
Enzo Mengoni
«Evasione fiscale: basta generalizzare», Confartigianato, con il suo presidente territoriale Macerata-Ascoli-Fermo, Enzo Mengoni, non ci sta. La puntualizzazione arriva di fatto in replica a chi addita le piccole imprese e i lavoratori autonomi come evasori fiscali.
«Confartigianato, che da sempre lavora sul campo e conosce da vicino la realtà delle imprese locali, è perfettamente consapevole della quotidianità delle nostre aziende. La rappresentazione delle imprese italiane come “evasori fiscali” è troppo spesso generalizzata e ingiusta. Ci sembra di rinverdire un concetto ormai superato che genera solo scontro tra classi sociali. Questa visione non solo non rispecchia la realtà, ma dimentica l’impegno quotidiano di migliaia di imprenditori e lavoratori che operano nel rispetto delle regole, contribuendo al Paese con il loro lavoro, il pagamento delle tasse e la creazione di occupazione. La maggior parte delle imprese italiane, e in particolare quelle marchigiane, è composta da micro, piccole e medie realtà che – rimarca il presidente Mengoni – affrontano un sistema fiscale tra i più complessi e gravosi d’Europa. Nonostante ciò, queste imprese continuano a investire, innovare, produrre e, cosa fondamentale, pagano imposte e contributi, che costituiscono una parte essenziale delle entrate statali».
Per questo motivo, per Confartigianato è necessario chiarire che «le imprese non sono il problema e non possono essere etichettate come il simbolo dell’evasione fiscale. L’evasione è un fenomeno complesso e strutturale, che non riguarda una singola categoria di contribuenti, ma è il risultato di una serie di cause sistemiche che si sono accumulate nel tempo. Tra queste l’eccessiva complessità normativa: il sistema fiscale italiano è troppo articolato e soggetto a frequenti modifiche, molte delle quali difficilmente interpretabili. Ma anche una pressione fiscale elevata: il carico fiscale è particolarmente gravoso in contesti economici fragili. Sebbene l’alta pressione fiscale non giustifichi l’evasione, essa contribuisce certamente alla sua diffusione».
Il presidente Mengoni aggiunge anche l’economia sommersa: «Una parte significativa dell’evasione proviene dal lavoro nero (soprattutto da pensionati e lavoratori “doppiolavoristi”), da attività non registrate, e da transazioni che avvengono fuori dai circuiti ufficiali, non controllati». E da ultimo «i ritardi nei pagamenti e difficoltà economiche: le imprese si trovano ad affrontare una crisi di liquidità a causa dei pagamenti pubblici e privati spesso in ritardo, a fronte di costi fissi in continua crescita e di nuovi adempimenti burocratici. In questi casi, non si tratta di evasione volontaria, ma di difficoltà temporanee a onorare gli obblighi fiscali, fenomeno che va distinto da una vera e propria evasione fraudolenta».
Questi problemi, secondo Confartigianato, si sono acuiti in seguito alle crisi degli ultimi anni (finanziaria, pandemica, sismica), che hanno messo in ginocchio molte filiere produttive e le micro e piccole imprese. «A ciò si aggiunga il fenomeno delle multinazionali e – sottolinea Mengoni – dei giganti del commercio online che, attraverso il loro potere economico, drenano risorse dal nostro Paese, contribuendo alla desertificazione dei territori. Questi soggetti spesso pagano una percentuale irrisoria di tasse mentre le nostre microimprese, che spesso lavorano come subappaltatori per i grandi player, e contribuiscono attivamente all’economia nazionale. Attribuire la responsabilità dell’evasione alle imprese nel loro complesso significa ignorare l’impegno quotidiano di chi rispetta le leggi e semplificare un problema che, al contrario, è molto più articolato».
Per combattere efficacemente l’evasione fiscale, per Mengoni e la sigla associativa degli artigiani che presiede, sono necessarie politiche e misure che vadano oltre le facili etichettature.
«In particolare, chiediamo – conclude il presidente – un sistema fiscale più semplice, chiaro e meno esoso, con una riduzione del cuneo fiscale e contributivo, che consenta di rendere gli stipendi più vantaggiosi per i dipendenti (che oggi prendono mediamente la metà di quanto costano alle imprese), controlli efficaci e uniformi, che possano garantire l’equità senza creare pesi insostenibili per chi lavora correttamente, strumenti che incentivino la regolarità, premiando chi agisce nel rispetto delle leggi, e politiche che sostengano chi produce valore, incentivando l’economia legale e sostenibile. Inoltre, è fondamentale che vengano previste sanzioni per chi delocalizza dopo aver beneficiato di contributi pubblici statali e regionali, svuotando le economie locali. Le imprese italiane non sono un nemico da combattere, ma una risorsa da tutelare. Crediamo che anche il mondo accademico debba riconoscere questo ruolo fondamentale, con l’obiettivo di contribuire, con un approccio serio e analitico, a una soluzione reale e duratura del problema».
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