«Le Marche sono un’area di infiltrazione economica e mimetizzata da parte di clan italiani ed esteri. Per garantire sicurezza e legalità occorre stroncare l’operato di chi organizza e gestisce i traffici illegali e la ramificazione territoriale delle attività criminali». A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti, che sulla questione ha depositato una specifica mozione, chiedendo al contempo l’istituzione di un centro operativo della Dia (direzione investigativa antimafia) nelle Marche.
«Ormai da anni ripetiamo che le Marche non sono più un’isola felice per quanto concerne la presenza di clan mafiosi e l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia reale. Eppure, del tutto incomprensibilmente, nella nostra regione non esistono centri e sezioni operativi della Dia. E ciò nonostante la presenza di un porto commerciale di rilevanza internazionale come quello di Ancona, da cui è verosimile pensare che possa transitare ogni sorta di traffico illecito proveniente dall’est Europa e anche oltre. Per questo motivo credo sia arrivato il momento per la Regione Marche di intervenire presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno al fine di richiedere l’istituzione in tempi brevi di un centro operativo della Dia» afferma il consigliere.
«Se la politica si rifiuta di fare questo passo – spiega Cesetti – è chiaro che tutti i discorsi sulla sicurezza e sul contrasto alla criminalità che abbiamo sentito in questi giorni diventano solo una inutile e ipocrita passerella. Non dobbiamo infatti dimenticare che oltre ai problemi di microcriminalità e ordine pubblico, che come chiedo invano da tempo, vanno prevenuti e repressi con l’incremento degli organici delle forze dell’ordine, è necessario andare a colpire all’origine di questi fenomeni. Non possiamo pensare, per esempio, di combattere lo spaccio di droga al dettaglio senza intervenire sui clan malavitosi che di quella merce inondano le nostre città, in alcuni casi trasformate addirittura in vere proprie piazze di rifornimento per tutto il centro Italia».
«Così come – continua il consigliere dem – non possiamo più chiudere gli occhi sulle decine di episodi che dimostrano chiaramente come la criminalità organizzata, italiana ed estera, abbia messo radici nelle Marche, riciclando denaro sporco e infiltrando settori produttivi importanti della nostra economia come l’edilizia, l’agricoltura, ma anche il calzaturiero e la cantieristica. Penso, in particolare, a fenomeni come il lavoro nero e il caporalato, che nelle Marche non appaiono più attività di carattere episodico, ma perni di un sistema strutturato che vede una convergenza sempre più stretta tra criminalità organizzata e imprenditoria locale compiacente, dove attraverso uno specifico modello, si gestisce il reclutamento e il trasporto della manodopera grazie a società fittizie che offrono pacchetti di lavoro a prezzi fuori mercato, evadendo contributi e tasse. Le ingenti somme accumulate poi tramite lo sfruttamento del lavoro, vengono reinvestite dalle organizzazioni criminali nel tessuto economico legale della regione, alimentando il circuito del riciclaggio già evidenziato nelle relazioni Dia del 2025. Un altro settore che giustifica l’istituzione di un centro operativo della Dia nelle Marche – conclude Cesetti – è quello dei reati ambientali. Basti dire che il rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente nelle Marche ci dice che superano quota mille i crimini commessi in questo campo. La provincia di Ancona, tra l’altro, entra nelle prime dieci province italiane con ben 704 illeciti penali. Un pericolo enorme per la salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo di settori economici come il turismo e l’enogastronomia».
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