Sala della Croce Verde gremita di gente in occasione dell’assemblea organizzata dal Coordinamento delle Associazioni a sostegno ex-Fim. Infatti, la tutela della cosiddetta “Cattedrale” è un tema ancora sentito dagli elpidiensi, visto che rappresenta radici e memoria della prima fabbrica che ha contribuito allo sviluppo della città e del comprensorio fermano-maceratese. La conferenza coordinata da Pasquale De Angelis ha iniziato con la proiezione di un filmato empatico, che conclude con il richiamo “La Cattedrale, un luogo che non vuol morire».
Ad aprire la conferenza Gioacchino Fasino, presidente Italia Nostra Marche, mettendo a confronto due bonifiche: ex-Fim ed ex-Conceria «con due percorsi diversi e soprattutto due tempi diversi, decisamente a vantaggio di quest’ultima. A dimostrazione del fatto che se si vuole bonificare un terreno, si trova il modo per farlo». A seguire l’intervento di Lorenzo Trentuno, presidente Italia nostra di Fermo, che ha illustrato alcuni siti italiani di Archeologia industriale recuperati e tutelati che mediante una rigenerazione urbana, ora diventati fonte di nuova ricchezza per le comunità. Esempio la ex-Brera di Pistoia, la fornace Hoffman di Serra dei Conti, la ex fabbrica di Cerea gemella della Fim.
Poi è stata la volta di Katia Fabiani, presidente del circolo Legambiente Porto Sant’Elpidio, che con tanto di disegni grafici che riportavano i valori riscontrati nella campionatura dei metalli pesanti riscontrati nelle murature, ha sostenuto come «l’inquinamento della Cattedrale non impedisce, grazie a tecniche miste di restauro, la messa in sicurezza permanente».
A seguire l’intervento di Enrico Fontana, componente della segreteria nazionale di Legambiente che ha esposto il Forum di progettazione partecipata: l’esempio virtuoso della Sgl Carbon di Ascoli Piceno, un gioco di squadra nel rispetto dei ruoli fra pubblico, privato e associazioni.
Altro intervento quello del progettista Bryan Ciarlantini che, come riportato nella nota del Coordinamento delle Associazioni ex Fim, ha incentrato il tutto su «una visione futura di tutta l’area ex-Fim, una grande trasformazione urbana che dà il là all’unione delle due maggiori anime della città: Centro e Faleriense con un grande parco urbano. Parco che andrebbe a formare un trade union con ciò che avverrà al Serafini e i prati del Centro, con previsione pertanto, a sud, di continuare con una fascia di verde fronte mare, anche lungo il tratto che si ricongiunge con la Faleriense, dove viene spostata in prevalenza la volumetria edificabile. Per imprevisti personali dell’ultimo momento non è potuto intervenire Gerardo Villanacci, Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici del Ministero della Cultura.
In chiusura, aperti gli interventi del pubblico. «Più cittadini – rimarcano dal Coordinamento delle Associazioni ex Fim – hanno fatto notare e lamentato come il grande assente sia stata la politica. Benché l’invito era stato rivolto al Sindaco, alla Giunta e a tutti i Consiglieri di maggioranza e di minoranza, nessuno si è presentato al confronto sull’argomento più importante per il futuro della città. Una politica che ultimamente non ama più il confronto e le pubbliche assemblee. Poi ci si lamenta del distacco e disaffezione fra politica e cittadini, con l’evidenza che poi, sempre meno persone vanno a votare. Unici consiglieri che si sono giustificati, il civico Gianvittorio Battilà per un impegno fuori regione preso già da prima, e Paola Venanzi della maggioranza per impegno di lavoro. Malgrado questa negligenza della politica, il coordinamento – continuano – vuole comunque essere ugualmente propositivo nei confronti dell’amministrazione comunale e della proprietà. Faremo pervenire quanto prima la richiesta per attivare subito il Forum di progettazione partecipata sull’esempio di Ascoli Piceno, per arrivare prima possibile ad una soluzione sostenibile e condivisa. Questo a dimostrazione che il coordinamento delle Associazioni non ha alcun interesse come qualcuno vuol far credere, e scritto in passato che sono quelli che frenano o rallentano la soluzione all’annosa e complessa vicenda dell’ex-Fim, dove la bonifica del suolo già poteva e doveva essere ultimata da tempo».
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