Referendum sulla giustizia: il dibattito si infiamma a teatro col confronto organizzato dall’associazione “La Pira”

PORTO SAN GIORGIO - Cittadini, istituzioni e tanti giovani al Teatro di Porto San Giorgio per approfondire le ragioni del SÌ e del NO: un’iniziativa di alto profilo informativo per promuovere un voto libero e consapevole

 

di redazione CF

Nutrito pubblico attento, partecipe e trasversale per età e competenze, ieri pomeriggio al teatro di Porto San Giorgio l’incontro promosso dall’associazione culturale “Giorgio La Pira”, guidata dal presidente Maurizio Temperini, in collaborazione con il ‘Tavolo della Legalità’. Il titolo? Quanto di più attuale possa esistere: “Partecipare al referendum in maniera consapevole: le ragioni del Sì, le ragioni del No”.

A moderare il confronto è stata la giornalista Silvia Remoli, che ha orchestrato il dialogo tra i due relatori di assoluto spessore, l’avvocato Francesca Palma e il sostituto procuratore Ruggiero Dicuonzo, alternando i loro interventi alle numerose domande provenienti dal pubblico, orientate a chiarire dubbi e a sciogliere i nodi più complessi della riforma.

Un appuntamento che ha saputo richiamare cittadini, esponenti politici, avvocati, professori, studenti e numerosi giovani neo maggiorenni, prossimi al voto del 22 e 23 marzo per il referendum confermativo sulla giustizia, avente ad oggetto la separazione delle carriere all’interno della magistratura. Un segnale importante di partecipazione civica, soprattutto da parte delle nuove generazioni, desiderose di comprendere a fondo una riforma che incide su un tema delicato e centrale dell’assetto istituzionale.

In platea, accanto a tanti cittadini, erano presenti il sindaco Valerio Vesprini, vari assessori della sua giunta e componenti del Consiglio comunale, il presidente della Provincia di Fermo Michele Ortenzi e l’arcivescovo Rocco Pennacchio.

 

A sostenere le ragioni del SÌ è stata l’avvocato Francesca Palma, consigliera rappresentante degli Avvocati del Distretto delle Marche nel Consiglio Nazionale Forense e aderente al comitato “Camere Penali per il SÌ”. La posizione favorevole alla riforma, come illustrato nel corso dell’incontro, si fonda innanzitutto sull’esigenza di tracciare una distinzione più netta tra la funzione giudicante e quella requirente. Secondo questa impostazione, la separazione dei percorsi professionali e degli organi di autogoverno contribuirebbe a rafforzare la percezione di imparzialità del giudice, chiarendone in modo più marcato il ruolo di soggetto terzo rispetto all’accusa. Un ulteriore elemento a sostegno del voto favorevole riguarda l’organizzazione interna della magistratura. L’istituzione di Consigli Superiori distinti per le due carriere viene considerata una soluzione capace di garantire maggiore autonomia reciproca, evitando interferenze nella gestione delle nomine e delle progressioni professionali. In questa prospettiva, la riforma non rappresenterebbe una compressione dell’indipendenza della magistratura, bensì una sua riorganizzazione coerente con i principi costituzionali, volta a rendere più chiara la distribuzione dei ruoli e più trasparenti i meccanismi di governo interno. Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema del sorteggio per il Csm, o meglio per i Csm. I sostenitori del SÌ ritengono che tale strumento possa contribuire a ridurre il peso delle dinamiche associative interne e a rafforzare la fiducia nel sistema di autogoverno, introducendo un elemento di riequilibrio che renda le decisioni meno condizionate da appartenenze organizzate e più orientate a criteri di neutralità.

Le ragioni del NO sono state invece illustrate dal dottor Ruggiero Dicuonzo, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Ancona e coordinatore del Comitato Regionale per il NO. La posizione contraria alla riforma esprime innanzitutto la preoccupazione che la separazione delle carriere possa incidere sull’unità della magistratura, storicamente concepita come un unico ordine autonomo e indipendente. Secondo questa visione, una distinzione formale delle carriere rischierebbe di accentuare una frammentazione interna con possibili ripercussioni sull’equilibrio complessivo del sistema giudiziario. Un ulteriore profilo critico riguarda il ruolo del pubblico ministero. Si teme che una carriera requirente completamente separata possa, nel tempo, risultare più esposta a pressioni esterne o meno tutelata rispetto all’attuale assetto, riducendo la figura ad una sorta di ‘avvocato dell’accusa’. In quest’ottica, l’unità dell’ordine giudiziario viene considerata una garanzia aggiuntiva di indipendenza, in particolare per chi esercita l’azione penale. Anche il meccanismo del sorteggio del Csm è stato oggetto di osservazioni critiche. La riduzione della componente elettiva negli organi di autogoverno viene vista da alcuni come un limite alla rappresentatività e alla possibilità per i magistrati di scegliere i propri rappresentanti. Secondo questa impostazione, le problematiche emerse nel funzionamento del sistema potrebbero essere affrontate attraverso interventi correttivi mirati, senza ricorrere a una revisione così incisiva dell’assetto costituzionale. Il voto contrario esprime dunque la preferenza per il mantenimento del modello attuale, ritenuto ancora idoneo a garantire autonomia e indipendenza, pur nella consapevolezza della necessità di eventuali miglioramenti.

L’incontro, che ha regalato anche momenti piuttosto accesi nel dibattito, si è concluso in un clima di ascolto e rispetto reciproco, offrendo alla cittadinanza strumenti utili per orientarsi in vista dell’appuntamento referendario. Un momento di confronto civile che ha ribadito l’importanza di una partecipazione informata e consapevole, fondamento imprescindibile di ogni autentica democrazia.


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