«Codice di comunicazione Zero: il niente in cui l’umanità è ingabbiata»

Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

 

Codice di comunicazione Zero: il niente in cui l’umanità è ingabbiata.

Siamo al codice di comunicazione Zero. La ragnatela di informazioni che ci invischia, psicologicamente destrutturandoci e destabilizzandoci, corre a briglie rotte nei cieli della nostra incredulità come il carro di Fetonte, travolgendo ogni velleità di resistenza. Schizofrenicamente, notizie e dati si rincorrono,  gli uni smentendo di altri, in una dissennata corsa al podio. Giornalisti “giornalai” impazzano, tutti sanno tutto di tutto, l’uomo della strada, se la spara più grossa, è elevato a fenomeno. Oggi, la grande assente è la ragione, che non si usa più, se non a servizio di un marketing, che ubbidisce alle ragioni del lucro, e basta. Talk show, dove ha la meglio chi urla più forte, al solo fine di asfaltare il “nemico” (il competitor): in barba a un pensiero coerente, democratico, quella che si corre è una staffetta oscena, funzionale al guicciardiniano “particulare”. L’eleganza di una volta è stata sbaragliata dalla sguaiata tendenza a prevaricare sull’altro, perché, così facendo, aumenta l’audience, e, di conserva, aumentano le royalty. Oggi non c’è più un pensiero critico. E, chi mai osi pensare, ove il suo pensiero si distacchi dal mainstream, viene subito censurato, non ha diritto di cittadinanza in questa rappresentazione, veicolata dagli strumenti che abbiamo a disposizione: essa è disomogenea al sistema. Nessun campo ne è immune: politica, cultura (se mai ancora esiste), e scienze umane in genere (per non parlare dei guru dello scientismo, e dei fanatici delle religioni alternative, mindfullness in primis). Ciò va, giocoforza, a danno del popolo, che applaude e sbava: se si fa caciara, in una decerebrata quanto patetica identificazione con il guitto di turno, si può, (vivaddio!), ancora una volta buttare sotto il tappeto la polvere della inattitudine ad affrontare i problemi domestici. In un clima di straniamento e mutazione antropologica, chi muove i fili delle nostre esistenze è riuscito a rubare all'”utente” il cervello, e anche l’anima. Solo chi ha osato guardare l’abisso potrà forse salvarsi, perché temerariamente, ma con fierezza, ha tentato di strappare la maschera al Nemico, nascosto sotto conturbanti veli. Ma non è sufficiente questo atto di eroismo. L’abbassamento vertiginoso del coefficiente di Q.I, soprattutto nei giovani (i cosiddetti “Millennials”), è lo specchio impietoso della sudditanza dell’uomo ai Big (data): il che stringe le nuove leve nell’abbraccio mortale dell’ isolamento, mettendoli l’uno contro l’altro , in tal modo decretando la fine di ogni rapporto giocato a tu per tu. Fino a spegnere la loro capacità di ragionare e, esito ancor più grave, a deprimere la spinta naturale a investire nei sentimenti.
Ci sarà mai un Godot che verrà a salvare questo inquietante vuoto a perdere?

 

* giudice


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