«Una speculazione palese. Difficile definirla altrimenti». E’ la denuncia dell’autotrasporto fermano, sulla base di numeri che parlano chiaro.
A fare il quadro della situazione è Gianluca Minnetti, presidente Cna Fita di Fermo, autotrasportatore: «Il conflitto in Iran ha scatenato fin da subito un’ondata di rincari dei carburanti. La situazione evolve velocemente e con il passare delle ore le conseguenze si fanno sempre più pesanti». Prendiamo a riferimento un mezzo pesante che percorre 100mila chilometri all’anno: stando ai calcoli di Cna Fita, nei primi 4 giorni di guerra l’aumento dei prezzi alla pompa si traduceva in un aggravio di oltre 2.400 euro l’anno, ma ora va anche peggio: «Il prezzo del gasolio alla pompa self è passato da 1,849 euro del 4 marzo a 1,889 euro di oggi, quando invece il 26 febbraio ci si poteva rifornire a 1.709 euro al litro. Il calcolo finale è impietoso: l’aumento arriva quindi a 6.000 euro». Cna Fita Fermo precisa, inoltre, che si tratta di «aumenti applicati su scorte in giacenza, acquistate al costo pre-conflitto».
Per le imprese con mezzi sopra i 75 quintali e con veicoli che rispettano le ultime classi ambientali, il rimborso delle accise diventa sempre più vitale: «Tuttavia – ricorda Minnetti – il rimborso che si richiede trimestralmente, viene incassato solo dopo diversi mesi. L’impresa di fatto “presta” allo Stato circa 6 mila euro in più all’anno per ogni camion, in attesa della compensazione del credito. Per questo Cna Fita chiede da anni la compensazione automatica al momento della presentazione della richiesta di rimborso».
Oltre al danno, la beffa: «Che si tratti di mera speculazione è sotto gli occhi di tutti – aggiunge il presidente di Cna Fermo Emiliano Tomassini, autotrasportatore – se è vero, come è vero, che anche il famoso Hvo, che permette l’abbattimento fino al 90% delle emissioni di Co2 rispetto al gasolio, è aumentato dall’1,63 euro al litro del 25 febbraio all’1,878 euro del 4 marzo. E dire che non deriva dal petrolio ma da oli vegetali e scarti organici: quindi, almeno nei costi di produzione, non dovrebbe risentire direttamente delle tensioni sul mercato del greggio. La speculazione è ancora più alta rispetto al gasolio, e il recupero delle accise per le aziende che lo impiegano molto più basso. L’aumento dei costi annui per ogni mezzo in questo caso arriva anche a 7 mila euro, con buona pace – dice Tomassini – di chi ha fatto scelte in nome della sostenibilità ambientale e che si trova a rimetterci più di prima».
Niki Millevolte, gestore di un rifornimento a Monte Urano, testimonia come l’ondata di aumenti in atto colpisca comunque anche le attività di questo tipo: «L’esposizione finanziaria dell’impresa è maggiore, dovendo acquistare il carburante ad un prezzo più alto del 20%, ma il margine di utile al litro resta sempre lo stesso».
In un quadro del genere, Cna Fita Fermo avanza due proposte: un credito d’imposta straordinario, a prescindere dalla classe ambientale e dalla massa dei veicoli, esteso a gasolio, AdBlue e gas per autotrazione, con risorse che possono arrivare dall’extragettito Iva. La seconda proposta è relativa al carburante come voce di costo non controllabile: «A tutela dell’impresa – spiega Tomassini – proponiamo che allegato ai contratti di trasporto, e non, venga obbligatoriamente inserito un meccanismo di full change, regolato dal Ministero dei Trasporti, sulla base dei costi medi settimanali del carburante, a prescindere dalla trattativa della tariffa tra le parti. Crediamo che si tratti dell’unica soluzione che possa far sopravvivere le nostre aziende di autotrasporto in questi ultimi anni così duri, tra pandemia, guerre e rincari energetici che hanno messo a dura prova la tenuta del settore».
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