Secondo l’elaborazione dei dati Istat da parte dell’Area Studi e ricerche della Cna, l’export italiano verso gli Stati Uniti nel 2025 segna un aumento complessivo del 7,2%, ma il dato è fortemente condizionato dall’exploit del settore farmaceutico.
«Al netto del farmaceutico, però, il quadro cambia – spiega il Presidente Cna Fermo Emiliano Tomassini – le vendite sul mercato americano segnano una contrazione dell’1,7%, pari a 863 milioni di euro e i settori tradizionali del Made in Italy registrano un calo del 3,7%, cioè 1,3 miliardi in meno, in controtendenza rispetto al +1,7% dell’export complessivo italiano nel mondo».
I comparti più penalizzati negli Stati Uniti sono alimentare (-4,5%), auto (-18,5%), mobili (-8,2%), prodotti in metallo (-7,9%) e meccanica (-3,4%). Tiene invece la filiera della moda, intesa come tessile, abbigliamento e pelletteria, che raggiunge 5,7 miliardi di euro con una crescita del 2,4%, sostenuta dal buon andamento dell’ultimo trimestre.
«Il Made in Italy ha dimostrato capacità di adattamento, chiudendo il 2025 con una crescita complessiva del 7,2% verso gli Stati Uniti – evidenzia Tomassini – ma l’ultima parte dell’anno ha evidenziato il peso delle barriere tariffarie con un rallentamento delle esportazioni. È essenziale evitare che si apra una nuova stagione di utilizzo politico del commercio internazionale».
E ancora: «I dazi hanno avuto un impatto negativo sui settori tradizionali del Made in Italy e quindi sulle piccole imprese. Anche il nostro sistema produttivo, fortemente orientato alla manifattura e alla subfornitura, risente di queste dinamiche. Il mercato statunitense resta strategico, ma i dati confermano la necessità di rafforzare le politiche di internazionalizzazione e accompagnare le imprese in un percorso di diversificazione stabile. È necessario dare stabilità e certezza al commercio internazionale, riducendo le barriere e accelerando al tempo stesso lo sviluppo su nuovi mercati».
«Le piccole imprese sono le più esposte alle turbolenze del commercio internazionale, per questo – chiosa Emiliano Tomassini – servono strumenti concreti: accesso al credito per l’export, supporto consulenziale e rafforzamento delle reti d’impresa, dentro un quadro di politiche nazionali ed europee che garantisca condizioni competitive eque».
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