
La notizia della chiusura della scuola Canossiane ha lasciato molti senza parole. Soprattutto chi, in quell’istituto è cresciuto ed è stato educato. Dalle Madri prima, arrivate a Porto San Giorgio 80 anni fa, e poi dalle maestre laiche, sempre però sotto la guida dell’Ordine, aperto ad accogliere tutti, indipendentemente dal loro credo di appartenenza. Un metodo educativo che viene riconosciuto ancora oggi come uno dei migliori, riuscendo a sopravvivere tra i meandri di una scuola che continua ad evolversi, grazie alle nuove tecnologie, ma che, troppo spesso, sul piano contenutistico e metodologico si scontra con la realtà e mostra tutte le sue lacune. Dispiaciuti i genitori degli oltre 80 bambini e bambine che frequentavano la scuola primaria e dell’infanzia in uno dei plessi più accattivanti della costa, ed ora costretti a dover trovare altre scuole tra Fermo e Porto San Giorgio dove portare i loro figli.
A pesare sulla decisione di non avviare un nuovo anno scolastico, come detto, gli elevati costi di gestione e le scarse iscrizioni. Troppo poche per accedere ai contributi statali e le rette versate dalle famiglie non bastano. A monte, però, c’è il fattore demografico: nascono sempre meno bambini. E se gli istituti paritari soffrono, anche le scuole pubbliche cominciano ad avere problemi. A cascata, la questione non riguarda solamente una scuola che chiude i battenti creando disagi alle famiglie e, come nel caso sangiorgese, interrompendo un ciclo che durava da ben 16 lustri, ma anche l’indotto che si muove intorno ad una scuola per non parlare delle professionalità (maestre e maestri o personale amministrativo) che potrebbero trovarsi dall’oggi al domani senza un’occupazione. Della vicenda era a conoscenza anche il primo cittadino, Valerio Vesprini, presente peraltro all’ultimo incontro convocato dagli organi direttivi dell’Ordine per anticipare ai genitori la volontà di chiudere la scuola. «E’ una giornata triste per la nostra città -ha commentato il primo cittadino- ho potuto verificare quanto le famiglie fossero legate alle Madri ed all’istituto. Sono dispiaciuto e in qualche modo anche deluso perché in prima battuta, nel 2025, ho appreso che sarebbe stato concesso un arco temporale di tre anni per tentare di sanare la situazione appoggiandosi ad un gruppo di genitori che avevano dato la loro disponibilità a collaborare. Senza entrare nel merito di decisioni che, per carità, attengono all’Ordine che avrà anche i suoi buoni motivi per chiudere, tuttavia questa accelerazione di fatto mi pare che vanifichi il lavoro avviato dai genitori stessi e che avrebbe richiesto giocoforza più tempo per consolidare un progetto di rilancio».
Il sindaco ha ricordato la presenza costante dell’Amministrazione al fianco della scuola, in tutte le circostanze. «Dai momenti di festa alle esigenze più delicate che venivano palesate dalle Madri anche all’assessore Lanciotti -prosegue Vesprini- non nascondo il rammarico per una interruzione così brusca. Avrei preferito che almeno si fosse lasciata la possibilità di chiudere il ciclo scolastico della primaria, consentendo ai genitori di scegliere liberamente se proseguire anche con pochi alunni nella scuola Canossiane o trasferirsi presso altre sedi». Cosa accadrà della scuola così come del parco e della villa nessuno ancora lo sa. Certo è che l’Amministrazione comunale accenderà un riflettore su quell’area. «Villa e parco, già tutelati dalla Sovrintendenza, saranno destinatari di un focus particolare da parte del Comune per non disperdere questo patrimonio» chiosa Vesprini. Ma l’ipotesi vendita resta quella più papabile per ora sul piatto.
S.R.
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