di Giuseppe Fedeli *
Metti un cioccolatino nel carrello…
(sul test del carrello nei supermercati)
Ci chiediamo: i cassieri dei supermercati sono davvero tenuti a controllare meticolosamente i carrelli di tutti i clienti? Domanda che sorge spontanea dopo il test del finto cliente e il conseguente licenziamento di tre dipendenti nei negozi Pam Panorama di Siena e Livorno, e di ulteriori segnalazioni da punti vendita nel Lazio. Ai cassieri sarebbe stato contestato di non aver rilevato la merce nascosta da finti clienti, trasformando un test interno in un presunto furto.
Secondo Roberto Brambilla di Filcams Cgil non si tratterebbe affatto di casi isolati, ma di “un’attività ispettiva fatta in maniera molto ampia”, senza informare le organizzazioni sindacali.
Diverse le riflessioni che si impongono a fronte di una vicenda che, per certi versi, ha del grottesco. Ferma la legislazione in materia, da quanto sopra riportato non proprio lodevole è la finalità cui si ispira il controllo dei controllori, nella veste di clienti “per caso” (per modo di dire).
Condotta che va forse a toccare i nodi gordiani della nostra economia e, prima ancora, dell’apparato Stato. Perché è stato fatto questo a lavoratori onesti, quando nelle pubbliche amministrazioni regna il caos più totale, e nemmeno di fronte alla inerzia di chi vi è impiegato, la parola licenziamento (salvi i casi di oggettiva gravità) è pressoché estranea al lessico? Lo stato borbonico regna ancora? “Probabilmente” sì. Domande scottanti, cui, fortunatamente, i giudici del lavoro hanno dato tutti risposta “positiva”, reintegrando i cassieri licenziati. Che ne sarebbe stato del diritto di sopravvivere, se pure la giustizia avesse imboccato una direzione contraria?
Hic sunt leones
* giudice
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