Un esordio eccezionale, un’opera strepitosa e uno scenario spettacolare. La Fondazione Rete Lirica delle Marche ha scelto di iniziare la sua stagione lirica al teatro dell’Aquila di Fermo, prima di passare al Ventidio Basso di Ascoli e al Teatro della Fortuna di Fano, con la Carmen di Georges Bizet, in scena nei tre teatri della Rete con una nuova e importante coproduzione nazionale. Il debutto appunto è previsto per sabato al teatro dell’Aquila di Fermo eccezionalmente con inizio anticipato alle ore 20,30 proprio per permettere a tutti gli spettatori di godere di oltre tre ore di spettacolo: giovedì alle 17 invece l’anteprima giovani dalle ore 17, per la quale siamo già a quota 650 le presenze. Un riscontro in termini di numeri assolutamente importante.
A fare gli onori di casa in conferenza stampa l’assessore alla cultura di Fermo, Micol Lanzidei: «Mettere in rete teatri e professionalità, competenze ed energie delle persone che gravitano in questo mondo significa guardare avanti. Fare cultura non è solo custodire qualcosa di bello ma dare a questo mondo una forza viva per creare futuro. Il teatro dell’Aquila è diventato sempre di più uno spazio di comunità in cui l’arte è un palcoscenico naturale in cui ci si incontra. Sono felice che ci sia la Carmen che è una lettura adatta a questo periodo storico, in cui ci si incontra. Sono felice che ci sia la Carmen che è una lettura adatta a questo periodo storico, in cui l’individuo è al centro. La grande lirica può parlare al presente e al contemporaneo. Siamo già ad oltre 650 ragazzi per l’anteprima dedicata ai giovani ed è un grande segnale. Grazie alla Fondazione, al presidente, alle direttrici e a tutta la Rete Lirica, come un grazie al liceo artistico con la classe di scenografia che partecipa agi allestimenti». Presente anche il presidente del Consiglio comunale di Fermo, Giulio Cesare Pascali, nelle vesti di componente del direttivo della Fondazione.
A seguire, l’intervento del Francesco Ciabattoni, presidente della Fondazione Rete Lirica delle Marche: «Grazie a Lanzidei e a tutti gli assessori alla cultura che ci hanno sempre aiutato per creare questo laboratorio permanente che è la Rete Lirica delle Marche, in cui le generazioni emergenti hanno la possibilità di affermarsi e avere un ruolo nelle opere che mettiamo in scena. Il nostro tempo vive di problematiche legate al rapporto uomo-donna e tutto questo verrà reso in scena dalla Carmen, profondamente moderna, e che tratta di argomenti attualissimi. Opera di alti costi, di altissimo livello. Con questa Carmen siamo fieri di annunciare la nuova stagione della Rete Lirica che va a coinvolgere tutte le fasce di età. Per le maestranze parliamo di 30 persone quasi tutti marchigiane e 5 cantanti anch’essi marchigiani, segno anche della valorizzazione della territorialità».
Caterina Pierangeli è la direttrice generale della Rete Lirica: «La Fondazione vuole dare un palcoscenico unico alle Marche, lavorando su tre teatri. Con Rete Lirica Academy andiamo a lavorare con giovani e territorio, enfatizzando le particolarità specifiche di ogni realtà. La scelta della Carmen, anche perché compie 150 anni, nasce da una collaborazione di teatri con Treviso e Pisa, dopo i quali arriviamo noi. Non è scontato trovare nelle amministrazioni un appoggio spassionato e volto alla cultura per far crescere i giovani».
E poi a giocare in casa è la direttrice artistica della Rete Lirica, la fermana Stefania Donzelli: «Non potevo sperare di meglio per questo cast per la Carmen che è un’opera molto complessa. Un’orchestrazione protagonista, nel cast ci sono artisti che debuttano come Teresa Iervolino nel ruolo di Carmen, il maestro e il tenore Riccardo Della Sciucca con Don Josè. Non troverete il consueto folklore spagnolo, la storia infatti è stata ambientata nella seconda rivoluzione industriale, epoca della composizione dell’opera che inizialmente non ebbe molto successo ma in realtà poi è al terzo posto per rappresentazioni dopo Traviata e Bohème. Parla di un femminicidio con dinamiche che sono sempre le stesse di oggi: la gelosia, il voler controllare le reazioni e la psicologia della persona. Carmen è un emblema di libertà e indipendenza, questo femminicidio ripete dinamiche attuali con la donna che viene assassinata di fronte alla Plaza de Toros e noterete una grande raffinatezza anche dal punto di vista vocale».
Presente anche il presidente dell’Orchestra Sinfonica, il maestro Saul Salucci: «Il destino di un’orchestra è da sempre legato al direttore: lo abbiamo avuto in una nostra direzione e abbiamo deciso di ingaggiarlo in questa produzione. Con lui ci troviamo bene, un giovane affermatissimo direttore con un “gesto” molto chiaro e avvolgente come richiede quest’opera. Vivere le buche e i palcoscenici di questi tre teatri sarà un bel vivere, la Carmen è sublime per la valorizzazione dell’orchestra, resa al meglio da Bizet».
E la mano giovane è quella del giovane maestro Riccardo Bisatti, 26 anni piemontese, diplomato al conservatorio Milano, un autentico talento: «Sono appassionato della Carmen dove ho cantato nel coro delle voci bianche da piccolo ed ora è un onore ritrovarla in buca e posso solo dire grazie per il cast scelto. Quest’opera è un esempio per tutto il mondo dell’opera: occorre essere minuziosi e fedeli alle indicazioni».
L’emozione si legge chiaramente sul volto del mezzosoprano Teresa Iervolino che interpreterà la Carmen: «Bello essere qui, questa è una terra che amo, scoperta da me da poco ma con teatri fantastici e un’acustica stupenda. E’ un ruolo sempre guardato con stima e affetto: io “nasco” con Rossini. Carmen è una donna che rappresenta certi valori con una grande forza, quella di essere libera in tutti i sensi».
A far bella vista alle spalle degli intervenuti uno splendido ventaglio realizzato dai ragazzi del Liceo Artistico di Fermo, presenti in sala con la dirigente Sabrina Vallesi che ha sottolineato la collaborazione con il Teatro di Fermo. «Grazie per farci esercitare in un luogo magico come il teatro dell’Aquila. I nostri ragazzi hanno bisogno non solo di venire alle prove e assistere alle scene ma ascoltare il risultato finale perché quella storia esiste per essere momento di riflessione».
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