L’ultima bottega che abbassa la saracinesca ha indubbiamente aperto un dibattito importante sulla situazione di Capodarco, sul quale pone l’attenzione il consigliere comunale di Fermo Gianluca Tulli: «La recente chiusura dell’ultima bottega di generi alimentari a Capodarco lascia un senso di amarezza e preoccupazione. Sebbene sia innegabile che tali eventi rispondano a dinamiche commerciali e capitalistiche globali, è altrettanto vero che la politica ha il dovere di intervenire, attivando quegli strumenti, seppur limitati, che sono in suo possesso per preservare la vivibilità dei piccoli centri. ».
«Rievocare il passato può sembrare oggi un esercizio di nostalgia, ma è utile per comprendere la trasformazione del tessuto sociale. Solo vent’anni fa, nonostante una popolazione residente numericamente inferiore, Capodarco vantava un’economia locale florida: tre negozi di alimentari, un forno, un negozio di casalinghi, un’edicola, una ferramenta e precedentemente ristoranti. Questo ecosistema era sostenuto dalla presenza di numerosi calzaturifici all’interno o a ridosso del paese, che garantivano occupazione e favorivano il commercio di prossimità. Con la necessaria delocalizzazione delle attività produttive verso le aree industriali, il baricentro economico si è spostato. Molti residenti, lavorando fuori dal borgo e attratti dalla proliferazione dei grandi centri commerciali, hanno cambiato le proprie abitudini d’acquisto, condannando le piccole attività storiche a una sofferenza inevitabile».
«Tuttavia, questo declino non deve essere considerato irreversibile. La politica ha il dovere morale e amministrativo di mettere in atto un piano di rilancio per il Borgo di Capodarco, valorizzandone le eccellenze. Il Belvedere ad esempio, un giardino naturale unico che si affaccia sulla costa fermana; il prezioso Polittico di Vittore Crivelli custodito nella chiesa di Santa Maria Capodarco e il teatro locale, la cui attività, cresciuta negli ultimi anni, va ulteriormente potenziata e messa a sistema».
«Esiste, inoltre, un’azione concreta e immediata che l’amministrazione comunale potrebbe intraprendere: riattivare a pieno regime la delegazione comunale. Attualmente aperta solo poche ore a settimana, la sua operatività quotidiana rappresenterebbe un volano fondamentale».
Una delegazione efficiente diventerebbe un punto di riferimento non solo per Capodarco, ma per l’intera zona (Lido di Fermo, Casabianca, Lido Tre Archi, San Tommaso, San Marco alle Paludi). Poter usufruire di servizi anagrafici, rilascio di carte d’identità o assistenza per la “Bussola Digitale” senza dover necessariamente raggiungere il centro di Fermo, porterebbe un flusso costante di cittadini. Questo movimento quotidiano darebbe ossigeno alle attività ancora presenti — come la tabaccheria, il bar, la macelleria e l’ufficio postale — creando un indotto vitale per la sopravvivenza stessa della comunità. Capodarco non chiede assistenza, ma chiede di essere messa nelle condizioni di continuare a vivere».
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