Da Fermo al mondo passando per Marche-Umbria. Tipicità 2026, il bilancio di Serri: «Aspettative superate. Modello glocal la nostra direzione»

FERMO - Tre giorni (dal 6 all'8 marzo scorsi al Fermo Forum) di eventi, degustazioni, talk e incontri istituzionali e non, circa duecento espositori e delegazioni arrivate da Argentina, Giappone, Marocco, Polonia e Ucraina. Tipicità 2026 è andata: ora è il tempo dei bilanci, delle strette di mano che pongono le basi per il futuro. Abbiamo fatto il punto con Angelo Serri, direttore della manifestazione, giunta alla sua 34esima edizione

Angelo Serri, direttore di Tipicità intervistato da Monica Caradonna

di Silvia Ilari

Fermani sì, ok, ma più marchigiani e da fuori regione: è questo il ritratto dei visitatori  di Tipicità da qualche anno a questa parte. Il direttore Serri: «Il pubblico viene da fuori, l’Umbria bussa alla porta. Il modello glocal è la nostra direzione».

 

Tre giorni (dal 6 all’8 marzo scorsi al Fermo Forum) di eventi, degustazioni, talk e incontri istituzionali e non, circa duecento espositori e delegazioni arrivate da Argentina, Giappone, Marocco, Polonia e Ucraina. Tipicità 2026 è andata: ora è il tempo dei bilanci, delle strette di mano che pongono le basi per il futuro. Abbiamo fatto il punto con Angelo Serri, direttore della manifestazione, giunta alla sua 34esima edizione.

Serri, ora che i padiglioni sono chiusi: questa edizione ha rispettato le sue aspettative o le ha superate?

«Posso dire che sono state superate perché la qualità degli eventi, la partecipazione delle varie realtà, sia imprenditoriali, produttive che delle rappresentanze dei territori, sono state di alto livello. Abbiamo avuto anche dei feedback dai visitatori unanimemente soddisfatti, quindi sotto questo profilo benissimo. Ma soprattutto attraverso gli oltre 130 eventi che hanno accolto tanti esperti, tanti protagonisti, che hanno dibattuto sui vari problemi che riguardano il nostro territorio, Tipicità continua a svolgere il suo ruolo di laboratorio del futuro».

Chi sono i visitatori di Tipicità?

«Dopo la Pandemia c’è stato un cambiamento: prima i visitatori erano principalmente della provincia di Fermo, successivamente qualcosa è cambiato. È una tendenza che si è confermata anche quest’anno: la maggior parte del pubblico non è a prevalenza strettamente locale, ma proviene da altri luoghi delle Marche e, in misura minore, da fuori regione. Dunque, Tipicità è diventata un polo d’attrazione per chi viene da fuori e un po’ lo scopo è questo. Non si tratta di essere autoreferenziali, ma questo va in linea con ciò che facciamo tutto l’anno quando ci muoviamo in altri territori e Tipicità, così come il Fermano che la ospita, ne beneficia».

Angelo Serri

Monica Caradonna, madrina dell’edizione 2026, ha detto che si è innamorata delle Marche grazie a Tipicità.

«I nostri conduttori sono ormai degli ambasciatori di lungo corso. Lei, come Gioacchino Bonsignore, Marco Ardemagni, Bruno Gambacorta ma anche tutti gli altri presenti quest’anno si innamorano delle Marche, regione che a Tipicità presentiamo nei suoi aspetti migliori. Questo ci fa molto piacere perché personaggi autorevoli che girano il mondo e che qui trovano spunti interessanti, dimostrano che i nostri sforzi non sono vani».

Abbiamo visto un maggiore spazio dato al cinema negli ultimi anni, con appuntamenti dedicati.

«Sì perché la Regione ci ha investito molto, rendendo le nostre località location per ambientare i film, o le fiction, e questo è  importante da veicolare. Tipicità è partita dal cibo, oggi si occupa di marketing territoriale. Oggi cerchiamo di vendere tutte le nostre eccellenze e far dialogare le diverse filiere, perché ognuna accresce il valore dell’altra. 
Di conseguenza, se noi ci presentiamo all’esterno con un buon cibo, un buon vino, o paesaggi d’eccellenza, possibilità di fare shopping aziendale, con la nostra manifattura, sicuramente risultiamo ancora più vincenti perché ci sono più motivi per arrivare qui».

Cosa porta a casa Tipicità 2026 — un contatto, un’idea, una direzione nuova — e che diventerà il punto di partenza per la trentacinquesima edizione?

«Tipicità esce dai confini ancora di più. Ci sono stati un grande interesse e avvicinamento dell’Umbria. Comuni dell’Umbria come Sellano e Massa Martana sono venuti a investire nel padiglione espositivo. Stiamo riscontrando anche un interesse da parte di città più grandi come Gubbio. Era presente l’assessore alle attività produttive Micaela Parlagreco che si è mostrata molto interessata al modello Tipicità. Questo significa che la macroregione Marche-Umbria, grazie anche alle nuove vie di comunicazione, sta per concretizzarsi e possiamo dire di esserne stati artefici, di aver creduto. Molti umbri visitano la manifestazione e molti, pubblici e privati, investono in essa.  Oltre a questo, intensificheremo il discorso delle connessioni non solo italiane, ma anche estere, tant’ è vero che quest’anno c’erano cinque delegazioni straniere. Insisteremo su questo binario “glocal”, dove per local intendiamo il mercato italiano; quindi è un messaggio che parte dal locale per arrivare al globale, perché Tipicità e identità sono due concetti sempre più importanti a livello mondiale».

 


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