Altre dimissioni in casa Pd. Dopo quelle, non certo indolori, del segretario provinciale Luca Piermartiri (con il partito commissariato) e del suo omologo fermano Alessandro Iagatti (sostituito nei giorni scorsi da Dorotea Vitali eletta all’unanimità dei presenti), lascia il timone di una segreteria comunale anche il sangiorgese Michele Amurri. Ma stavolta nessuna polemica, nessuno strappo. Almeno stando alle prime dichiarazioni del diretto interessato. Che ne fa solo una questione di tempistiche
«Tra poco più di un anno la città (Porto San Giorgio, ndr) andrà al voto e l’attività del Partito e del circolo va sempre più intensificandosi. Questa fase richiederà un grande lavoro e la giusta energia per affrontarlo. Proprio in questi giorni compio il mio quinto anno alla guida del partito locale (i quattro canonici sanciti dal congresso, più uno precedente da subentrato) e, più volte ha ribadito di voler “passare la mano” e continuare con il turnover che ha sempre caratterizzato la segreteria del circolo di Porto San Giorgio».
Ma allora perché non attendere il prossimo congresso? «Sarebbe stato sicuramente più significativo per me lasciare il ruolo al nuovo congresso ma questo, non solo non si è svolto entro il 2025 ma non è nemmeno all’orizzonte. Di conseguenza sento la responsabilità di passare la mano adesso per far in modo che il Partito abbia la giusta propulsione per affrontare le prossime impegnative sfide» l’assunzione di responsabilità di Amurri.
Che circolo lascia Amurri? «Molto più unito e forte di quando l’ho preso in mano, nonostante il “vento contro” che spira verso il Pd a tutti i livelli e le difficoltà (anche logistiche, avendo perso la storica sede) che abbiamo avuto in questi anni. Abbiamo dato vita per la prima volta a Porto San Giorgio, al gruppo dei Giovani Democratici, che sta crescendo e garantirà rinnovamento e freschezza ma soprattutto abbiamo ricreato le condizioni di unità e collaborazione che negli anni si erano perse. Oggi il Partito ha tutti gli strumenti e la strada pienamente avviata per una successione alla carica di segretario, naturale ed autorevole, che sarà l’arma in più da utilizzare nei prossimi anni, a partire dalle elezioni amministrative del 2027. Passare il testimone oggi è un dovere che sento verso il Partito Democratico e la mia città».
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