Il “Gigli” negato: scintille tra sindaco Ciarpella e comitato Marche per la Palestina

PORTO SANT'ELPIDIO - Botta e risposta al vetriolo tra i Pro-Pal e il primo cittadino. Pomo della discordia il "no" all'utilizzo della sala del polo culturale per un'iniziativa il 18 gennaio prossimo. Al centro della discussione un'azienda privata

Scintille tra il sindaco Massimiliano Ciarpella, ed il comitato Pro Pal, a Porto Sant’Elpidio. Al centro della diatriba, la revoca della concessione del polo culturale Beniamino Gigli nella piazza della città, ossia lo spazio che domenica avrebbe dovuto ospitare l’iniziativa “No alla finanziaria di guerra! No alla complicità con Israele”, promosso dal comitato stesso. Un dietro-front da parte dell’amministrazione Ciarpella derivato dal fatto che “non viene ritenuto idoneo che uno spazio pubblico sia utilizzato per accusare un’azienda privata del territorio”. Infatti al centro dell’incontro promosso dal comitato, c’è un’azienda privata. Una diatriba che ha infervorato la discussione con i Pro Pal che nel primo pomeriggio di oggi, si sono ritrovati per un sit-in di protesta dinanzi il palazzo municipale.

Due cartelli esposti che richiamano in causa il primo cittadino elpidiense: “Ciarpella prendi lezione, i diritti sono stabiliti dalla Costituzione” e ancora “Caro sindaco i crimini contro l’umanità non si cancellano con un regolamento”. Poi una catena umana con una scritta che si forma: “La strage continua!”. Il tutto mentre megafono in mano, i manifestanti hanno iniziato a leggere gli articoli della Costituzione facendo riferimento soprattutto all’articolo 17: Libertà di riunione, e all’articolo 21: Libertà di pensiero. «Porteremo una copia della nostra Costituzione al sindaco, perché evidentemente non la conosce, non l’ha studiata e non sa di cosa parliamo – il pensiero espresso megafono in mano dinanzi l’ingresso del municipio – Il sindaco sostiene che volevamo processare l’azienda, il tribunale della storia però ci mostrerà la realtà dei fatti. Noi al sindaco diciamo che pur essendo un avvocato, non può esserlo di un’azienda privata. Lui è il sindaco ed ha l’obbligo di rispettare la nostra Costituzione».

Massimiliano Ciarpella

La risposta del sindaco Massimiliano Ciarpella, intanto era già arrivata tramite social. «Era facilmente prevedibile la reazione risentita del coordinamento Marche per la Palestina al mio diniego del Polo culturale Gigli per l’iniziativa del 18 gennaio. Invero, a voler prediligere il quieto vivere e dribblare ogni polemica, so bene che sarebbe stato più conveniente fingere di non vedere e concedere l’utilizzo della sala. Premetto che per costoro “aver presentato nei tempi e in modo corretto la domanda” significa pubblicizzare l’evento su giornali e social, stampare locandine con data e luogo della riunione già dal 9 gennaio e solo successivamente chiederne l’utilizzo (richiesta pervenuta nel pomeriggio del 12 gennaio). Significa presentare una richiesta di spazio pubblico a nome di un’associazione e mandare in giro locandine e post a nome di un’altra. Significa chiedere l’utilizzo di una sala per una conferenza sulla pace e disarmo e pubblicizzare nelle locandine e nei post social una sedicente questione inerente un’azienda che opera nel nostro territorio, ma glissiamo. Il tema centrale non è questo. Il sindaco non decide “di e su cosa si possa discutere” e il mio gradimento delle tematiche trattate è del tutto irrilevante. Il coordinamento Marche per la Palestina, come qualsiasi altro soggetto, può parlare di qualunque cosa. Il tema è un altro. È opportuno concedere una sala pubblica per un incontro che ha come suo tema centrale l’accostamento di un’azienda operante in città al genocidio del popolo palestinese e alla produzione di morte? Io ritengo di no e mi assumo la responsabilità di questo diniego. Non c’è bisogno di scomodare la Costituzione, basta l’articolo 3 del regolamento che disciplina l’utilizzo del polo Gigli. Sia chiaro che questo principio vale per chiunque si alzi la mattina e decida di prendersela con aziende di ogni settore – ha spiegato Il primo cittadino elpidiense, che ha proseguito  – Qualcuno, invece, avrebbe voluto utilizzare uno spazio pubblico della città di Porto Sant’Elpidio, non tanto per una conferenza sulla pace e il disarmo quanto piuttosto per mettere sul banco degli imputati un’azienda privata trasformando quel luogo in aula di tribunale, questo è francamente inammissibile (e per me anche inconcepibile). Credo che i post e le locandine siano più eloquenti di qualsiasi spiegazione. Ulteriore precisazione: il coordinamento Nativa ha già utilizzato quello spazio per promuovere le sue iniziative e l’ente comunale lo ha sempre autorizzato perché il tema della “pace” è assolutamente condivisibile. Il 18 gennaio invece l’oggetto della questione sarebbe stato ben altro. Quanto ai due pesi e due misure, mi viene da dire: da che pulpito! Ricordo che un anno fa non ho autorizzato alcuna manifestazione inneggiante al fascismo. Abbiamo concesso la sala Gigli ad un’associazione per una conferenza culturale ed una mostra fotografica sulla resistenza del popolo ucraino. Né i materiali promozionali diffusi, né i temi trattati nel corso di quel pomeriggio hanno minimamente sfiorato l’apologia di fascismo. Ma per i paladini della libertà a corrente alternata e dell’indignazione selettiva, in quel caso sarebbe stato doveroso vietare l’evento. Davvero uno strano concetto di libertà, il loro». Un confronto che ha visto alla fine il primo cittadino ricevere, nel proprio ufficio, una piccola delegazione del comitato per un confronto vis a vis.

Maikol Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti