
di redazione CF
Fibrillazione fisiologica, a tratti nevrotica, frizioni e incontri frenetici a Fermo tra movimenti e partiti, in vista delle elezioni comunali della primavera 2026. Insomma dopo l’uscita pubblica dei partiti di centrodestra, si è innescata una reazione a catena che ha alzato il velo su una campagna elettorale che dall’oggi al domani si è accesa ed è partita a pieno ritmo. E stavolta va registrata una dicotomia, non solo ideologica, ma anche di metodo. Quell’uscita dei partiti di centrodestra, infatti, ha portato all’annuncio, praticamente una conferma di quanto si sapeva da mesi, della candidatura a sindaco dell’assessore Alberto Scarfini (che in queste ore si è anche promosso con un video sui social, dunque lanciatissimo verso il voto), subito appoggiato dall’ex sindaco Paolo Calcinaro e dal vicesindaco Mauro Torresi. In casa centrodestra, sul fronte nomi, trapela poco o nulla. Si è ipotizzato anche l’ingaggio di un qualche assessore dell’attuale giunta. Ma siamo solo al vocìo di corte. Tra centrodestra e civici, infatti, si cerca di limare le divergenze anche se pubblicamente si è tutti nella fase in cui sembra meglio non indietreggiare per non sembrare meno forti del potenziale alleato-competitor. A monte, infatti, sono tutti consapevoli che, andando divisi, il rischio per una delle due parti di non arrivare a un eventuale ballottaggio è concreto. Ma poi ci sono gli interessi (politici, vedasi ruoli in amministrazione) dei singoli che un’alleanza potrebbe sparigliare. Ben altro scenario in termini di risultato elettorale, invece, si prospetterebbe per la eventuale coalizione se si arrivasse alla fumata bianca andando tutti insieme appassionatamente (non più di tanto). Ma in quel caso le probabilità per ognuno di avere un ruolo nella possibile futura amministrazione sarebbero ben più risicate con più nomi in ballo.
A sinistra, invece, subito in scena con la coalizione. O meglio una parte, quella ufficializzata: strette di mano tra Pd, Avs e La Citta che Vogliamo. In attesa di Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista che vogliono riflettere sulla convergenza prima di dire sì. Qui di nomi ne sono circolati, e continuano a circolare, da quello di Luisanna Cola a quello di Andrea Petracci. Abortiti sul nascere quelli di Maurizio Blasi e di Glauco Giostra. Ma la “giostra” non è finita. Si parla anche di una professionista fermana, senza tessera di partito ma che nutrirebbe simpatie e agganci nel Pd e che possa, anche se non direttamente rosicchiare voti a destra. Si vedrà. In casa Pd c’è ora da pensare alla grana (in termini di immagine pubblica) del commissariamento della federazione provinciale, anche se qualche “falco” non smette di ragionare e tramare sul nome del candidato sindaco.
Ma la coalizione Fermo Città Comune (di cui fa parte ufficialmente anche il Pd, dicevamo) non vuole sentir parlare di toto-sindaco, ribadendo, con una nota, l’importanza delle fasi del percorso avviato domenica mattina per la costruzione di un’ alternativa di governo alla città di Fermo, sostenuta dalla forze politiche e civiche del centrosinistra unito: «Prima i temi e le proposte e poi i candidati. L’evento di domenica ha rappresentato la chiusura della prima fase, a breve fisseremo il secondo incontro pubblico con una prima bozza di programma».
Per questo motivo, da Fermo Città Comune, ci tengono a precisare che «i nomi venuti fuori in questi giorni sulla stampa sono solo indiscrezioni giornalistiche legittime, ma non uscite dal nostro tavolo di discussione. Una volta concluso questo percorso, avvieremo il confronto sul/la candidato/a sindaco/a insieme a tutte le forze della coalizione e a partire dai temi e dalle proposte emerse nelle fasi di ascolto, individueremo la persona che più sarà in grado di interpretare e rappresentare la nostra idea di città».
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