Sisma, Castelli: «Nell’Appennino centrale un terzo degli eventi sismici del 2025»

IL COMMISSARIO straordinario: «Se il terremoto non è prevedibile, i suoi effetti possono però essere ridotti sensibilmente attraverso una pianificazione rigorosa, che tenga conto delle caratteristiche dei luoghi. Il modello adottato indica la via su sicurezza e prevenzione»

Guido Castelli

«Un evento sismico ogni 33 minuti, 43 al giorno, per un totale di 15.759 terremoti in Italia e nelle zone limitrofe». I dati emergono dal report Ingv sui terremoti del 2025, appena pubblicato, e restituiscono con chiarezza l’immagine di un Paese strutturalmente fragile. Un quadro che rende evidente come l’Appennino centrale richieda attenzioni e interventi specifici.

A sottolinearlo è il commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, che evidenzia come «nell’area compresa tra le quattro regioni interessate dalla sequenza sismica del 2016-2017 siano stati registrati circa cinquemila terremoti, oltre il 30% del totale nazionale, seppur con eventi di magnitudo mediamente contenuta».

«Dati che, da un lato, ci ricordano come la sismicità sia una condizione con la quale dobbiamo imparare a convivere investendo sulla cultura della sicurezza e, dall’altro, confermano la bontà dell’azione del Governo Meloni e del ministro Musumeci, che proprio all’Appennino centrale hanno voluto dedicare una particolare attenzione», afferma Castelli.

Il commissario richiama quindi l’esperienza maturata nel post-sisma: «L’esperienza di cui sono stato chiamato ad occuparmi è diventata un modello di riferimento per le aree interne, fondato sulla sicurezza e sulla sostenibilità ambientale, capace di trasformare i dati scientifici in scelte operative per rendere questi territori non solo vivibili, ma anche attrattivi».

Secondo Castelli, l’Appennino centrale rappresenta oggi «un laboratorio a cielo aperto, dove la ricostruzione si intreccia con la riparazione economica e sociale», basato su una visione ampia della sicurezza.

«Se il terremoto non è prevedibile – spiega – i suoi effetti possono però essere ridotti sensibilmente attraverso una pianificazione rigorosa, che tenga conto delle caratteristiche dei luoghi».

Un approccio che mette insieme riduzione della vulnerabilità sismica, gestione del rischio idrogeologico e contrasto allo spopolamento, elementi decisivi per la tenuta delle comunità locali.

«Il patrimonio di conoscenze del Laboratorio Appennino centrale oggi rappresenta un riferimento anche per altri contesti colpiti da eventi sismici», aggiunge, citando i terremoti di Pesaro, Fano e Ancona del 2022, quelli di Umbertide, Gubbio e Perugia del 2023 e l’area dell’Appennino romagnolo.

Fondamentale, infine, il modello di governance adottato: «La collaborazione tra Stato, Regioni e Comuni ha dimostrato di garantire risposte più ordinate ed efficaci, trasformando il post-emergenza in un percorso strutturato di messa in sicurezza».

«L’Appennino centrale – conclude Castelli – da area duramente colpita da eventi catastrofali, sta diventando un punto di riferimento capace di offrire un contributo concreto a tutta la Nazione».


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