Le Olimpiadi invernali viste con gli occhi di Emilia e Francesco, la Misericordia “in pista” a Milano-Cortina 2026: «Quante emozioni!»

LIVIGNO - Tra un turno e l’altro di servizio sanitario, Francesco Losito ed Emilia Caso, volontari della Misericordia di Montegiorgio, ci hanno raccontato emozioni, difficoltà e soddisfazioni di un’esperienza unica, vissuta in uno degli scenari più prestigiosi e suggestivi, ma anche impegnativi, del panorama internazionale. Un evento mondiale, un contesto operativo complesso e una grande macchina dell’emergenza sanitaria in movimento. In questo scenario hanno prestato servizio anche i volontari della Misericordia di Montegiorgio, impegnati nell’assistenza sanitaria sulle piste e nelle medical station

Francesco Losito ed Emilia Caso

di Cristiano Ninonà

La Misericordia di Montegiorgio in prima linea tra neve e Olimpiadi. Francesco Losito ed Emilia Caso, due militi del sodalizio montegiorgese, di rientro da Livigno, raccontano l’esperienza alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. 

Tra un turno e l’altro di servizio sanitario, Francesco Losito ed Emilia Caso, volontari della Misericordia di Montegiorgio, hanno trovato il tempo di raccontarci emozioni, difficoltà e soddisfazioni di un’esperienza unica, vissuta in uno degli scenari più prestigiosi e suggestivi, ma anche impegnativi, del panorama internazionale. Un evento mondiale, un contesto operativo complesso e una grande macchina dell’emergenza sanitaria in movimento. In questo scenario hanno prestato servizio anche i volontari della Misericordia di Montegiorgio, impegnati nell’assistenza sanitaria sulle piste e nelle medical station. 

Che esperienza è stata partecipare alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026?

«Bellissima esperienza, soprattutto sotto il punto di vista formativo e personale. Partecipare a un evento di questa portata ti mette davanti a
nuove responsabilità e ti fa crescere molto, sia come volontario che come persona. Abbiamo capito pienamente di essere parte di un evento di caratura mondiale una volta entrati nella medical station, appena arrivati in postazione sotto le piste. Lì ti rendi conto di far parte di
qualcosa di enorme, perfettamente organizzato e seguito da tutto il mondo».

Entriamo nel vivo del servizio: che tipo di attività sanitaria è stata la vostra?

«Abbiamo svolto varie attività. Siamo stati impegnati alla guida dell’ambulanza medicalizzata in diverse postazioni, sia presso il Policlinico di Livigno che direttamente alla medical station sulle piste». Ci è capitato un intervento importante: abbiamo soccorso un atleta caduto
durante le prove di gara. Sono situazioni che richiedono grande concentrazione e rapidità, ma per cui siamo preparati. Siamo consapevoli che non sia affatto semplice gestire una “macchina” organizzativa di questo livello. Arrivano volontari da tutta Italia, con esigenze
diverse, e coordinarli tutti è davvero impegnativo. Però, una volta entrati nel sistema, possiamo dire che l’organizzazione è stata davvero efficace.
Il lavoro di squadra con volontari di altre Misericordie è stato l’aspetto che ci ha colpito di più. Si percepisce una vera fratellanza tra volontari, oltre a uno scambio continuo di idee, esperienze e pratiche operative. Spirito di squadra e collaborazione costante, con supporto reciproco in ogni momento».

Il freddo e le temperature di Livigno hanno influito sul servizio?

«Sicuramente lavorare a queste temperature, a cui non siamo abituati, non aiuta. All’inizio neve e freddo ci bloccavano un po’, ma una volta presa confidenza abbiamo iniziato a “marciare” senza problemi. L’ambiente montano richiede una preparazione e un’attenzione diverse
rispetto al servizio ordinario. Ogni dettaglio va curato con maggiore precisione».

Com’era organizzata una vostra giornata tipo?

«Si iniziava con l’arrivo in postazione, il controllo dei pass e dei mezzi tramite metal detector. Poi colazione obbligatoria — briefing iniziale, assegnazione delle radio, check-list dell’ambulanza e poi subito operativi in postazione. A fine giornata, briefing conclusivo per valutare eventuali criticità e miglioramenti. Alcune giornate parecchio intense, soprattutto quando il turno finiva a mezzanotte e si tornava operativi alle 5 del mattino. Altre giornate invece erano più tranquille e ci permettevano di riposare e condividere momenti con i volontari delle altre associazioni, magari cenando insieme».

Qual è il ricordo più bello che vi porterete dietro?

«Una grande crescita professionale e un bagaglio personale pieno di ricordi ed emozioni. Il momento in cui ci siamo sentiti particolarmente orgogliosi? Quando abbiamo indossato la divisa e ci siamo messi in gioco. In quel momento capisci davvero il valore di quello che fai. Questa avventura ci ha lasciato un grande bagaglio di esperienze ed emozioni che porteremo sempre con noi».

Un messaggio finale per la Misericordia di Montegiorgio e per chi vi ha seguito da casa tramite i social.

«Vogliamo ringraziare prima di tutto la nostra Misericordia per averci offerto questa incredibile opportunità. Siamo davvero orgogliosi di far parte di questa splendida famiglia. Un grazie anche a chi ci ha seguito e sostenuto da casa in questa straordinaria avventura».

L’esperienza vissuta a Livigno da Francesco Losito ed Emilia Caso rappresenta al meglio lo spirito della Misericordia di Montegiorgio: competenza, sacrificio, senso del dovere e, soprattutto, umanità. Un servizio svolto in uno dei contesti più complessi e prestigiosi al mondo, che ha lasciato un segno profondo nei volontari e che diventa motivo di orgoglio per tutta la comunità montegiorgese. Perché dietro ogni grande evento, c’è sempre il lavoro silenzioso di chi sceglie di esserci, con la divisa addosso e il cuore al posto giusto.


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