttivo di un’associazione le scelte, un conto è – incalza Pasquali – promuovere una democrazia partecipativa reale: ciò che non è avvenuto con la semplice presa d’atto del trasferimento da parte dell’amministrazione. Anche l’annunciato “centro famiglie” con operatori rischia di escludere chi cerca luoghi di ritrovo liberi, alternativi al bar. In questo caso l’assessorato ai servizi sociali preferisce ratificare una chiusura anziché mediare soluzioni inclusive che rispondano ai bisogni di tutta la comunità, trasformando l’associazionismo in un muro contro chi non si è allineato alla decisione. Chiediamo di mantenere un centro sociale a villa Murri o in uno spazio pubblico del centro cittadino per la libera aggregazione degli anziani, senza obblighi di tesseramento, come luogo inclusivo capace di prevenire l’isolamento delle persone più vulnerabili. Governare significa mediare, non ratificare: la comunità merita soluzioni proattive, non prese d’atto».
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