«La memoria è un dovere collettivo, un impegno che abbiamo il compito di trasmettere alle giovani generazioni, è la promessa di non fare mai affievolire le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro discendenti che ci accompagnano nel percorso di conoscenza e di consapevolezza sugli orrori che venivano perpetuati. Perché senza memoria non c’è consapevolezza e senza consapevolezza non c’è libertà».
Con queste parole il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, è intervenuto in occasione della seduta aperta del Consiglio regionale dedicata alla celebrazione della Giornata della Memoria. In aula erano presenti studenti, rappresentanti istituzionali e cittadini, ai quali ha voluto ribadire l’importanza di mantenere vivo il ricordo della Shoah e di rinnovare l’impegno collettivo contro ogni forma di intolleranza e discriminazione.
Dopo aver ringraziato le scuole, le testimonianze e autorità intervenute, Acquaroli ha esordito ricordando una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea: «L’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio di 81 anni fa, mostrò al mondo l’abominio dei campi di sterminio, permettendo di vedere l’abisso nel quale l’uomo era precipitato. Il risultato di un disegno sistematico con cui milioni di uomini, donne e bambini furono perseguitati, deportati e uccisi. E le giornate come quella di oggi sono il nostro monito a riflettere e a non dimenticare quello che accadde, a condannare senza esitazione le derive ideologiche e totalitarie del Novecento».
Il presidente ha poi richiamato esempi significativi legati al territorio marchigiano: «Luoghi come il campo di prigionia marchigiano di Servigliano, oggi Casa della Memoria e monumento nazionale che racconta la realtà della deportazione e della privazione della libertà, ma anche della dignità umana che resiste. Un racconto che si intreccia con le storie di solidarietà e coraggio espresse dalle Marche, grazie a donne e uomini che scelsero di non voltarsi dall’altra parte. Famiglie, religiosi, cittadini comuni che offrirono rifugio e protezione agli ebrei perseguitati, anche mettendo a rischio la propria vita, opponendosi all’orrore senza fare distinzioni. Come raccontava il cardinale Edoardo Menichelli, scomparso qualche mese fa, testimone della storia della famiglia del rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Di Segni, che si era rifugiata in una piccola frazione di San Severino Marche – Serripola – e riuscì a salvarsi grazie all’accoglienza e al profondo gesto di fraternità speso nei loro confronti da parte del parroco del paese. O la recentissima onorificenza consegnata al Comune di Mombaroccio, Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica al Merito Civile, che riconosce l’eroismo collettivo di un “paese diventato santuario di pace”, capace di opporsi all’orrore della guerra con le armi della solidarietà e dell’accoglienza. Un riconoscimento che affonda le radici negli eventi della Seconda Guerra Mondiale, quando Mombaroccio divenne rifugio sicuro per moltissimi civili. Storie che tengono viva la memoria degli atroci fatti del passato – ha proseguito Acquaroli – e lo fanno in un periodo storico complesso, alla luce di quanto vediamo accadere in un mondo attraversato da conflitti, tensioni e nuove forme di antisemitismo, che si alimentano nell’indifferenza, nel linguaggio che banalizza la violenza, nella rinuncia alla responsabilità individuale. Il futuro dipende dalla nostra capacità di riconoscere questi segnali e di non accettarli mai. Per questo la Giornata della Memoria è prima di tutto un richiamo costante ai valori che fondano la nostra convivenza civile: dignità della persona, libertà, uguaglianza, rispetto, democrazia. Valori non astratti che Istituzioni e Cittadini devono difendere con scelte, parole, comportamenti. Sono valori sottesi ad una Memoria viva, consapevole e responsabile che illumina il presente e orienta il cammino».
Rivolgendosi infine agli studenti presenti, il presidente ha concluso: «Come Regione Marche rinnoviamo oggi il nostro impegno nel promuovere conoscenza, consapevolezza e dialogo, soprattutto tra le giovani generazioni. Perché spetta a voi ragazzi il compito più importante: custodire la Memoria e trasformarla in responsabilità, impegnandoci a costruire una società nella quale nessuna persona sia perseguitata per la propria identità, la propria fede, la propria origine».
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