P.S.Giorgio, le alleanze per il voto con un occhio a Fermo. Intanto rispunta il nome di Salvatelli

PORTO SAN GIORGIO - Fino ad una quindicina di anni fa Porto San Giorgio poteva vantare, almeno in politica, il primato di essere "cartina di tornasole" delle vicende nazionali. Se non addirittura laboratorio per "esperimenti" politici ed alleanze che avrebbero poi trovato a Roma conferme più blasonate. Ora, pare di capire, quello che accadrà tra un anno in città potrebbe diventare un sequel di quello che avverrà a Fermo dove si voterà tra pochi mesi. Il riferimento è alle vicende partitiche e civiche che stanno animando la coalizione di centrodestra nel capoluogo di provincia e che finiranno per tracciare anche la strada a Porto San Giorgio

Valerio Vesprini (a dx.) e Paolo Calcinaro alla Bit di Milano, città che quest’anno ha accolto le Olimpiadi invernali

di Sandro Renzi

Fino ad una quindicina di anni fa Porto San Giorgio poteva vantare, almeno in politica, il primato di essere “cartina di tornasole” delle vicende nazionali. Se non addirittura laboratorio per “esperimenti” politici ed alleanze che avrebbero poi trovato a Roma conferme più blasonate. Ora, pare di capire, quello che accadrà tra un anno in città potrebbe dipendere sostanzialmente da quello che avverrà a Fermo dove si voterà tra pochi mesi.

Il riferimento è alle vicende partitiche e civiche che stanno animando la coalizione di centrodestra nel capoluogo di provincia e che finiranno per tracciare anche una possibile via a Porto San Giorgio, a sua volta amministrata da una coalizione civica, per l’appunto, ma sostenuta da Fi, FdI, Noi Moderati e Lega. Le dinamiche sono molto simili. L’ex primo cittadino civico, Paolo Calcinaro, ha passato il testimone all’assessore Alberto Scarfini in continuità. L’attuale sindaco rivierasco, anch’egli civico, Valerio Vesprini, tra un anno si ricandiderà per un secondo mandato. Ed i partiti cosa faranno? Si riapproprieranno effettivamente dei loro simboli lasciati nel cassetto o riproporranno il vecchio schema che si basa su un appoggio incondizionato al civico di turno lasciando da parte bandiere tricolore e Alberto da Giussano? E’ il dilemma su cui ci si interroga in questi giorni. La volontà espressa dai partiti a Fermo è stata quella di partecipare alla tornata elettorale con simboli ed uniti per rimarcare l’identità partitica. Che poi tutto ciò si traduca in un sostegno tout court a Scarfini è da vedere. Resta in piedi, infatti, la possibilità, neanche così remota, che i partiti escano con un proprio candidato (anche per pesarsi) salvo poi scendere a più miti consigli in fase di ballottaggio con lo stesso Scarfini.

Parola d’ordine: appianare le fibrillazioni interne. Quello che avrebbe auspicato pure il governatore Acquaroli invitando a raggiungere una convergenza a Fermo che garantirebbe la possibilità di consolidare lo zoccolo duro delle preferenze incassate da Calcinaro. Fare squadra, insomma, per stoppare la sinistra. Quello che accadrà a Fermo forse verrà replicato nel 2027 a Porto San Giorgio dove si vocifera di un fermento in seno a Noi Moderati e di frequenti passaggi nella capitale dell’ex consigliere regionale, Marco Marinangeli, di una Lega che mantiene il suo riferimento nel vicesindaco Senzacqua e di una Forza Italia pronta a cavalcare l’onda dei buoni risultati ottenuti nelle ultime consultazioni regionali. FdI sembra attendere invece indicazioni dai vertici regionali. Chissà se alla Bit Calcinaro e Vesprini hanno discusso anche di queste prospettive in chiave civica. Soprattutto se nella cittadina rivierasca si dovesse andare ad una doppia candidatura a sindaco nella coalizione di centrodestra. In tal caso sarebbero i partiti ad avere la strada tutta in salita nella scelta di un uomo o di una donna di bandiera.

Nelle ultime settimane, secondo indiscrezioni che circolano negli ambienti politici locali, sarebbe spuntato il nome dell’ex assessore Lauro Salvatelli, il cui mandato fu revocato dallo stesso sindaco Vesprini. Salvatelli però continuerebbe a godere di un seguito tra gli elettori sangiorgesi e potrebbe rappresentare il secondo o terzo incomodo a destra (non necessariamente espressione dei partiti). Col rischio, in tal caso, di arrivare o ad una spaccatura marcata o, in caso di ballottaggio con il candidato del centrosinistra, ad una convergenza imposta dall’alto per blindare il voto in città e quindi ad una convivenza forzata tra Vesprini e lo stesso Salvatelli (ammesso e non concesso che quest’ultimo possa avere un peso specifico tale da contribuire alla vittoria della coalizione di centrodestra). E se così fosse, che cosa avverrà al momento di formare l’esecutivo? Potrebbe accadere l’impensabile? Ovvero una riproposizione del primo mandato Vesprini, con Salvatelli di nuovo a bordo?

 

 


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