Se per lavoro passi almeno 4 ore al giorno con lo smartphone incastrato tra orecchia e spalla mentre scrivi al computer, sistemi pratiche o rispondi alle e-mail, c’è qualcosa che sta succedendo alla tua schiena anche se non lo senti ancora in modo forte.
Quella posizione che usi per comodità – testa piegata di lato, una spalla più alta dell’altra, schiena leggermente storta per non far cadere il telefono – non è una semplice abitudine: è una torsione mantenuta per minuti interi, ripetuta per ore, tutti i giorni.
Il corpo non distingue tra postura corretta e postura abituale, si adatta solo a ciò che ripeti. Se trascorri molto tempo della tua giornata in posizioni scorrette come quella da smartphone, il tuo corpo si adatterà in modo altrettanto sbagliato.
All’inizio il mal di schiena è quasi impercettibile, magari una tensione nella parte alta o la zona lombare che tira quando ti alzi. Poi inizi a notare che i tuoi movimenti non sono più fluidi.
Inizialmente non ti blocchi del tutto, quindi continui. Ed è proprio mentre continui che il problema si consolida, fino a diventare davvero invalidante. Spesso capita, ad esempio, di trovare persone in cerca di una soluzione solo quando arrivano ad un punto limite… come ad esempio farsi allacciare le scarpe dalla propria compagna.
Una ricerca pubblicata su BMC Public Health, condotta su oltre 43.000 persone, ha evidenziato che trascorrere 4 ore al giorno su uno smartphone aumenta in modo significativo il rischio di dolore alla schiena. Questo perché per colpa della posizione che si assume, il carico si concentra sempre negli stessi punti. Un lato del collo si accorcia, l’altro si allunga, una spalla resta sollevata, la parte alta della schiena si irrigidisce e la zona lombare inizia a lavorare più del dovuto.
Il rischio è che tra 3 anni un movimento fatto male ti fa rimanere bloccato qualche giorno, potresti iniziare a evitare di piegarti del tutto, a fare attenzione anche nei movimenti più semplici, a rinunciare a certe attività perché “non vuoi rischiare”.
E qui sta l’urgenza reale: più aspetti, più quella posizione scorretta del corpo diventa permanente. Restare fermi non è una soluzione. Quando inizi a muoverti meno per paura della fitta, la schiena si irrigidisce ancora di più, i movimenti diventano sempre più limitati fino a crearti più dolore tanto da costringerti a letto
Al contrario, quando il corpo viene guidato nel modo giusto, può recuperare mobilità e tornare a muoversi senza tensione continua. Non si tratta di “fare un po’ di ginnastica”, ma di fare prevenzione e lavorare esattamente sui punti che hanno irrigidito la postura e sugli adattamenti sbagliati che si sono creati nel tempo. Nel Metodo Atraining si parte sempre da una valutazione semplice e concreta per capire come ti muovi, dove sei rigido e dove il tuo corpo attua adattamenti errati.
È il modo più chiaro per sapere se sei ancora nella fase del fastidio occasionale o se stai entrando in quella del dolore che ritorna ogni settimana. Se negli ultimi mesi ti sei alzato più volte con la schiena rigida, se hai sentito quella fitta mentre ti piegavi, non è un caso. È un segnale che si ripete.
Ignorarlo significa lasciargli il tempo di diventare più radicato e profondo, permettendogli di compromettere le tue giornate.
Capire ora in che fase sei può fare la differenza tra sistemare un’abitudine e dover convivere con un limite, per questo ti offro la possibilità di richiedere una valutazione gratuita: per ottenerla, clicca il bottone qui e compila il form.
Palestra Atraining
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