«La Groenlandia: il vero campo di battaglia geoeconomico»

L'ANALISI del professor Maurizio Petrocchi: «La crisi della Groenlandia non sarà risolta da summit o comunicati. Sarà risolta dalla capacità di tradurre risorse materiali in posizioni di potere durevoli. La storia dell'Artico del XXI secolo è appena iniziata. La domanda è se l'Europa vi parteciperà come attore protagonista o solamente come spettatore»

Maurizio Petrocchi

di Maurizio Petrocchi *

 

La crisi della Groenlandia viene presentata come questione di alleanze e principi, autodeterminazione, solidarietà atlantica, ordine basato sulle regole. Questa narrazione oscura il vero terreno di conflitto. Ciò che si consuma nell’Artico non è primariamente uno scontro di valori, ma una competizione per risorse critiche, rotte commerciali emergenti e standard tecnologici che definiranno l’architettura del potere nel XXI secolo.
Mentre l’Europa discute di trattati di sicurezza e percentuali di Pil per la difesa, la partita decisiva si gioca su giacimenti di terre rare, cavi sottomarini e catena del valore energetica. L’Alleanza Atlantica non è minacciata dall’incostanza di un presidente, ma da una trasformazione strutturale nelle priorità strategiche statunitensi che precede Trump e gli sopravviverà.

La politica estera americana ha sempre oscillato tra internazionalismo e continentalismo. L’egemonia atlantica del secondo dopoguerra rappresenta un’eccezione storica. Per quasi un secolo – dalla Dottrina Monroe fino a Pearl Harbor – Washington considerò l’emisfero occidentale come spazio naturale di espansione. Theodore Roosevelt costruì la marina americana per sfidare la supremazia britannica, non per difendere l’Europa.
Ciò che chiamiamo «ritiro americano» è il riemergere di questa logica continentale, accelerata dallo spostamento del baricentro economico verso l’Indo-Pacifico e dalla percezione che la Cina rappresenti la sfida esistenziale primaria. La richiesta di sovranità sulla Groenlandia non è bizzarria personale, ma espressione di una tendenza strutturale: la ridefinizione dello spazio vitale americano in termini di controllo diretto sulle risorse strategiche dell’emisfero occidentale.
La vera posta emerge esaminando tre dimensioni della competizione in corso.

Risorse minerarie critiche. La Groenlandia possiede giacimenti significativi di terre rare, (neodimio, disprosio, terbio), elementi essenziali per la transizione energetica e i sistemi d’arma avanzati. La Cina controlla oltre il 60% dell’estrazione globale e quasi il 90% della raffinazione. L’accesso diretto ai giacimenti groenlandesi permetterebbe agli Stati Uniti di spezzare questa dipendenza senza negoziare con alleati percepiti come inaffidabili.
Rotte commerciali artiche. L’apertura del Passaggio a Nord-Ovest ridisegnerà la geografia del commercio globale. Chi controllerà i choke-points artici deterrà una leva di influenza paragonabile a quella degli stretti mediterranei.
Infrastrutture digitali sottomarine. La competizione riguarda i futuri cavi che collegheranno Asia, Europa e Nord America attraverso l’Artico. Il controllo fisico su questi nodi diventerà elemento di potere informativo ed economico di prima grandezza.
L’Europa si trova in una situazione di dipendenza strutturale su tre dimensioni: energetica, tecnologica e militare. Il dibattito europeo sulla difesa si concentra su percentuali di Pil e architetture istituzionali – elementi necessari ma insufficienti.
Manca una strategia di intelligence economica offensiva: capacità di identificare vulnerabilità degli avversari, proteggere i campioni industriali, costruire posizioni dominanti nelle catene del valore critiche. L’Unione Europea eccelle nella regolamentazione difensiva – Gdpr, Digital Markets Act – ma non nella penetrazione e proiezione economica che caratterizza l’azione americana e cinese.
Il paradosso europeo è quello di aver costruito un mercato unico senza autonomia strategica. Efficienza economica massima al prezzo della sovranità minima.

Scenari possibili

Normalizzazione negoziata: Washington ottiene concessioni sostanziali – accesso alle risorse minerarie, espansione delle basi – senza acquisizione formale di sovranità. L’Europa dichiara vittoria sui principi mentre cede terreno materiale.
Frammentazione atlantica controllata: la crisi accelera un «nucleo duro» europeo che avvia cooperazioni rafforzate. L’Alleanza sopravvive ma si trasforma in struttura più lasca, con maggiore autonomia europea.
Decoupling progressivo: l’unilateralismo americano prosegue fino a rendere insostenibile la finzione di comunità transatlantica. Russia e Cina sfruttano le divisioni.
La vera domanda non riguarda architetture istituzionali: riguarda la volontà di potenza. L’Europa è disposta a competere, non solo regolamentare, sul terreno delle risorse critiche e delle tecnologie strategiche? È disposta a costruire strumenti di coercizione economica credibili?
La crisi della Groenlandia non sarà risolta da summit o comunicati. Sarà risolta dalla capacità di tradurre risorse materiali in posizioni di potere durevoli. La storia dell’Artico del XXI secolo è appena iniziata. La domanda è se l’Europa vi parteciperà come attore protagonista o solamente come spettatore.

 

* Professore PhD
Università di Macerata
Storia del Giornalismo e dei media digitali.
Ecole de guerre Economique, Paris – Rabat


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti