Nuove restrizioni per l’organizzazione di eventi su spazi pubblici, 24 sindaci del Fermano scrivono alla Soprintendenza.
I sindaci dei Comuni firmatari esprimono forte preoccupazione in merito alla recente nota della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio limitata alle sole province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, riguardante nuove procedure autorizzative per l’organizzazione di eventi su vie, piazze e spazi pubblici all’aperto nei centri storici dei Comuni.
«La nota della Soprintendenza introduce tempistiche rigide e passaggi autorizzativi che, di fatto, rischiano di paralizzare l’organizzazione della vita culturale nei borghi – si legge nella nota diramata dai sindaci – ci troviamo di fronte ad un incredibile paradosso: gli spazi pubblici, le piazze e le vie dei nostri centri storici sono il cuore pulsante delle tradizioni delle nostre comunità. Sono i luoghi dove le associazioni locali, spesso su base volontaria, organizzano eventi che valorizzano il territorio, attirano i turisti e fanno da volano per l’economia del territorio. Con le procedure aggiuntive previste in questi giorni, sia nella forma standard che in quella semplificata, al carico organizzativo degli eventi si aggiunge un ulteriore costo economico e burocratico che grava sia sui Comuni che sulle piccole associazioni, rischiando di scoraggiare proprio quelle iniziative che danno, da sempre, vita ai nostri borghi. L’obbligo di presentare complicate istanze, al momento limitato solo alle province del sud delle Marche, “congela” di fatto l’uso dello spazio pubblico, diventato all’improvviso di “rilevante carattere monumentale storico”. Tutto ciò renderà difficoltosa se non impossibile la programmazione “spontanea” di eventi da parte del tessuto associativo, che vive di progettualità spesso veloci e flessibili, legate alla stagionalità o a bandi locali e regionali che operano su logiche temporali rapide e stringenti. La ragione di questa “stretta” della Soprintendenza è del tutto incomprensibile. Il “Codice dei Beni Culturali”, da cui prende le mosse la nota, è del lontano 2004, ben 22 anni fa. In tutto questo tempo, non si era mai palesata la necessità di procedure autorizzative per l’occupazione di suolo pubblico per eventi culturali, sociali, sportivi o enogastronomici. Che cosa è cambiato nel frattempo? La nota appare ancora più stridente rispetto alla situazione di alcuni borghi inclusi nel cratere sismico. In questi Comuni, ormai da anni, vie e piazze sono occupate da cantieri per la ricostruzione post-sisma».
«Siamo i primi a voler preservare la bellezza e l’integrità dei nostri borghi storici, che rappresentano l’identità delle nostre comunità; abbiamo da tempo investito nel recupero, valorizzazione e riqualificazione dei nostri borghi, nei quali crediamo fortemente. La tutela dei nostri monumenti, obiettivo che condividiamo con la Soprintendenza e nel quale crediamo da sempre, però, non può e non deve tradursi in una costrizione o limitazione che impedisce di fatto la vita sociale e culturale delle nostre comunità. Gli eventi culturali, sociali, sportivi, enogastronomici sono una leva fondamentale per il turismo, l’economia locale e la coesione sociale. Trasformare l’organizzazione di questi eventi in un percorso a ostacoli significa mettere un freno alla valorizzazione dei nostri centri storici ed alla sopravvivenza economica e sociale dei piccoli comuni – continuano i sindaci – negli scorsi giorni ci sono giunte molteplici rassicurazioni, in primis dall’on. Giorgia Latini e dal consigliere regionale Andrea Putzu, che ringraziamo, sul ritiro della nota della Soprintendenza. Ulteriori chiarimenti sono giunti poi dal Presidente di Anci Marche, Marco Fioravanti; inoltre, registriamo con piacere la disponibilità al confronto espressa dal Soprintendente Giovanni Issini. Tuttavia, ad oggi, non è ancora chiaro quali “spazi pubblici di rilevante carattere monumentale storico” siano soggetti a questa procedura autorizzativa, né se la nota rimanga nel suo complesso valida oppure no. Non possiamo esimerci, dunque, dall’invitare la Soprintendenza per le sole province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata a rivedere l’impostazione della sua nota, affinché la tutela del patrimonio culturale sia un volano per un’ulteriore valorizzazione partecipata e sostenibile di vie e piazze dei nostri Paesi».
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